|
LA CITTÀ
Città
d’arte e “città d’autore”, ma anche città del bel vivere e dei
sapori territoriali, Vicenza (m 39; ab. 110.000 ca.) si estende
nella dolce pianura veneta, ai piedi dei colli Bèrici. Nel ’500
Andrea Palladio le ha conferito un volto unitario e
inconfondibile, permeandola di una bellezza classicistica che ben
si accorda a frammenti goticoveneziani e a un’altra Vicenza
minore, di ponti e canali, scorci romantici, aperture improvvise
su colli e prealpe. La città è tutelata dall’UNESCO appunto per il
suo patrimonio palladiano.
Il centro monumentale, in gran parte chiuso al traffico, consiste
in un sistema articolato di tre piazze (dei Signori, delle Biade,
delle Erbe) e nella piazzetta Palladio, tutte ruotanti attorno
alla fabbrica della Basilica. L’area corrispondeva nel medioevo al
Peronio, cuore politico e sociale della città, in cui avevano sede
i principali edifici pubblici. Piazza dei Signori è il fulcro
della passeggiata nel cuore di Vicenza: qui sorgono il prospetto
del cinquecentesco palazzo del Monte di Pietà, che incorpora la
facciata barocca della chiesa di S. Vincenzo (1389), e la loggia
del Capitaniato, incompiuta (1571-72), che nei progetti di
Palladio doveva inglobare l’isolato e risulta così fuori scala
rispetto alla Basilica (1546-1614). L’edificio, che delimita il
lato sud della piazza, è uno dei più rappresentativi del
rinascimento veneto: Palladio incastonò il preesistente
quattrocentesco palazzo della Ragione in un sontuoso rivestimento
marmoreo di forme classiche; centro della composizione è la
serliana, elemento-finestra che corregge, con il ritmo di archi e
architravi, l’irregolarità degli edifici gotici. Nella retrostante
piazza delle Erbe si alza, unica testimonianza delle architetture
medievali, la torre del Girone o del Tormento. All’angolo
settentrionale della Basilica svetta (m 82) la snella torre di
Piazza (secoli XII-XV), a cui si addossano i tre corpi di fabbrica
del palazzo del Podestà che affacciano sulle piazze dei Signori e
delle Biade.
Asse del centro monumentale è corso Palladio, decumano massimo
della romana Vicetia, con la sua scenografica quinta
architettonica di edifici dei secoli XIV-XVIII: partendo da piazza
Castello palazzo Thiene, poi Bonin-Longar, chiaro esempio, pur
nella sua incompiutezza (1545-74), di come Palladio sapesse
imporre un disegno non congruente con il tessuto urbano; palazzo
Trissino-Baston (1592), capolavoro di Vincenzo Scamozzi, oggi sede
del Municipio e dell’Accademia Olimpica; palazzo Dal
Toso-Franceschini-Da Schio (1477), gioiello dell’architettura
tardogotica vicentina; palazzo Marcantonio Valmarana (1593),
esempio di stile severo di marca scamozziana. Poco oltre, la casa
Cogollo (1559-62) annuncia piazza Matteotti, ampio spiazzo verde
su cui sorgono due attrattive di spicco della visita alla città:
il Teatro Olimpico e palazzo Chiericati (Palladio, 1550), sede del
Museo civico-Pinacoteca. Pregevoli i soffitti affrescati di tre
sale al pianterreno che ospitano capolavori di Filippo De Pisis,
Ottone Rosai, Gino Severini, Ardengo Soffici, Carlo Carrà. La
sezione di arte medievale, al secondo piano, conserva opere che
vanno dal XII al XIV secolo, fra cui Dormitio Virginis di Paolo
Veneziano, Calvario di Hans Memling, Adorazione dei Magi di
Bernardino Luini.
