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VERONA

LA CITTÀ
La città di Giulietta e Romeo e dei grandi spettacoli lirici nell’Arena romana, degli aperitivi in piazza delle Erbe e delle passeggiate lungo l’Adige con lo sguardo che indugia sui campanili delle tante chiese e spicca il volo verso le colline.
Adagiata tra due anse del fiume e circondata a nord-est dagli ultimi rilievi prealpini digradanti verso la pianura, Verona (m 59, ab. 250.000 ca.) è il secondo capoluogo di provincia della regione per importanza economica, grazie anche alla posizione allo sbocco della via del Brennero che ne ha fatto da sempre uno dei principali nodi d’interscambio con i paesi d’oltralpe, oltre che la mediatrice storica tra Veneto e Lombardia.
Il nucleo antico
L’abitato romano, cinto da mura, si estendeva nell’ansa dell’Adige dove decumano (gli attuali corsi Porta Bórsari e S. Anastasia) e cardo (vie S. Egidio, Cappello e Leoni) si incontravano nell’area dell’attuale piazza delle Erbe, corrispondente al foro. Questo è il cuore antico di Verona, su cui si sono sovrapposti gli interventi urbanistici di epoca scaligera, conferendo alla zona una spiccata atmosfera medievale. Piazza delle Erbe, affollata dal caratteristico mercato e dai tavolini all’aperto dei numerosi bar, alla sera, quando si smontano le bancarelle, recupera tutto il suo impatto scenografico. Al centro, la colonna del Mercato (1401), edicola gotica con le insegne viscontee; la cinquecentesca berlina, un baldacchino per le investiture pubbliche; la fontana di Madonna Verona sistemata intorno al 1368 recuperando una statua romana; la colonna di S. Marco (1523). Da qui, ogni scorcio della piazza ha i suoi motivi di suggestione: sul lato sinistro (sud-ovest) spicca la trecentesca casa dei Mercanti, a bifore e merli; in quello di fondo, la torre del Gardello o delle Ore (1370) e il tardobarocco palazzo Maffei; sul lato destro (nord-est), ai nn. 24-36 le case Mazzanti (secoli XIV-XVI), decorate da affreschi cinquecenteschi, la Domus Nova, il palazzo del Comune e l’arco della Costa (1470), cosiddetto per la costa di balena sospesa sotto la sua volta, che introduce in piazza dei Signori.
Quest’ultima, un tempo sede delle pubbliche istituzioni cittadine, è chiusa come un cortile da edifici monumentali collegati da arcate; al centro campeggia il monumento a Dante (1865). A partire da destra, palazzo del Comune o della Ragione, il cui impianto risale alla fine del XII secolo, si distingue per il cortile romanico porticato, detto Mercato Vecchio, dominato dalla scala esterna del XV secolo in marmo rosso veronese. Nel palazzo è inglobata la torre dei Lamberti (84 m), innalzata a partire dal 1172 e completata a metà del ’400, dalla cui cima si gode un’ampia veduta sul centro storico. Il complesso è stato scelto come sede di un moderno centro espositivo polivalente. Il palazzo del Capitanio, già Tribunale, è edificio trecentesco sistemato nell’800 con un torrione scaligero e un portale di Michele Sanmicheli. Chiude in fondo la piazza il palazzo della Prefettura, l’antica residenza degli Scaligeri che ospitò Dante e Giotto. Costruito nel ’300, il palazzo fu ripristinato dai restauri del 1929-30 nell’aspetto originario; il portale è di Sanmicheli (1533). La loggia del Consiglio, costruita verso la fine del XV secolo come sede del Consiglio cittadino, per la purezza delle linee e l’armonia della decorazione è considerata una delle espressioni più alte del rinascimento veronese; il rivestimento policromo e la decorazione scultorea (le statue rappresentano i veronesi illustri di età romana: Catullo, Plinio, Emilio Macro, Vitruvio e Cornelio Nepote) movimentano il prospetto dell’edificio. Un arco sormontato da una statua cinquecentesca unisce la loggia alla casa della Pietà, ricostruita nel 1490. Più a sinistra, la piazza è chiusa dalla Domus Nova, già palazzo dei Giudici, ricostruzione secentesca dell’edificio scaligero destinato a residenza del podestà. Nel piazzaletto delle Arche scaligere, uno degli angoli più suggestivi della città, sorgono la chiesetta romanica di S. Maria Antica (XII secolo), dal grazioso interno, e le “arche”, monumentali tombe dei Della Scala, signori di Verona.
