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LA CITTÀ
Una pianta urbana tra le più irregolari, in cui si perde il filo
della storia; i bassi portici della città vecchia dove da oltre
sette secoli passeggiano studenti e docenti dell’Università; il
profilo vagamente esotico delle basiliche del Santo e di S.
Giustina, con i loro giochi di cupole e campanili; i salici
piangenti lungo il Bacchiglione e gli olmi del vasto Prato della
Valle, piazza d’acqua e di marmi. E poi Giotto agli Scrovegni,
Donatello al Santo, il giovane Tiziano alla Scuola: sono molte le
attrattive che fanno di questa dotta città (m 12; ab. 210.000 ca.)
un’affascinante meta turistica e un crocevia ineludibile dell’arte
italiana.
Il centro storico Un sistema articolato di tre piazze, l’ampia
ansa del Bacchiglione che circonda l’area centrale dell’insula di
epoca romana, il Bo’ o Università, i tavolini del Pedrocchi, la
cappella degli Scrovegni, gli Eremitani, S. Sofia e la sua abside
“bizantina”: il cuore storico e il centro moderno della città sono
racchiusi entro un moderato raggio dal tetto a carena di nave del
palazzo della Ragione, un concentrato dei mille volti e della
vivacità culturale della città.
I banchi della frutta e della verdura animano ancora l’antica area
dei commerci di piazza delle Erbe, definita a est dal retro a
bugnato del palazzo Comunale o del Podestà
(oggi
sede municipale) di origini duecentesche, ma rifatto a metà ’500 e
ampliato nel 1904. Scale cinquecentesche conducono all’interno del
palazzo della Ragione, detto anche “il Salone” in riferimento alla
grande aula del piano nobile, solenne edificio a pianta
quadrilatera eretto nel 1218-19 come sede del tribunale, e
ampliato nel 1306-1309 con il loggiato e l’inconfondibile tetto.
La grandiosa sala, in cui spicca il famoso cavallo in legno
quattrocentesco, sfoggia uno dei più vasti cicli astrologici al
mondo, eseguito nel terzo decennio del ’400 sullo schema dei
preesistenti affreschi giotteschi, distrutti da un incendio. Sulla
adiacente piazza dei Signori prospettano la seicentesca chiesa di
S. Clemente e l’elegante loggia del Consiglio o della Gran Guardia
(1496-1553); sul fondo si erge il palazzo del Capitanio (1605), la
cui facciata incorpora l’arco trionfale con l’orologio più antico
d’Italia (1344, rifatto nel 1437). Al di là dell’arco si apre la
corte Capitaniato, dove nel 1937-39 Giò Ponti progettò il Liviano,
la nuova sede della Facoltà di Lettere e Filosofia: lo scalone
seicentesco conduce nella sala dei Giganti decorata da affreschi
del ’500; annesso al dipartimento di Archeologia è il Museo di
Scienze archeologiche e d’Arte con pezzi antichi e rinascimentali,
tra cui modelli di Donatello e di Bartolomeo Ammannati.
Nella vicina piazza del Duomo, chiusa da un fianco del palazzo del
Monte di Pietà (1531-35) e dal Palazzo Vescovile, si impone per la
grandiosa mole la chiesa dedicata a santa Maria Assunta, la cui
fabbrica attuale risale a metà ’500, su disegno di Michelangelo
interpretato in realtà assai liberamente.
L’edificio ha facciata incompiuta e un interno maestoso nella sua
nudità; nella sagrestia dei Canonici, tele dei Bassano, di Paris
Bordon, Jacopo da Montagnana, Giandomenico Tiepolo e altri si
accompagnano a una Madonna di Giusto de’ Menabuoi e a una serie di
tavolette trecentesche. Quando nel 1378 la costruzione romanica
del Battistero (XII secolo) fu promossa a mausoleo dei Carraresi,
le pareti interne furono decorate da un eccezionale ciclo di
affreschi di Giusto de’ Menabuoi, gioiello del ’300 italiano: il
Paradiso, Episodi della Genesi, Episodi della vita di san Giovanni
Battista, di Maria e di Cristo, la grande Crocifissione. Lungo i
portici di via Patriarcato si oltrepassa la facciata settecentesca
della chiesa di S. Pietro, sorta durante il IX secolo, e prima che
via Dante termini presso la porta Molino, via S. Fermo aggira gli
isolati novecenteschi di piazza Insurrezione. Nei pressi spicca la
settecentesca chiesa di S. Lucia o dell’Adorazione Perpetua,
dall’armonioso interno animato da statue e abbellito da tele di
Giacomo Ceruti e di Giambattista Tiepolo.