La Pinacoteca, dedicata soprattutto al ’500 veneto, vanta, fra gli
altri, dipinti di Cima da Conegliano, Paolo Veronese, Jacopo
Tintoretto, Jacopo Bassano; di notevole interesse anche la sezione
sul ’600 e il ’700, con Francesco Maffei, Sebastiano e Marco
Ricci, Pietro Muttoni, Giambattista Tiepolo, Giambattista
Piazzetta. Tra i pittori di altre scuole, i fiamminghi Hans
Memling (Crocifissione) e Van Dyck (Le tre età dell’uomo);
notevoli una Madonna col Bambino, terracotta di Jacopo Sansovino,
e la raccolta di disegni di Palladio. Sulla stessa piazza, nel
perimetro del medievale castel S. Pietro sorge il Teatro Olimpico,
ultima straordinaria creazione di Palladio (1580), compiuta dal
figlio nel 1583. Annesso al teatro è l’Odeo, luogo di riunione
dell’Accademia degli Olimpici, realizzato da Scamozzi nel 1608,
con pareti affrescate da Maffei; segue l’Antiodeo, da cui si
accede al teatro costruito in legno e stucco su modello dei teatri
classici antichi: ha cavea di gradoni semiellittici e una fastosa
scena a due ordini corinzi.
Da piazza Matteotti, percorrendo stradella Teatro Olimpico si
entra in contra’ S. Corona, dominata dalla chiesa domenicana di S.
Corona (1260-70). L’interno ha profondo presbiterio rinascimentale
sopraelevato, alla cui destra si apre la cappella Valmarana di
Palladio; il primo altare a sinistra inquadra il Battesimo di Gesù,
capolavoro di
Giovanni
Bellini. Il monastero domenicano ospita le sezioni naturalistica e
archeologica del Museo civico: la prima fornisce un quadro
dell’ambiente bèrico, la seconda espone raccolte dal Paleolitico
all’alto medioevo. Al n. 25 di contra’ S. Corona si trova palazzo
Leoni Montanari, una delle poche testimonianze di barocco civile,
oggi sede di una banca e di una rilevante collezione d’arte che
comprende opere di Pietro Longhi, Canaletto, Francesco Guardi.
Percorrendo corso Fogazzaro, una delle vie più animate della città
su cui spicca, al n. 16, il solenne palazzo Valmarana-Braga (1566)
di Palladio, si giunge all’imponente chiesa francescana di S.
Lorenzo, di forme gotiche (secolo XIII), con un interno a tre
navate arricchito da una decorazione molto articolata (secoli
XV-XVII). A due passi, il Duomo, fondato nel V secolo ed eretto
nelle forme attuali dal XIII al XVI, con facciata gotica a marmi
policromi e un’elegante abside rinascimentale. Dal corpo emergono
l’armonica tribuna di Lorenzo da Bologna e la cupola di Palladio
(1574); all’interno dipinti e sculture dal ’300 al ’700.
L’anello edilizio a ridosso del nucleo più antico è composto da
borghi con tratti piuttosto definiti: a nord-ovest il borgo S.
Croce con le mura scaligere e la basilica dei Ss. Felice e
Fortunato, ricostruita fra X e XII secolo sul sito di un luogo di
culto paleocristiano; a ovest il quartiere S. Rocco che lambisce
il lato nord del giardino Salvi; a nord-est, oltre il Bacchiglione,
borgo S. Lucia, con le abitazioni settecentesche degli artigiani
della seta; borgo S. Pietro, che si organizzò attorno al convento
benedettino; infine, il rione Barche, che fu il porto della città.
Nella fascia sudorientale si visitano infine i quartieri in riva
al Retrone, già abitati in epoca romana, con la gotica casa
Pigafetta.
La visita della città termina con tre monumenti collinari. A sud
si imbocca viale X Giugno, affiancato per 700 m da un portico con
cappelle, progettato (1717) da Muttoni per accompagnare il
pellegrino fino alla basilica di Monte Bèrico. Questa, sorta come
chiesetta gotica in un luogo di miracolose apparizioni della
Vergine, venne ampliata nel 1480 e poi inglobata nella costruzione
barocca di Giacomo Borella (1687-1703), cui funge da presbiterio.
L’esterno è a pianta quadrata, al centro della quale si levano
tamburo e cupola; le tre facciate barocche hanno corpo centrale
sporgente concluso da un timpano curvo.