Sopra il portale della chiesa, l’arca di Cangrande I, morto nel 1329, con la copia della statua equestre del condottiero (l’originale è a Castelvecchio). A due passi, via Sottoriva, una delle poche ancora fiancheggiate da portici, corre a un livello inferiore rispetto al lungofiume, sul probabile sito del porto romano; le rustiche osterie di un tempo hanno oggi lasciato il posto a numerosi localini alla moda, frequentati soprattutto da giovani. In fondo alla via campeggia S. Anastasia, chiesa gotica interamente in cotto eretta dai domenicani tra il 1290 e il 1481 e restaurata a fine ’800. La facciata, con superbo portale gemino trecentesco, è incompiuta; le belle absidi poligonali sono sovrastate dal campanile tardoquattrocentesco.
All’interno, il primo altare a destra è di Sanmicheli (1565); nel presbiterio, grande affresco (Giudizio universale) del cosiddetto Maestro del Giudizio universale (XIV secolo). Dal transetto sinistro, per una porta ogivale si accede alla cappella Giusti, nella quale è custodito il prezioso affresco staccato di Pisanello, San Giorgio che parte per liberare la donzella dal drago.
Imboccata via Duomo, subito a sinistra, al n. 1 di via Forti sorge il settecentesco palazzo Forti-Emilei (nel cortile, un’ala romanica), che ospita prestigiose mostre temporanee e, con ingresso dal vicolo Volto Due Mori, la Galleria comunale d’Arte moderna e contemporanea Achille Forti, con opere di artisti dell’800 e del ’900, tra cui Francesco Hayez, Giovanni Fattori, Mosè Bianchi, Filippo De Pisis, Umberto Boccioni e sculture di Medardo Rosso, Giacomo Manzù e Giovanni Dupré. Percorrendo la via fino in fondo, si giunge al Duomo, che domina l’appartata piazza omonima. Edificio romanico (XII secolo) con interventi gotici e aggiunte rinascimentali, vanta un monumentale protiro a due ordini ornato di rilievi di Maestro Nicolò (1139); il campanile cinquecentesco (romanico alla base), disegnato da Sanmicheli, è rimasto incompiuto. L’abside in tufo del XII secolo, una delle più pure espressioni dell’arte romanica veronese, è fasciata da lesene e da un bel fregio nella cornice. L’interno gotico presenta ampie arcate su alti pilastri; nelle cappelle e nel presbiterio, chiuso da un notevole deambulatorio absidale semicircolare a colonne di Sanmicheli (1534), sono vari dipinti e sculture dei secoli XIV-XVI. Sulla sinistra del Duomo si apre il chiostro romanico su colonnine binate (1140 ca.), con resti di mosaici pavimentali della basilica paleocristiana; da qui si può accedere alla chiesetta di S. Elena, romanica su strutture paleocristiane, e all’antico battistero di S. Giovanni in Fonte, con vasca battesimale ottagona duecentesca. A sinistra del Duomo, la Biblioteca capitolare è una delle più antiche (risale al V secolo) e importanti biblioteche ecclesiastiche d’Europa.
Custodisce, fra i manoscritti più preziosi, il Virgilio del IV secolo, il codice di Giustiniano del VI secolo, vari libri miniati e l’archivio dei Canonici, con 11.000 pergamene.
Al pianterreno dello stesso edificio ha sede il Museo Pinacoteca canonicale con pitture e sculture che vanno dal ’300 all’800.
Al n. 2A di via S. Mamaso, nell’omonimo palazzo quattrocentesco, il Museo Miniscalchi-Erizzo espone in sedici sale raccolte archeologiche, bronzi, sculture, maioliche, armi, armature, disegni e dipinti di maestri veneti dei secoli XVI-XVII. Poco distante, in una via costeggiata da numerose residenze nobiliari, si staglia S. Eufemia, lunga e stretta costruzione gotica ultimata nel XIV secolo, con un bel portale del 1476; svuotata e trasformata nel 1739, conserva affreschi del XIV secolo e dipinti di scuola veneta dal ’300 al ’500. Parallelo a via Emilei, corso di Porta Bórsari è una tipica via della vecchia Verona che segue il tracciato del decumano massimo romano, costeggiando la chiesetta romanica di S. Giovanni in Foro, fino alla porta dei Bórsari, il principale ingresso alla città romana; il nome, medievale, deriva dai bursarii, gli addetti alla riscossione delle gabelle vescovili.
