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ROVIGO

LA CITTÀ
Tra il Po e l’Adige, in una pianura disegnata dalle geometrie dei canali di bonifica, sorge Rovigo (m 7, ab. 60.000 ca.), capoluogo del Polésine e da sempre punto d’incontro tra le civiltà veneziana e ferrarese. Centro di aspetto moderno rimodellato in età fascista, è diviso in due da corso del Popolo, che dagli anni trenta del ’900 occupa il tracciato del canale Adigetto. A raccontare il suo passato di città d’acqua e di quattrocentesco borgo estense fortificato, rimangono l’area della piazza e alcune chiese che catturano l’attenzione di chi, vagando per queste strade quiete e sonnolente, assapora l’atmosfera sospesa che già prelude alle nebbie del Delta.
Ha pianta a trapezio piazza Vittorio Emanuele II, con le architetture lasciate dalla Serenissima in quattro secoli di dominio: vi affacciano il palazzo Roverella (1475) e il portico del cinque-settecentesco palazzo del Municipio, in precedenza loggia dei Notai, affiancato a sinistra dal cinquecentesco palazzo Roncale (Michele Sanmicheli) e a destra dal palazzo dell’Accademia dei Concordi, il maggior organismo culturale della città. Nato nel 1580 come associazione di appassionati di letteratura e di musica e arricchito nel XVIII secolo da una sezione di agraria, l’istituto ospita due importanti raccolte di pittura veneta: la Pinacoteca dei Concordi e la Pinacoteca del Seminario. La prima comprende opere di scuola veneta dei secoli XIV-XVIII (spiccano due tele di Giovanni Bellini e una serie di ritratti di Giambattista Piazzetta e Giambattista Tiepolo); la seconda vanta opere dei secoli XVII e XVIII (notevoli la Flagellazione di Palma il Giovane e il Contadinello di Pietro Longhi); il complesso include inoltre una sezione archeologica, una sala con quattro grandi arazzi della bottega di Peter Paul Rubens e una rilevante biblioteca.
Attraversata piazza Garibaldi, su cui prospetta la neoclassica facciata del Teatro sociale (1818-19), si arriva alla chiesa di S. Francesco che mantiene l’originario impianto romanico-gotico (1300-1430) e il campanile del 1520; all’interno sono custodite eleganti sculture rispettivamente di Giovanni Maria Morlaiter e Tullio Lombardo: San Lorenzo martire e Pietà affiancata da santi (1526).
Alle spalle del complesso francescano, l’ampia piazza XX Settembre è quasi un viale che indirizza alla cosiddetta Rotonda, o Beata Vergine del Soccorso, chiesa mariana a planimetria ottagonale (Francesco Zamberlan, 1594-1613) affiancata da campanile (1655-73) di Baldassarre Longhena; l’interno dell’edificio rappresenta una sorta di galleria della pittura veneta del ’600: spiccano tre tele di Francesco Maffei e opere di Pietro Muttoni e Antonio Zanchi. Tornando ai limiti di corso del Popolo, il Duomo, di origini precedenti al Mille ma rifatto nel 1461 e nel 1696, custodisce un Cristo risorto di Palma il Giovane. Percorrendo il corso verso nord, in un’area verde emergono la torre Donà, uno dei più elevati edifici superstiti del medioevo italiano, e una torre mozza, resti del castello qui fondato nel 920.
Seguendo il tracciato delle scomparse fortificazioni per le vie Casalini e Pighin, si riattraversa il corso fino all’arco di porta S. Bortolo (1482-85), che prende nome dalla chiesa quattro-cinquecentesca extra moenia di S. Bartolomeo Apostolo. L’ex monastero annesso alla chiesa accoglie il Museo civico della Civiltà in Polésine che illustra gli aspetti storico-archeologici, etnografici e ambientali del territorio. Punto forte delle raccolte sono i reperti protovillanoviani provenienti da Frattesina (Fratta Polésine) e i manufatti neolitici e dell’età del Ferro da Villamarzana e Mariconda (Melara).
Da Rovigo merita una deviazione Fratta Polésine, che deve l’impianto del suo nucleo storico alle numerose ville, la più scenografica delle quali è villa Badoer, eretta da Andrea Palladio nel 1568-70 su commessa dei nobili lagunari di cui porta il nome. Con notevole invenzione spaziale, il linguaggio più rustico delle ali curve avvolge il corpo centrale, dotato di loggia ionica e timpano.