Nell’elegante interno a croce greca è custodita la venerata statua
della Madonna di Monte Bèrico di Nicolò da Venezia (inizi XV
secolo), meta di pellegrinaggi; il refettorio custodisce la Cena
di san Gregorio Magno (1572), grande tela di Veronese. Dalla
balconata dell’antistante piazzale della Vittoria si gode una
splendida vista su Vicenza e le montagne. Allo snodo di viale X
Giugno, sulla spianata del Cristo, si dirama viale d’Azeglio che
porta a villa Bertolo-Valmarana “ai Nani” (1665-70, con successivi
interventi del 1736), laicissima bibbia della pittura del ’700:
nel 1757 furono chiamati a decorarla Tiepolo e il figlio
Giandomenico. La palazzina ospita cicli di scene dedicate
all’Iliade, all’Orlando Furioso, all’Eneide e alla Gerusalemme
liberata. Più avanti sulla stessa strada, conclude questo
itinerario collinare il capolavoro di Palladio, villa
Almerico-Capra, più nota come la Rotonda. Iniziata nel 1567, alla
morte dell’architetto era ancora incompleta nella parte superiore;
fu Scamozzi, nel 1606, a realizzare la cupola che copre il salone
circolare al piano nobile. Proprio questa “rotonda” è il centro
nevralgico della composizione, alla quale Palladio impresse forza
centrifuga allungando la sala centrale verso l’esterno, nei
quattro pronai ionici e nelle scalinate. La villa è così
un’architettura aperta, che guarda la città e la campagna.
I COLLI
BÈRICI E LE VILLE
Immediatamente a sud di Vicenza si sviluppano per circa 13 km i
monti Bèrici, che raggiungono l’altezza massima di 444 m. Abitati
nel medioevo dai benedettini dipendenti dal monastero dei Ss.
Felice e Fortunato di Vicenza, hanno ospitato nel tempo corti
longobarde, fortezze feudali ed eleganti ville nobiliari. Il
paesaggio, che varia dalle asprezze rocciose e carsiche della
cosiddetta Riviera Berica a morbidi e verdi declivi coperti di
vigneti, è costellato infatti dalle raffinate residenze di
campagna del patriziato veneziano, tra cui alcuni capolavori di
Palladio: austere le ville di Agugliaro, Brèndola e Valmarana,
eleganti quelle più tarde di Poiana Maggiore, Bagnolo, Lonigo e
Costozza.
Costozza, antico borgo ai piedi dei Bèrici che prende nome
dall’uso di mettere a “custodia” il vino in grotte a temperatura
costante, presenta un piazzale con un appariscente giardino
all’italiana che inquadra i tre nuclei delle ville Da Schio: in
cima alla scalinata sono al medesimo livello l’edificio
settecentesco della villa vera e propria e la cinque-settecentesca
ca’ Molina; più in alto, aggettante dal pendio del monte, il
villino Garzadori-Da Schio (1690). Sulla strada del Tocai rosso –
la via pedecollinare che da Costozza si dirige a Nanto, famosa per
la sua pietra da costruzione – si incontrano le cave di Lumignano,
sopra le quali si trova l’eremo di S. Cassiano (secoli VII-VIII).
Dalla piazza di Lumignano parte una serie di sentieri di vario
impegno, tutti ben segnalati; nei pressi del paese, le pareti
della Riviera Berica offrono ai più intrepidi una palestra
naturale per l’arrampicata. Il piccolo centro di Agugliaro, lungo
lo scolo Liona, avrebbe dovuto gravitare attorno alla
tardoseicentesca villa Pigafetta-Troilo, rimasta incompiuta; la
frazione Finale conserva invece il recinto di villa Saraceno,
realizzata nel 1549-68 da Palladio che ne pubblicò i disegni nel
suo trattato di architettura. Si giunge così a Noventa Vicentina,
il cui nome deriva da quello di Nova Entia (nuovi insediamenti),
che le imposero i benedettini. Alla nobile famiglia Barbarigo
risale il complesso di villa Barbarigo, formato da una coppia di
barchesse a portico tuscanico e da un corpo padronale riccamente
dipinto (1588), la cui seicentesca parrocchiale custodisce un
Santi Rocco e Sebastiano di Tiepolo. Tre ville di un’importante
famiglia locale conferiscono a Poiana Maggiore un posto di rilievo
nella storia dell’architettura veneta: villa Pojana-Colla, di
origine quattrocentesca; la villa detta “Castello” perché una
delle seicentesche barchesse ingloba fortificazioni precedenti; la
più nota villa
Poiana,
costruita fra il 1550 e il 1563 da Palladio, e da lui inclusa nel
suo famoso trattato. Nel novero dei centri palladiani rientra
anche il piccolo nucleo di Bagnolo, centro di governo dei
possedimenti dei nobili veneziani Pisani, come testimonia la
grandiosa villa Pisani Ferri, commissionata a Palladio nel 1544.