Veronetta
Attraversato l’Adige si può percorrere la riva sinistra del fiume dalla chiesa di S. Giorgio, facendo una sosta su una delle numerose panchine o scendendo le scalette fino all’acqua. Denominata “Veronetta” quando l’Adige divenne confine franco-austriaco (1801) e la città si ritrovò spaccata in due, questa zona fu sede della Verona più antica: qui si stabilì il primo insediamento retoeuganeo, qui in età augustea vennero eretti un teatro e un tempio, qui sorsero i primi luoghi sacri del cristianesimo.
S. Giorgio in Braida domina con la possente cupola di Sanmicheli l’ansa dell’Adige. La chiesa fu edificata fra il 1477 e il 1536, mentre la facciata, in marmo bianco, risale al ’600. L’interno a una navata, solenne e armonioso, è adorno di pregevoli dipinti, fra i quali il Battesimo di Gesù di Jacopo Tintoretto in controfacciata; all’altare, di scuola sanmicheliana, spicca il Martirio di san Giorgio, capolavoro di Paolo Veronese. Davanti alla chiesa, la porta S. Giorgio (1525), a bugnato con tre fornici, si apre nella cinta delle mura presso il bastione omonimo.
S. Stefano, una delle più importanti chiese paleocristiane della città, risale ai secoli V-VIII e fu in parte rifatta nel XII; nel suggestivo interno scandito da massicci pilastri, l’abside conserva elementi della primitiva costruzione; notevole anche la cripta, del X secolo, con capitelli dei secoli VIII e IX. Il ponte della Pietra, di origine romana, attraversa l’Adige con cinque arcate; fu ricostruito con i materiali originali nel 1959 dopo la distruzione subita nella seconda guerra mondiale. Dal ponte, sotto le cui arcate il fiume scorre con particolare impeto, si gode di una vista superba sull’ansa dell’Adige, mentre, volgendosi indietro, lo sguardo è catturato dal profilo di castel S. Pietro, caserma asburgica sorta sul sito dell’antico tempio romano, che domina dall’alto il lungadige. In basso, in un suggestivo scenario sulle pendici del colle, si apre l’area archeologica del Teatro romano, eretto agli inizi del I secolo d.C. e coronato lateralmente dalla chiesetta dei Ss. Siro e Libera (ricostruita nel ’300, poi rimaneggiata). Dalle terrazze che si allargano sotto la cavea, la vista spazia su tutta la città.
D’estate il teatro si trasforma nel suggestivo scenario di balletti, concerti jazz e spettacoli teatrali. Ospitato nei locali quattrocenteschi dell’ex convento di S. Girolamo, il Museo archeologico conserva soprattutto reperti della Verona romana. Allontanandosi dalla riva, si giunge a S. Giovanni in Valle. Il groviglio di stradine in salita di questo affascinante quartiere nasconde una chiesa di fondazione altomedievale, ricostruita in forme romaniche alla fine del XII secolo. La vicina chiesa di S. Maria in Organo, quattrocentesca, nel magnifico coro e in sagrestia conserva finissimi lavori d’intarsio eseguiti a cavallo fra ’400 e ’500 da fra’ Giovanni da Verona.
Interessante la cripta a tre navate, con resti della primitiva costruzione (secoli VII-VIII) e un tratto di mura romane. Poco distante, il cinquecentesco palazzo Giusti del Giardino vanta un affascinante giardino all’italiana a più ripiani, con viali a cipressi, un labirinto in bosso e una terrazza-belvedere: il luogo ideale per una sosta durante la visita della città.
L’addizione scaligera
Attraversando il Ponte Nuovo, si torna sulla riva destra, per un itinerario nell’ampliamento “medievale” della città voluto da Cangrande I della Scala.
Il percorso inizia da piazza Bra’: un tempo campo suburbano (braida), è oggi il centro della città e luogo di ritrovo dei veronesi. La piazza, in parte tenuta a giardino, è delimitata a nord-est dall’Arena; a sud-est dalla neoclassica Gran Guardia Nuova (1848), sede del Municipio; a sud dall’edificio barocco della Gran Guardia (iniziato nel 1610, completato nel 1836 e ora sede di mostre temporanee) e dalle due grandi arcate, unite a una torre pentagona, dei portoni della Bra’ (1480 ca.).