Accanto è la Scuola di S. Rocco (secoli XVXVI), decorata da
affreschi con episodi della vita di san Rocco eseguiti verso il
1537 da Domenico Campagnola, Girolamo del Santo e Gualtiero
Padovano. Da qui si raggiunge in breve l’animata piazza Cavour su
cui il neoclassico caffè Pedrocchi (1831) è una pausa
irrinunciabile nella visita della città: letterati e intellettuali
che si incontravano nel famoso “caffè senza porte”, aperto anche
tutta la notte, ne fecero l’incontrastato teatro della più vivace
vita patavina. Poco lontano spicca l’Università, detta il Bo’ dal
nome della locanda che qui sorgeva, la cui insegna era un bue, in
veneto bo’. Fondata nel 1222 e frequentata da studenti e docenti
insigni (conserva la cattedra di Galileo Galilei), è considerata
la culla della medicina moderna; dal cortile cinquecentesco ornato
di stemmi si accede al piano superiore, dove si dispongono
ambienti storici di rappresentanza e di studio: da non perdere il
Teatro anatomico.
Sulla riva opposta del Bacchiglione, già fuori dal nucleo storico,
il complesso dei Carmini, o di S. Maria del Carmine, documentato
dal 1212 e ricostruito a fine ’400, è stato il secolare fulcro del
borgo Molino, a nord dellemura cittadine. Ai danni subiti durante
il primo conflitto mondiale sono scampate la sagrestia e la vicina
Scuola del Carmine, decorata da affreschi di Domenico e Giulio
Campagnola, Girolamo del Santo e altri (XVI secolo).
A
due passi, nel giardino pubblico dell’Arena, che trae nome dai
pochi resti dell’anfiteatro romano del I secolo, spicca la
cappella degli Scrovegni, fatta costruire in semplici forme
romanico-gotiche nel 1303-1305 da Enrico Scrovegni in suffragio
dell’anima del padre, famoso usuraio citato anche da Dante nella
Commedia. Giotto la affrescò con un ciclo di 38 episodi del Nuovo
Testamento, di eccezionale importanza dal punto di vista
stilistico: realismo innovativo, composizione monumentale,
rappresentazione sintetica, solido plasticismo e commossa
drammaticità ne fanno un unicum della storia dell’arte.
Nello zoccolo delle pareti, le sette Virtù (destra) e i sette Vizi
capitali (sinistra); alla parete d’ingresso, Giudizio universale;
all’altare Madonna e due angeli, statue di Giovanni Pisano; nelle
nicchie dell’abside, Madonne allattanti di Giusto de’ Menabuoi;
dietro l’altare, sepolcro di Enrico Scrovegni.
Nell’antico convento degli Eremitani, sul lato sud della chiesa,
hanno sede i Musei civici che comprendono: il Museo archeologico;
il Museo Bottacin, con dipinti e sculture del XIX secolo e una
preziosa raccolta numismatica; la raccolta dei bronzetti e delle
placchette, con opere dei secoli XIV-XVII; la raccolta di
ceramiche e vetri; la raccolta di incisioni e stampe; la ricca
Quadreria Emo Capodilista, con dipinti veneti e fiamminghi (Scene
mitologiche di Tiziano, Leda e il cigno di Giorgione, Giovane
senatore di Giovanni Bellini) e la Pinacoteca, con artisti di
scuola veneta dei secoli XIV-XVIII: Giotto (Cristo in Croce),
Guariento, Boccaccio Boccaccino, Alvise Vivarini, Jacopo Bellini,
Bordon, Paolo Veronese (Martirio dei santi Primo e Feliciano),
Jacopo Tintoretto (Cena in casa di Simone), Tiepolo, Palma il
Giovane e altri.