Una loggia bugnata a tre archi, seguita da una facciata più
modesta, dà accesso al salone; oggi si entra dal lato delle grandi
barchesse (1562-69), ristrutturate dopo l’incendio del 1806. Il
maggior centro della fascia bèrica è Lonigo, sede della storica
Fiera Cavalli e di un rinomato circuito di speedway. In piazza XX
Settembre spicca la principesca villa Giovanelli che, ricavata da
un’abbazia benedettina, conserva il chiostro del ’500 e il
campanile del ’400. Sulla vetta del colle ripaga della lunga
salita la rigorosa eleganza di villa Pisani (1576-78),
rielaborazione della Rotonda di Vicenza a opera di Scamozzi. A
Brèndola, in posizione scenografica sulla campagna di Monticello
diFara, emerge la monumentale villa Da Porto detta “la Favorita”,
costruita nel 1714-15 da Muttoni. Il nucleo antico di Brèndola,
con la gotico-rinascimentale villa Piovene, è arroccato sotto i
resti di una fortificazione vescovile. Una parrocchiale
ricostruita nel 1740 domina il piccolo centro di Orgiano. Qui, di
grande interesse storico-architettonico è villa Francanzan Piovene,
progettata da Muttoni. Il corpo centrale risale al 1710;precedenti
appaiono invece il recinto merlato e la colombara. Il centro di
Sossano, noto per la produzione di prosciutti, ha insediato il
proprio municipio nella cinque-settecentesca villa
Ferramosca-Giovanelli. Proseguendo oltre l’abitato ci si avvia ad
attraversare i colli Bèrici; fra vigneti di tocai rosso e uliveti
si incontra Toara, sviluppatasi attorno a villa Barbaran-Piovene
(secoli XVI-XIX). Una conca dei Bèrici accoglie il lago di Fimòn
(lungo km 1.5 e largo m 300-500; m 26), il più importante ambiente
umido del Vicentino; alimentato da sorgenti sotterranee, è una
nicchia naturalistica di notevole interesse per il tipo e la
completezza della flora e della fauna. Vi si accede solitamente da
Arcugnano, dove si imbocca la diramazione dalla Dorsale Bèrica.
Prima di rientrare nel capoluogo merita una visita Altavilla
Vicentina. La gotica chiesa dei Ss. Urbano e Sebastiano sovrasta
il centro in cui sorge villa Valmarana-Morosini, realizzata a
partire dal 1724 sotto le direttive di Muttoni. La sua fronte
principale si affaccia al giardino, con salone decorato di stucchi
e affreschi.
Nella val d’Agno si incontra il centro di Montecchio Maggiore, che
si gloria di aver dato origine alla famiglia dei Montecchi, di
shakespeariana memoria. A riprova sono esibiti i cosiddetti
castelli di Romeo e Giulietta, in realtà una coppia di
fortificazioni scaligere: il castello della Villa e il castello
della Bella Guardia. Più interessante è villa Cordellina Lombardi
(1735-60), costruita su progetto di Giorgio Massari e affrescata
da Giambattista Tiepolo (1743). Poco distante, il centro di
Trìssino, che prende nome dalla famiglia a cui apparteneva il
cardinale umanista che scoprì Andrea Palladio, è noto per la
lavorazione dei metalli preziosi e per la villa Marzotto, immersa
in uno splendido parco, che si compone di due nuclei: la villa
superiore (1718-22), progettata da Francesco Muttoni, e quella
inferiore, restaurata come rovina romantica. Nel piccolo centro di
Castelgomberto vale la pena visitare villa Da Schio già Piovene Da
Porto (1666), nel cui salone centrale sono custodite tre tele
giovanili di Tiepolo.
Il corso del torrente divide in due il maggior centro della valle:
Valdagno (m 230). Il nucleo antico dell’abitato,
corrispondenteall’insediamento medievale dei Trìssino, fronteggia
la moderna Città sociale (1927-46) voluta dai Marzotto, uno dei
più alti esempi di nuova urbanizzazione del ’900 veneto; enormelo
storico lanificio Marzotto (1836). Risalendo la val d’Agno, dopo
San Quirico si incontra laMontagna Spaccata, profonda fenditura
nella roccia che dà vita a un orrido con cascata dicirca 90 m, per
poi giungere a Recoaro Terme (m 450). Le proprietà terapeutiche
delle sue acque furono alla base del successo ottocentesco del
centro, legato alle vicende del neoclassico Casinò (1849) e
soprattutto al complesso delle Fonti centrali, unificate in un
parco termale nel 1873-76, a cui si aggiungono a poca distanza le
Fonti staccate.