Presso questi ultimi sorge il complesso dell’Accademia filarmonica e  del Museo lapidario maffeiano con lapidi e marmi greci, etruschi, romani, paleocristiani e medievali. A nord-ovest si allineano vari palazzi a portici, lungo i quali corre il Listón, elegante e animatissimo passeggio pubblico con i tavolini all’aperto di numerosi bar frequentati, oltre che dai veronesi, dagli appassionati di lirica prima e dopo gli spettacoli dell’Arena. Eretto nel I secolo d.C. fuori dalle mura della città romana, questo è uno dei maggiori anfiteatri romani superstiti (dopo il Colosseo e l’anfiteatro di Capua) e dal 1913 ospita una stagione lirica estiva di prestigio internazionale. Edificato in blocchi di calcare della Valpolicella, conserva della cinta esterna solo quattro arcate a tre ordini, mentre la seconda cinta di 72 arcate a due ordini è ancora intatta. Nell’interno, di forma ellittica (m 44,43 x 73,58), una cavea di 44 gradini restaurati, in grado di accogliere 25.000 spettatori, circonda la platea.
Via Mazzini, pedonale, con la sua cortina di eleganti negozi e un animato passeggio congiunge piazza Bra’ a piazza delle Erbe. In via Cappello, l’antico cardo massimo, ai nn. 21-23 si trova la cosiddetta casa di Giulietta, edificio gotico del XIII secolo con il celebre balcone, meta del pellegrinaggio di più o meno giovani amanti che hanno tappezzato le pareti dell’edificio di scritte e post-it. Proseguendo in via Leoni, si incontrano i resti della romana porta dei Leoni, (I secolo a.C.), ripristinata nel 1959. Di fianco sorge S. Fermo Maggiore, formata da due edifici sovrapposti, l’inferiore dei secoli XI-XII, il superiore, gotico, del XIV secolo; la gradinata conduce all’ampio portale romanico profondamente strombato (a sinistra si nota l’arca di Fracastoro, medico scaligero del ’300). Notevole il complesso delle absidi, romaniche le minori, gotica la maggiore.
L’interno della chiesa superiore, a una navata, dal prezioso soffitto ligneo, è ricco di affreschi dei secoli XIV e XV e di opere scultoree quattrocentesche e cinquecentesche.
All’angolo del primo altare sinistro, il monumento Brenzoni, del fiorentino Nanni di Bartolo (1439), è inquadrato dal celebre affresco dell’Annunciazione di Pisanello. Dal transetto destro si può accedere ai resti dell’antico chiostro romanico e di qui scendere alla chiesa inferiore, a tre navate, con resti di affreschi dei secoli XI-XIII. In fondo allo stradone S. Fermo, fiancheggiato da case e palazzi dei secoli XVI-XIX, sorge la chiesa di fondazione altomedievale di S. Pietro Incarnario. Di nuovo in piazza Bra’, percorrendo via Oberdan si giunge alla porta dei Bórsari. Da qui si diparte corso Cavour, una delle più belle vie cittadine, fino alla piazzetta di Castelvecchio, dove sorge l’arco dei Gavi (I secolo d.C.), rarissimo e monumentale esempio di arco tetrapilo romano, demolito da Napoleone e qui ricomposto. Il corso è fiancheggiato da nobili palazzi: al n. 44, il palazzo Canossa di Sanmicheli (1537); al n. 19, lo scenografico palazzo Bevilacqua, capolavoro incompiuto di Sanmicheli (1534 ca.). Di fronte a questo è l’arcata gotica di accesso alla chiesa romanica di S. Lorenzo, del XII secolo, che ha una facciata stretta fra due torri cilindriche e un notevole interno a tre navate su pilastri e colonne con matronei. Poco oltre, sulla destra, il campaniletto e il fianco della chiesa romanica dei Ss. Apostoli, originaria dei secoli V-VI; dalla sagrestia si accede alla chiesetta seminterrata dell’VIII secolo.