La chiesa degli Eremitani (276-1306), dedicata ai santi Filippo e
Giacomo, è il risultato di un rifacimento imposto dal
bombardamento del 1944. Nell’interno a unica navata i sepolcri e
le sculture del ’300 e del ’500 passano quasi inosservati di
fronte ai resti degli affreschi della cappella Ovetari o dei Ss.
Giacomo e Cristoforo, capolavoro di Andrea Mantegna, Antonio
Vivarini e altri (1448-55). In prossimità del quadrivio in fondo a
via Altinate emerge S. Sofia, la chiesa più antica di Padova:
forse di epoca carolingia, fu rifatta nei secoli XI-XII e
rimaneggiata in seguito. L’abside è formata dalla sovrapposizione
di tre ordini di arcate e l’interno romanico-gotico a tre navate è
caratterizzato da un singolare deambulatorio di gusto bizantino.
La
Cittadella antoniana
L’itinerario interessa il settore meridionale del centro; dopo
aver sostato davanti alla tomba di Antenore, che Virgilio vuole
fondatore della città, muove alla scoperta di Prato della Valle
con la basilica di S. Giustina e piazza del Santo con la basilica
omonima, l’oratorio di S. Giorgio e la Scuola: due straordinari
complessi monumentali, due immagini emblematiche dell’anima
composita di Padova, laica e religiosa, meta di processioni
popolari e raffinati cenacoli culturali.
Su piazzale Antenore è la cosiddetta tomba di Antenore, edicola
cuspidata del 1283 che copre un’urna marmorea tradizionalmente
riferita al leggendario eroe, ma in realtà contenente le spoglie
di un guerriero dei secoli II-IV. Percorrendo via Roma, una delle
più animate della città, e proseguendo lungo via Umberto I,
fiancheggiata da portici e palazzi antichi, si raggiunge la piazza
più vasta d’Europa: Prato della Valle, un’area di 88.620 m2
solcata dall’ellisse della canalizzazione settecentesca che
inscrive l’isola Memmia e sulla quale affacciano settantotto
statue di personaggi legati a Padova e all’Università. La basilica
benedettina di S. Giustina ha cambiato aspetto svariate volte; il
volto in mattoni, coronato da otto cupole, cela interessanti
elementi delle fabbriche anteriori. Nel vasto interno, diviso da
grandi pilastri in tre navate, attraverso il coro vecchio (1462)
si accede all’antisagrestia dove è custodito l’architrave del
portale romanico (1080 ca.) del luogo di culto originario.
Notevoli la pala (1575 ca.) di Veronese e gli affreschi di
Sebastiano Ricci.
Perdendosi tra i viali, le aiuole, le vasche e le serre dell’Orto
botanico, tra i più antichi d’Europa (lo volle l’Università nel
1545), si raggiunge il cuore della Cittadella antoniana: la vasta
piazza del Santo, con il monumento al Gattamelata (1453). La
basilica di S. Antonio, detta comunemente “il Santo”, è l’elemento
che in assoluto sintetizza l’immagine della città (vedi pagina
precedente). Tra le collezioni del Museo Antoniano, che ha sede in
parte del complesso, spicca la lunetta di Mantegna dal portale
maggiore della basilica.
A destra della basilica sorse nel 1377-84 l’oratorio di S.
Giorgio; il ciclo di affreschi di Altichiero (1379-84) che lo
decora, una delle testimonianze più interessanti della pittura
italiana del XIV secolo, racconta le Storie dei santi Caterina e
Giorgio. Sede della relativa confraternita, la Scuola del Santo fu
invece fondata nel 1427; uno scalone del ’700 conduce alla sala di
riunione del piano nobile, con pregevoli affreschi di artisti
veneti del primo ’500 (fra i quali Tiziano) che celebrano il santo
taumaturgo. |