Una seggiovia sale in un quarto d’ora a Recoaro Mille (m 1007),
pianoro nel cuore delle Piccole Dolomiti, attrezzato per le
vacanze e gli sport invernali.
Lungo la val Lèogra a Malo (m 116) l’ex filanda Maule-Massignan
ricorda gli sviluppi dell’industria serica nel Vicentino tra XIX e
XX secolo, mentre nella Cantina sociale è allestito un Museo della
Civiltà rurale del Vicentino. A Schio (m 200) nel 1817 la nascita
dell’azienda di Francesco Rossi sancì la vocazione alla lana della
cittadina, già polo tessile sotto Venezia; la cosiddetta Fabbrica
alta (1862), eccezionale testimonianza di archeologia industriale,
domina l’area degli exstabilimenti Rossi. Sulla via del Trentino
la statale corre fino al passo di Pian delle Fugazze (m 1162). Da
qui si può salire al massiccio del Pasubio, oggi importante meta
di sport invernali e di escursioni estive, su cui il
sacello-ossario del Pasubio (m 1217) custodisce i resti di oltre
5000 soldati italiani e austriaci caduti nella prima guerra
mondiale.
Thiene, capoluogo (m 147) della val d’Àstico, è centro di attività
artigianali, manifatturiere e industriali. Centrale ed emblematica
è villa Da Porto-Colleoni, ora Thiene, costruzione tardogotica
completata entro il 1476 con portico di facciata a sesto acuto e
scuderie settecentesche attribuite a Muttoni. Qui le attività
sportive, che hanno per scenario la fascia pedemontana,
privilegiano le specialità del volo libero. Da Thiene merita una
deviazione Lugo di Vicenza (m 203), dove si fronteggiano a
brevissima distanza due ville.
Villa Godi Valmarana, ora Malinverni, una delle prime progettate
da Palladio (1542), vanta affreschi cinquecenteschi di Gualtiero
Padovano, Battista del Moro e Giambattista Zelotti e una
collezione di dipinti dell’800 italiano; il giardino retrostante
si distende verso valle, seguendo il disegno romantico di Antonio
Caregaro Negrin (1852). Sul colle vicino è villa Piovene Porto
Godi, di impianto cinquecentesco; non concordemente attribuita a
Palladio, ne riprende i modi soprattutto nel pronao preceduto da
una scenografica scalinata inserita in un giardino a terrazze,
disegnato da Muttoni (1740); il parco romantico realizzato agli
inizi del XIX secolo su progetto di Antonio Piovene è aperto al
pubblico. Da Thiene, seguendo invece la statale che corre
parallela all’Àstico, dopo Arsiero (m 356) si prosegue per il
pianoro boscoso che prende nome da Tonezza del Cimone (m 991),
oggi centro di escursioni e sport invernali. Dal piazzale degli
Alpini si raggiunge la vetta del monte Cimone (m 1230), con un
ossario innalzato a ricordo dei 1218 alpini qui scomparsi nel
1916.
L’ALTOPIANO
DI ASIAGO
A nord di Vicenza, fra monti, boschi e alpeggi, si distende
l’altopiano dei Sette Comuni, così ben descritto nelle pagine di
Mario Rigoni Stern. Impostasi alla coscienza
nazionale
con i drammatici bollettini di guerra del 1916, cinquant’anni dopo
questa terra affascinante fu riscoperta da altri “forestieri”,
questa volta sotto un punto di vista culturale e turistico.
Ondulate distese di verde in estate e, in inverno, bianche quieti
incorniciate da abetaie sono gli scenari che si dispiegano agli
sportivi, i quali possono alternare all’attività fisica
ritempranti soste nei rifugi a base di formaggi, selvaggina,
funghi e miele.