Sulla sponda dell’Adige sorge Castelvecchio, il principale monumento dell’architettura civile medievale a Verona, voluto da Cangrande II della Scala a propria dimora e fortezza nel 1354-57 e completato del mastio nel 1375. Imponente costruzione in cotto, turrita e merlata, consta di due nuclei divisi dal ponte, pure merlato: quello a est, a pianta rettangolare con torrioni agli angoli; quello a ovest, la “reggia” vera e propria. L’ala napoleonica, la torre maggiore e alcune sale della residenza scaligera, ristrutturate da Carlo Scarpa, ospitano il Civico Museo d’Arte. Qui si possono ammirare dipinti di pregio, soprattutto di scuola veneta, dei secoli XIV-XVIII. Vi è largamente rappresentata la scuola veronese dai primitivi Turone, Altichiero, Stefano da Verona (Madonna del Roseto), Pisanello (cui è attribuita la notevole Madonna della Quaglia), a Veronese (pala Bevilacqua-Lazise; Deposizione). E fra gli altri grandi veneti, Andrea Mantegna, Jacopo e Giovanni Bellini, Carlo Crivelli, Tintoretto, Giambattista Tiepolo e Francesco Guardi. Di grande importanza i reperti antichi, tra cui vetri paleocristiani e oreficerie del VII secolo.
Risalendo l’Adige, si giunge alla chiesa di S. Procolo, fondata nei secoli V-VI sul luogo di sepoltura dei vescovi veronesi. La chiesetta romanica di S. Zeno in Oratorio, del XIII secolo, cela in un’edicola il sasso sul quale, secondo la leggenda, il moro san Zeno si sedeva per pescare nell’Adige. S. Zeno Maggiore sorse nel IX secolo sulla tomba del primo vescovo veronese, ma venne ricostruita dopo il terremoto del 1117 (l’abside è di fine ’300).
L’elegante facciata in tufo è ornata al centro dalla ruota della fortuna, grande rosone scolpito agli inizi del XIII secolo che sovrasta un protiro su leoni stilofori. Questo racchiude il notevole portale con rilievi di Maestro Nicolò (1138), e una preziosa porta con 24 formelle in bronzo del XII secolo, che rappresentano storie del Nuovo e dell’Antico Testamento e della vita di san Zeno. Da una scalinata si scende nel semplice e maestoso interno a tre navate su pilastri e colonne, con presbiterio elevato sulla cripta e soffitto in legno della fine del ’300. Il battistero ottagono in controfacciata risale alla fine del XII secolo.
Sull’altare maggiore troneggia il celebre trittico di Mantegna, Madonna e santi (1459); dietro, il coro ligneo gotico. Nell’absidiola sinistra, colpisce per l’espressione inusuale la statua policroma di san Zeno che ride, del XIV secolo. La cripta, duecentesca, è aperta da sette arcate e sorretta da colonne antiche.
Dalla navata sinistra si esce nel chiostro romanico a colonnine binate; sotto il portico si susseguono monumenti sepolcrali.
Allontanandosi dal fiume, si incontra la chiesa di S. Bernardino, eretta alla metà del XV secolo nello stile di transizione dal gotico al rinascimento, con un grande chiostro a colonnine che precede la facciata.
Proseguendo verso la stazione, ci si imbatte nella porta del Palio, la più bella delle porte progettate da Sanmicheli per la cinta cittadina. Infine, vicino alla stazione, il Museo degli Affreschi Cavalcaselle conserva importanti cicli di affreschi. Dal chiostro si scende alla cosiddetta tomba di Giulietta, dove in un antico sarcofago la leggenda vuole sia stata deposta la sfortunata amante.
VERONA E IL LAGO DI GARDA
Regate in barca a vela, windsurf, gite in battello, ombrelloni: quello del lago di Garda è davvero uno scenario balneare.
Con i suoi 370 km2 e una profondità massima di 365 m, il Benaco, come lo chiamavano i romani, è il più grande dei laghi italiani, oltre che una frequentatissima meta turistica. La funivia che collega Malcesine al monte Baldo, custode aspro e silente del lago, permette di raggiungere in pochissimo tempo ambienti e scenari d’alta quota: dal “mare”, alla montagna. E, in mezzo, una fittissima vegetazione mediterranea, assecondata da un clima eccezionalmente mite per la latitudine (2-3 °C la media di gennaio, 23-25 °C quella di luglio): ulivi, agrumi e oleandri, agavi, palme. Un paesaggio che si può godere appieno scegliendo uno degli itinerari cicloturistici che si snodano attorno al lago. I centri abitati, tutti mete turistiche di fama, meriterebbero di essere riscoperti anche fuori stagione, per coglierne aspetti quali l’impianto romano o castellano, la ricca
storia religiosa e le passeggiate lungolago.