VERSO IL PARCO DEL DELTA VENETO
Da Rovigo, attraversando il Polésine, l’itinerario conduce all’area protetta del Parco del Delta, dove l’acqua del fiume si mescola a quella del mare, i filari dei pioppeti e i coltivi si confondono con le canne e le ninfee, e la terra si frange nell’inestricabile mosaico delle valli, degli scanni, delle sacche e delle bordure sabbiose. La conclusione della lunga corsa del fiume (km 652), con i suoi cinque rami e le sue quattordici bocche ha dato vita qui a un paesaggio anfibio, sospeso fra acqua e terra, dei più suggestivi e rari in Italia. Un tempo covo di briganti, oggi offre l’opportunità di immergersi in una natura solitaria e quasi primitiva, popolata da numerosissime specie di uccelli. Nel Parco regionale veneto del Delta del Po, che occupa la parte più esterna del Delta padano, sono possibili escursioni in battello, a piedi o in mountain bike, alla scoperta di valli di pesca, canneti e lagune, ideali per il birdwatching e il fotonaturalismo.
Il Canal Bianco mette in comunicazione Adria, secondo centro del Polésine, con l’Adriatico. Al centro del quadro urbano della cittadina, con scorci di sapore veneziano, emerge la Cattedrale Nuova, sorta nei primi anni dell’800 accanto al campanile isolato (1688), dalla cui navata sinistra si accede alla Cattedrale Vecchia, con resti della cripta dell’edificio primitivo. Corso Vittorio Emanuele II attraversa il Canal Bianco per passare davanti alla facciata della chiesa di S. Nicolò da Tolentino (rifatta nel ’600), e terminare nei pressi della chiesa di S. Maria Assunta della Tomba, antica ma rimaneggiata più volte fino al 1937. Le raccolte del notevole Museo archeologico nazionale, che affaccia su piazzale Etruschi, espongono vasi a figure nere su fondo rosso (VI secolo a.C.), che furono tra le prime importazioni dalla Grecia, coppe a figure rosse su fondo nero (I secolo a.C.), esempi di oreficerie etrusche e romane, vasi in vetro di età romana. Degni di nota la “tomba della biga” (III secolo a.C.) e il miliario a lastra (131 a.C.) della via Popilia da Rimini.
Percorrendo la statale 443 che taglia la striscia di sabbia, dune e lecci che corre fra l’Adriatico e le lagune settentrionali del Delta del Po a sud della foce dell’Adige, fra i voli di gabbiani e uccelli palustri da Adria si raggiunge Lorèo, storico avamposto della Serenissima. Alla congiunzione con la statale 309, Romea, dirigendosi verso nord si arriva a Rosolina, dal 1963 sede di insediamenti turisticobalneari, specificamente nella frazione Rosolina Mare e, più a sud, nell’Isola Albarella, la meta balneare più esclusiva. La strada che conduce all’area turistica lascia sulla destra la via delle Valli, di grande interesse naturalistico e ambientale, che attraversa il paesaggio tipico della vallicoltura e si immette sull’argine del Po di Levante.
Un complesso sistema di chiuse, canali e argini regola il flusso dell'acqua in queste pescosissime porzioni di laguna, sfruttate dall'uomo fin dall’antichità.
Se si esplora invece la porzione meridionale del Delta, da Contarina si raggiunge Taglio di Po, sull’opposta sponda del Po di Venezia, e si costeggia la riva destra fino Porto Tolle, il cui territorio comprende gran parte del Delta. Di fronte, caratteristica è Ca’ Venier, corte rustica con casa padronale e annessi produttivi. Più oltre, Ca’ Zuliani e Pila, l’ultima borgata sul corso del Po di Venezia, si trovano al passaggio dall’ambiente vallivo a quello delle Bocche di Po, il cui significato ambientale è sottolineato dall’inizio della riserva. Da Pila, in barca si possono esplorare gli estremi scani del Delta, lingue sabbiose immerse in un paesaggio di luce lattiginosa.
Nella piatta isola della Donzella, in larga misura bonificata, la cinta degli argini inquadra campi e filari di pioppi. Dalla frazione Ca’ Dolfin si passa quindi a compiere il periplo della lingua di terra alla bocca del Po delle Tolle, con il faro che illumina un paesaggio di acque e cielo, fino a costeggiare le colture di mitili dell’antica sacca degli Scardovari. Superate le bocche del Po di Gnocca si incontra sul Po di Goro Gorino Veneto; sulla sponda opposta, il Grande Bosco della Mésola è già Emilia-Romagna.

Alla scoperta della flora del Delta nel Giardino botanico di Porto Caleri
Tra la foce dell’Adige e il Po di Levante, proteso verso il mare aperto, un lembo di spiaggia e di dune ospita il Giardino botanico litoraneo di Porto Caleri, realizzato dalla Regione Veneto e dal servizio forestale delle province di Padova e Rovigo, dove alcune facili passeggiate consentono di conoscere le principali specie floristiche del Delta del Po.
Il Giardino preserva una serie di ambienti naturali intatti in tutta la loro spontanea, e spesso caotica, bellezza. Esteso su 24 ettari, è attraversato da tre sentieri: uno breve (percorso A, rosso), uno di media lunghezza (percorso B, giallo) e uno completo (percorso C, azzurro). Quest’ultimo, che include anche gli altri, porta dalla pineta fino alla duna sabbiosa e quindi alla laguna. Un’occasione per una passeggiata rilassante e istruttiva attraverso e in mezzo alla natura.
L’itinerario di visita comincia nel folto della pineta a pino domestico e pino marittimo (foto sotto al centro), frutto degli interventi di riforestazione effettuali dal Corpo forestale dello Stato tra gli anni ’40 e ’50. Alle conifere, tuttavia, si stanno lentamente sostituendo essenze spontanee del bosco mediterraneo come il leccio, mentre nelle zone interdunali, più umide, cresce rigoglioso un fitto bosco di olmi, essenza tipica dei boschi di pianura, un tempo molto più diffusi in tutta la pianura padana. Tutt’altro che pianeggiante, il percorso sale e scende da antiche dune ormai colonizzate dalle vegetazione, con piccoli stagni intradunali dove nuota la testuggine d’acqua. Ci si avvicina poi a zone più aperte, con vegetazione bassa di olivello spinoso (foto sotto a destra) e ilatro sottile.
Finalmente si avvista il mare e il percorso procede ora sulla sabbia, dove la vegetazione si fa più scarsa e peculiare: spiccano i cuscinetti del vilucchio marittimo, dalle belle campanule rosa, e la calcatreppola marittima dalle foglie spinose e azzurrognole. Il sentiero raggiunge quindi una vasta zona di laguna, con vegetazione tipica delle barene, isolotti argillosi colonizzati da piante in grado di sopravvivere anche in ambienti salati: tra queste la salicornia, che in autunno assume un intenso colore rosso acceso.