Sede del comune sparso di Roana e località di vacanza e di sport
invernali, Canove di Roana (m 1001) ospita un interessante Museo
storico della Guerra 1915-1918. Il Museo dellaTradizione cimbra ha
sede invece a Roana (m 990), uno dei Sette Comuni di genti
bavaresi federati in Reggenza nel 1310. Conserval’assetto urbano
medievale il comune di Rotzo (m 939), fondato nel IX secolo; qui
sorse il più antico luogo di culto cristiano del territorio di
Asiago, la chiesetta di S. Margherita. Asiago (m 1001), dominata
in epoca medievale dai cimbri, poi sede della Reggenza dei Sette
Comuni, risorta dalle distruzioni della Grande Guerra si è
affermata come centro amministrativo e di servizi. Nel suo centro
storico ben tenuto, fitto di negozi e villeggianti, di fronte al
Municipio (1929) prospetta la monumentale facciata della
parrocchiale di S. Matteo Apostolo, che custodisce una tela di
Francesco Bassano il Giovane e una di Francesco Bassano il
Vecchio. Lo stadio del Ghiaccio offre una piacevole opportunità di
svago per quanti vogliano cimentarsi sui pattini. Periferici sono
il Sacrario militare (1934) sul colle Leiten, che dà riposo a più
di 50.000 soldati e, in località Pennar, l’Osservatorio
astrofisico dell’Università di Padova (1942).
Prima di passare tra Asiago e Roana, le acque dell’Assa
definiscono una valle di grande bellezza, la val d’Assa, che la
panoramica statale 349 risale in direzione del passo di Vézzena (m
1402). Il sito del Tunkelbald, in età preistorica uno dei
principali luoghi d’accesso all’altopiano, conserva numerose
incisioni rupestri. A nord la provinciale da Asiago si dirige
verso la Valsugana e i sentieri salgono al monte Ortigara (m
2106), in una zona di notevole interesse storico-militare, ma
soprattutto naturalistico: pernici bianche, lepri alpine,
ermellini e aquile reali popolano questo rilievo calcareo
punteggiato di pini mughi, genziane e stelle alpine. Un altro polo
(m 750) di turismo e sci ai margini dell’altopiano verso la
Valsugana è Ènego.
DA MARÒSTICA
A BASSANO
A ridosso dell’altopiano dei Sette Comuni, lungo il corso del
Brenta, sorgono dei centri che in passato hanno ricoperto
importanti ruoli commerciali e strategici, di cui conservano
ancora traccia e tradizione. Vere e proprie perle di questa zona
al confine fra pianura e montagna sono Maròstica e Bassano.
Tra un castello in piano e un altro sul colle Pausolino, si
inerpica bizzarramente la muraglia merlata che racchiude l’abitato
di Maròstica (m 103), disegnato in età scaligera. Il
paesaggio
intorno, a ridosso dell’altopiano di Asiago, è dominato dai
ciliegi che danno i rinomati frutti. La famosa partita a scacchi
in costumi quattrocenteschi che si gioca tutti gli anni pari
in piazza Castello ricorda quella con cui Rinaldo d’Angarano e
Vieri di Vallonara si disputarono la mano di Lionora, figlia del
castellano del luogo. La piazza,con la sua scacchiera, è chiusa
dal Castello Inferiore (XIV secolo), ora sede del Municipio
(radicalmente restaurato nel 1936) e del Museo dei Costumi della
Partita a scacchi. Dall’alto del colle Pausolino domina il paese
il Castello Superiore, complesso scaligero (oggi adibito in parte
a ristorante), di cui restano mastio e portali, mura merlate e
turrite che scendono al piano cingendo l’abitato e regalando
un’ampia vista sul Brenta, Vicenza e i Bèrici.
Le piene o la guerra hanno distrutto almeno otto volte il famoso
ponte sul Brenta, simbolo della città di Bassano del Grappa (m
129); l’aspetto attuale replica quello originalissimo che gli
diede Palladio nel 1569, con le arcate marmoree ai due ingressi.
Dalla Taverna al Ponte, sulla riva destra del fiume, opposta al
centro, si accede al Museo degli Alpini, che espone cimeli e
documenti fotografici relativi alle due guerre mondiali e alla
storia del ponte; sempre al di qua del ponte, su via Angarano,
sorge la solenne villa Veggia-Bonaguro, di impianto
cinque-seicentesco con affreschi della scuola di Paolo Veronese.