All’estremità sudorientale del lago si trova l’antico vicus romano di Peschiera del Garda. La sua storia di piazzaforte militare risale al VI secolo, anche se solo nel 1556 Venezia vi costruì un fortilizio, alla cui realizzazione partecipò Michele Sanmicheli; ben più tardi, sotto gli austriaci, l’attuale località turistica divenne un cardine del  Quadrilatero, il sistema di fortificazioni a guardia della valle dell’Adige. La cinta veneziana accoglie ora piazza Betteloni, sul porticciolo. Da Peschiera, una deviazione a sud attraverso la pianura coltivata lungo il Mincio conduce a Valeggio, grosso borgo rurale famoso per i suoi tortellini. Il castello sul colle che separa l’abitato dal fiume era il baluardo occidentale dell’ampia struttura difensiva detta Serraglio, eretta dagli Scaligeri nel ’300.
Al margine dell’abitato, all’uscita per Verona, un parco di 50 ettari circonda la villa Maffei ora Sigurtà; realizzato agli inizi dell’800, conserva in parte l’impronta romantica, con lussureggiante vegetazione e attrattive naturali. L’alto Mincio è inoltre terra d’elezione per il cicloturismo, con un percorso adatto a tutti che segue il fiume su sterrato o su tratti di pista ciclabile, lungo il tracciato della ferrovia dismessa Peschiera-Mantova.
Proseguendo lungo il lago oltre Peschiera, si incontra Lazise, centro di vacanze con una cinta di mura turrite che, unita al castello scaligero, racchiude l’impianto trecentesco con i suoi lunghi isolati perpendicolari al lago.
Nei pressi del porticciolo, dove Scaligeri e veneziani tenevano la flotta, sorgono la chiesetta di S. Nicolò (fine XII secolo), che nasconde affreschi trecenteschi in parte di scuola giottesca, e la cinquecentesca Dogana Veneta, oggi sede espositiva. Nella frazione di Colà, il Parco termale del Garda è immerso nel parco secolare di villa dei Cedri.
I colli morenici intorno a Bardolino, più a nord, sono terreno propizio per i vigneti che producono il noto vino (lo si può assaggiare nelle cantine locali), ma la storia di questo luogo di villeggiatura è segnata soprattutto dalla presenza religiosa: già nel IX secolo faceva parte del patrimonio del monastero di S. Zeno di Verona che lo fece fortificare. La chiesa di S. Zeno è tra i più importanti monumenti carolingi italiani; nelle absidi laterali sono i resti più consistenti dell’antica decorazione. S. Severo invece, di aspetto romanico ma fondata nel IX secolo, presenta una facciata tripartita dotata di protiro e un alto campanile cuspidato; all’interno, la cripta della chiesa altomedievale.
Origini più bellicose ha Garda, il cui nome deriva dal tedesco Warte, guardia o fortezza: nata intorno alla rocca longobarda, si è trasformata negli ultimi due secoli con la costruzione di molte ville. La torre dell’Orologio segna l’ingresso nel borgo antico, dove sul fondo spicca palazzo Fregoso (XVI secolo); sull’alberato lungolago Regina Adelaide si notano il palazzo del Capitanio e la Losa (darsena) del cinquecentesco palazzo Carlotti.
Un bel sentiero-natura attrezzato dal WWF, lungo il quale si osservano su lastre rocciose levigate dall’ultima glaciazione incisioni rupestri con motivi di disco solare, figure umane, animali e armi (le più antiche risalgono all’età del Bronzo), avvicina uno dei luoghi più suggestivi del lago: Punta San Vigilio. Un viale affiancato da alti cipressi raggiunge il porticciolo, dove un ristorantino si affaccia sul lago, in un delicato paesaggio di vecchie limonaie; qui sorge villa Guarienti, costruita nella prima metà del ’500 forse su disegno di Sanmicheli e concepita come luogo di ozi letterari; oltre la chiesetta di S. Vigilio si gode una vista superba.
Un’incantevole vista sul lago e sulla riviera degli Ulivi offre anche Torri del Benaco, con l’interessante castello scaligero (1383) merlato, al cui interno sono esposti reperti preistorici e antiche carte geografiche.
Dal porto, attraverso la stretta via Alighieri si giunge alla massiccia torre di Berengario (X secolo).
Sono situate tra il lago e le pendici del monte Baldo le sei frazioni che compongono il comune di Brenzone; gli insediamenti sull’acqua erano abitati da chi svolgeva attività a essa legate, mentre nelle corrispondenti contrade montane risiedeva chi viveva della terra. A Castelletto di Brenzone è la chiesa di S. Zeno del XII secolo, con protiro pensile, campanile a bifore e, nell’interno, un ciclo di affreschi (Storie del Battista) del secolo successivo. Affreschi del ’200-’300 si ammirano anche dentro la piccola chiesa di S. Nicolò ad Assenza.
Nel punto in cui il lago si stringe, appare la cittadina di Malcésine, la cui parte vecchia, di origine medievale, è dominata dal castello, in splendida posizione sul Benaco di fronte a scogliere rocciose che cadono a strapiombo nelle acque. Costruito forse dai longobardi ma trasformato dagli Scaligeri in fortezza con cinta di mura merlate e alto mastio pentagonale, ospita il Museo di Storia naturale del Garda e del Monte Baldo, con reperti geologici, paleontologici, botanici, archeologici e cimeli risorgimentali. Una mostra permanente è dedicata a Goethe, che per essersi fermato a ritrarre il fortilizio fu accusato di essere una spia.
Splendidi panorami e ambienti naturali miracolosamente intatti caratterizzano il monte Baldo, massiccio che nel versante orientale si getta aspro nelle acque del lago, mentre in quello occidentale digrada dolcemente verso la Valdadige; una grandiosa vista del Garda è assicurata dalla salita in funivia a Tratto Spino (m 1780), località sciistica sul crinale del monte Baldo accessibile anche attraverso il sentiero (7-8 ore) che attraversa la Riserva naturale integrale Selva Pezzi (da “pez”, l’abete rosso in dialetto). Giunti in quota, si possono fare escursioni, pernottando in uno dei numerosi rifugi, a piedi o in mountain bike (è possibile caricare la bicicletta sulla funivia).
LA LESSINIA
La Lessinia è terra di calcari, avara d’acqua, con declivi verdi e rilievi che toccano i 1867 m di altitudine (cima Malera) e si intrecciano in un vasto altopiano inciso da doline, abissi (le “splughe”) e valli profonde (i cosiddetti “vaj”): da ovest si susseguono la Valpantena, la valle di Squaranto, la valle d’Illasi e la valle dell’Alpone. In questa terra così ricca di giacimenti fossili, la presenza umana risale al Paleolitico. La zona settentrionale, occupata dagli estesi alpeggi del Parco regionale della Lessinia, è rimasta a lungo culturalmente isolata: è la terra che la tradizione vuole abitata dai cimbri, sconfitti da Mario nel 101 a.C. o, più probabilmente, da popolazioni bavarotirolesi che scesero nel ’200 e la cui lingua resiste nella zona di Giazza. La forte identità culturale dell’area è ancora leggibile nel patrimonio di tradizioni popolari e di miti e leggende, nell’architettura delle contrade in pietra e nella toponomastica.
L’itinerario inizia da Santa Maria in Stelle, la cui parrocchiale conserva nell’abside parti dell’originaria chiesa di fondazione paleocristiana. Dall’antistante piazzale si scende nel pantheon di S. Maria in Stelle, ipogeo romano (III secolo), in origine pensato per convogliare le acque di una fonte sotterranea, poi trasformato in luogo di culto cristiano; preziosi gli affreschi (secoli IV-V) dell’atrio e della cella sinistra, notevoli i mosaici geometrici del pavimento.
Lungo l’itinerario si incontra poi Grezzana, capoluogo della val Pantena, che nell’abbandonare l’aspetto di borgo rurale per trasformarsi in centro industriale ha restituito materiale archeologico che ne testimonia la continuità abitativa sin dall’antichità. Nella parrocchiale di S. Maria, del V secolo ma ristrutturata nel 1807, il campanile è duecentesco, mentre come fonte battesimale viene riutilizzata un’ara cilindrica a festoni del I secolo.
Tra le mete di villeggiatura preferite dai veronesi anche d’inverno per le sue piste da sci e il palaghiaccio (aperto tutto l’anno), spicca Bosco Chiesanuova, centro immerso in un paesaggio ormai in prevalenza montano.