Oltre il ponte si sviluppa il centro storico di Bassano. Nel
tessuto architettonico della città, che fu di Venezia dal 1404, il
decoro tardocinquecentesco si sovrappone agli strati storici
medievali. Costeggiando il Brenta, si giunge a palazzo Sturm,
bella dimora patrizia del XVIII secolo a picco sul fiume, con
vista sul Ponte Vecchio. Da qui si accede a quella che nel
medioevo era la piazza principale dellacittà: piazzotto Monte
Vecchio, dominato dal palazzetto del Monte di Pietà (XV secolo),
con iscrizioni e stemmi sulla facciata, e da edifici
quattrocenteschi. Segue piazza della Libertà, delimitata a nord
dalla quattrocentesca loggia del Comune, alla quale è addossato il
palazzo del Municipio (XVIII secolo), e a sud dalla chiesa di S.
Giovanni Battista, fondata nel 1308 ma completamente ristrutturata
nella seconda metà del ’700. Collegata a piazzadella Libertà è
piazza Garibaldi, dominata dalla Torre civica (secoli XIII-XIV),
su cui prospetta la chiesa romanico-gotica di S.Francesco, eretta
alla fine del ’200; adiacente alla chiesa, il Museo civico
vantaun’interessante sezione archeologica, una raccolta
numismatica e la biblioteca con l’annesso gabinetto dei Disegni e
delle Stampe, che conserva fogli di Vittore Carpaccio, Lorenzo
Lotto, Gian Lorenzo Bernini, Giambattista Tiepolo, Francesco
Guardi e Antonio Canova (2000 i suoi disegni) e oltre 5000
incisioni di artisti italiani ed europei; e soprattutto, la
Pinacoteca con dipinti di Jacopo Bassano, F. e LeandroBassano (XVI
secolo) e altri pittori veneti (Michele Giambono, Guariento),
nonché numerose opere del ’600 e ’700, tra gli altri di Francesco
Maffei, Marco Ricci, Tiepolo, Pietro Longhi, Alessandro Magnasco.
Nel recinto del Castello Superiore sorge il Duomo, antica pieve di
S. Maria, nota prima del Mille ma più volte rimaneggiata; il
robustocampanile è impostato su una torre duecentesca, mentre
all’interno sono conservati dipinti di L. Bassano. Il vicino
palazzo Pretorio con portale a bugne diamantate (1543), edificato
nel 1275, fu sede del consiglio comunale. Il viale dei Martiri
corre sugli antichi spalti della città offrendo un bellissimo
panorama verso lo sbocco della valle o canale del Brenta,
l’altopiano dei Sette Comuni e il monte Grappa.
Da Bassano lungo la strada Cadorna si può salire al monte Grappa.
Vicenza:
sotto il genio di Palladio
È raro incontrare città d’importanza pari a Vicenza così
unitariamente ridisegnate dal genio di una sola persona. Padovano
di nascita, Andrea di Pietro (nella foto, la sua statua in piazza
dei Signori a Vicenza) era nato nel 1508; a scoprirlo in una
bottega vicentina di tagliapietre è Giangiorgio Trissino, filosofo
e matematico, sotto la cui tutela concluderà la sua preparazione
anche intellettuale e dal quale verrà ribattezzato, con allusione
alla dea della saggezza, Palladio. Andrea, infatti, non soltanto
sarà un grande costruttore, ma con i suoi testi teorici
influenzerà tutta l’architettura successiva.
Indubbio il suo classicismo, ma come ha osservato Lionello Puppi,
il suo approccio «con il retaggio romano, antico e moderno, è
dinamico, spregiudicato». Ed è per questo che a Vicenza realizza
le proprie costruzioni senzasovvertire i percorsi e i lineamenti
della città medievale e quattrocentesca, pur ponendo le condizioni
di una completa e più moderna revisione dell’intera immagine della
città che rimarrà tale fino a oggi. Un’arte, quella di Palladio,
che influenza la costruzione di ville suburbane, spesso progettate
su precedenti costruzioni ma che non stravolgono il preesistente,
inserendosi armoniosamente nel paesaggio veneto. Si tratta dunque
di un insieme di architetture unico al mondo: forse per questo
l’UNESCO ha dichiarato i ventisei monumenti palladiani o a lui
attribuiti (ventitré edifici nel centro abitato e tre nel
circondario)patrimonio mondiale dell’umanità |