Unico resto del villaggio medievale, che fu importante comune della Lessinia abitato da popolazioni cimbre, è la chiesa di S. Margherita (1425), mentre il vicino ex municipio ospita il Museo civico etnografico, con reperti di cultura materiale della Lessinia.
Da qui si può partire per un’escursione a piedi al ponte di Véia, raggiungibile anche in auto da Sant’Anna d’Alfaedo in Valpolicella.
Scende rettilinea dal crinale la valle di Squaranto, per concludersi nell’Adige a estdi Verona. L’impervia morfologia, che ha impedito i coltivi e la formazione di insediamenti stabili, ha reso la valle un luogo remoto, ma verde e lussureggiante nei punti in cui la roccia lascia il posto al bosco ceduo.
Sul versante orientale, Roverè Veronese (m 843), citato già nell’804, nel 1287 ospitò una colonia tedesca che segnò forse l’inizio del popolamento della Lessinia da parte di genti centro-europee. Di antichissima origine è Velo Veronese (m 1087), in un’area frequentata dal Neolitico come attestano i ritrovamenti, abbondanti anche nella vicina Camposilvano (m 1168); della zona, però, colpisce soprattutto il paesaggio, a tratti lunare, di rocce carsiche (la cosiddetta “valle delle Sfingi”), dove la mitologia popolare pone la dimora delle fate (in particolare nel còvolo, o grotta, di Camposilvano). Risalendo la val d’Illasi si incontra il paese omonimo, frutto dell’agglomerazione di residenze nobiliari con parco e rustici: villa Carlotti (1737) emerge maestosa nel cuore dell’abitato; più defilata è villa Perez Pompei-Sagramoso, terminata nel 1737. Più in alto sorge Tregnago, con il suo centro circondato da ville; solo dal mastio pentagonale si deduce che l’abitato era difeso, nel medioevo, da un castello (secoli XIXIII).
Nella parte alta della valle, Giazza (m 758) coincide con una sacca linguistica dove sopravvive il tedesco altomedievale. Per avvicinare la storia, la cultura e la vita dei cimbri, è stato aperto a Selva di Progno il Museo etnografico dei Cimbri Monsignor Castelletti. Giunti nella valle dell’Alpone, appena fuori Bolca (m 803) merita una visita la “pesciara”, che ha restituito e continua a restituire fossili di flora e fauna marina risalenti al tempo (il Terziario) in cui queste montagne erano piccoli isolotti dispersi in un mare tropicale: il luogo è sede di un Museo dei Fossili. La strada si avvicina quindi al torrente Alpone in un paesaggio punteggiato di cave, poi la valle si apre e il panorama si addolcisce per la presenza dei vigneti.
L’attuale centro industriale di San Bonifacio sorse nell’alto medioevo organizzandosi intorno alla collinetta di La Motta, dove sono i ruderi del castello dei Sambonifacio, demolito nel 1243 da Ezzelino da Romano. Decentrata sulla statale è l’abbazia di S. Pietro Apostolo, di fondazione benedettina (VIII secolo) ma ricostruita nel 1131 e nel ’400; di pregio la decorazione pittorica quattrocentesca.
Poco distante sorge Soave, nota per le sue colline coltivate a vigneti da cui si ricava l’omonimo vino e per l’assetto viario del nucleo storico, che ricalca l’impianto del pagus romano sulla via Postumia preservato dall’intervento scaligero di costruzione delle mura turrite (1375). Sull’asse formato dalle vie Roma e Camuzzoni (il cardo, poi asse dell’abitato medievale), affaccia la maggior parte dei monumenti. Sulla prima strada è la parrocchiale di S. Lorenzo (1303); su piazza Antenna il palazzo Cavalli (1411), in stile gotico-veneziano e con tracce di affreschi in facciata, e il palazzo di Giustizia (1375), porticato. Lungo via Camuzzoni si susseguono edifici nobiliari, tra cui spicca il Palazzo Scaligero ora sede del Municipio. Su tutto domina il castello (X secolo), rifatto da Scaligeri e veneziani: tre cortili cinti da mura circondano il mastio, affiancato dalla casa d’abitazione dei signori nella quale si visitano la sala del Corpo di Guardia con armi e corazze e, al primo piano, gli appartamenti; dal mastio si gode un magnifico panorama.