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LAGUNA NORD di VENEZIA |
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LA
NATURA
La laguna di Venezia è un ambiente in evoluzione: al suo interno
si trova una molteplicità di ambienti in trasformazione negli
aspetti paesaggistici e biologici.
Il paesaggio lagunare
Bassifondi, velme, barene, isole ed una fitta rete di canali
costituiscono la struttura morfologica del sistema lagunare:
formano un ambiente complesso che comprende anche litorali, valli
dada pesca, casse di colmata. Le barene, superfici emerse
dall'aspetto pianeggiante, sono sommerse solo dalle maggiori alte
maree: sono percorse da stretti canali di minima profondità,
denominati ghebi. Le velme invece affiorano in condizioni di bassa
marea. L'aspetto del paesaggio varia a seconda dell'altezza delle
maree nei diversi periodi del mese. La diversità delle condizioni
determinate dall'oscillazione delle maree e la caratteristica
tipicamente lagunare di costituire un ambiente di transizione fra
terra e mare producono una ricca varietà di microclimi questo
permette la sopravvivenza di un elevato numero di specie viventi
marine, terrestri ed anfibie.
Gli interventi umani
L'uomo ha rappresentato il fattore decisivo nel processo che ha
invertito la naturale tendenza della laguna verso l'interramento
ed ha innescato la sua trasformazione in un ambiente di carattere
marino. I Veneziani sono intervenuti costantemente per difendere
l'ambiente naturale e scongiurare il suo interramento: barriera
naturale contro i
nemici esterni, la laguna costituiva una fonte inesauribile di
sicurezza, ricchezza e potenza, con i suoi porti, i suoi canali
navigabili, le sue isole, abitate e coltivate. La lotta contro
interramenti,ed impaludamenti ha sollecitato conoscenze
scientifiche e tecniche e dato vita ad opere ingenti: si pensi ai
lavori per portare a sfociare fuori dalla laguna Brenta, Piave e
Sile, o per allontanare le foci del Po. A questi interventi si
accompagnavano attività continue di dragaggio della laguna e dei
suoi canali e, infine, un'attenta legislazione volta a sorvegliare
e punire ogni iniziativa dannosa. |
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L'ARCHEOLOGIA
L'esplorazione condotta nell'area compresa tra S. Erasmo, S.
Francesco del Deserto, Burano e Torcello ha individuato la
presenza di un antico paleoalveo a nord di S. Francesco, sfociante
in mare attraverso un'antica bocca di porto del lido di S. Erasmo
(attivo in età tardo-antica e alto-medioevale). Questo conferma la
collocazione geografica privilegiata dei siti lagunari
settentrionali, nonché la loro vocazione economica, documentata
dalla ricchezza tipologica e quantitativa dei manufatti raccolti
nei depositi archeologici. Accanto alla ceramica locale, numerosa
è quella d'importazione: in particolare, anfore di produzione
mediorientale (Palestina), insieme a tipi meno frequenti di
provenienza africana (Tunisia), entrambi in gran parte da vino e
attribuibili al pieno V secolo d.C. Non mancano inoltre gli
esemplari di produzione basso adriatica, databili tra la fine del
VII e la prima metà del sec. VIII d.C. Assieme ai contenitori da
trasporto gli scavi hanno rilevato altre classi di ceramica
mediorientale e africana: piatti in sigillata orientale di
probabile fabbricazione egiziana, a motivi geometrici e vegetali
sovraddipinti, e di ambito microasiatico (Pergamo, Dardanelli),
nonché lucerne nordafricane con ornato a matrice (sec. V d.C.),
oltre ai bacini con orlo a listello e parete a fitte costolature,
decorata sulla superficie interna a larghe fasce di colore
rosso-bruno diluito. r pezzi trovano confronti con esemplari dagli
scavi del porto di Classe a Ravenna, dove la forma è attestata
frequentemente: da là forse si dipartivano i movimenti commerciali
verso il bacino lagunare. La presenza di manufatti coevi importati
dalle medesime regioni mette in luce la continuità della funzione
di smistamento commerciale che talune isole assunsero grazie al
collegamento fluviale con alcuni centri di terraferma (Treviso,
Monselice, Verona, Medio e Basso Polesine, Veneto orientale) dove
questi tipi ceramici appaiono particolarmente diffusi.
Numerose sono anche le attestazioni di ceramica di produzione
locale: vasellame da fuoco, lucerne, sia su piede sia a serbatoio
aperto, ed olle, che sono particolarmente diffuse nei contesti
insediativi di Torcello e mostrano confronti espliciti con reperti
dagli scavi di Porto di Classe a Ravenna. |
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LE
FORTIFICAZIONI
La città senza mura
La difesa di Venezia non fu mai affidata ad argini o mura, bensì
ad un sistema di roccaforti erette in punti strategici
d'avvistamento e di controllo delle bocche di porto e della
Laguna. CoN il dominio straniero si verificò un sostanziale
riassetto delle strutture di difesa e si intensificò l'uso della
Laguna a scopi militari, rafforzato ulteriormente
sotto il regno d'Italia dal 1871.
Forte di Sant'Andrea
Nel 140 l fu edificata su quest'isola, allora in mare aperto, una
costruzione di sbarramento nota come Castello di Sant' Andrea.
Insieme al lidense Castello di San Nicolò rivestì per secoli
grande importanza nel controllo degli accessi marittimi alla
Laguna. Nel 1535 Venezia commissionò al veronese Sammicheli la
riedificazione del forte e la sua radicale trasformazione in una
vera e propria macchina fortificata. Da lontano si ammirano i
bastioni rinascimentali del forte, che disponeva di quaranta
cannoniere sugli spalti e altrettanti pezzi d'artiglieria a pelo
d'acqua per bombardare le navi nemiche. L'isola si trova sotto
custodia militare e non è accessibile.
Torre Massimiliana e forte di S. Erasmo
Sant'Erasmo rappresentò nei secoli un'importante baluardo
difensivo. All'estremità sud-occidentale dell'isola si trovano i
resti del forte di S. Erasmo con la Torre massimiliana: il forte
fu costruito dal governo napoleonico dopo il 1797 e gli austriaci
vi aggiunsero la Torre nel 1832. Il suo nome e legato
all'Imperatore Massimilano d'Asburgo, che vi trovò rifugio durante
il moto del 1848. Oggi la possente torre cilindrica giace
abbandonata in mezzo a un campo coltivato.
Le fortificazioni litoranee di Punta Sabbioni
Dall'800 la penisola di Punta Sabbioni è stata fortificata con
opere militari volte al presidio delle bocche di porto e
all'avvistamento dal mare. Gli austriaci per primi munirono la
zona, ma le opere maggiori risalgono alla Grande Guerra. Durante
la II Guerra Mondiale vi si costruirono bunker in cemènto armato
tuttora visibili. Si individuano due tipologie di edifici militari
lungo il canale Pordelio: alte torri quadrate destinate
all'avvistamento verso mare, risalenti alla I Guerra Mondiale, e
costruzioni ampie e basse che ospitarono dopo la Grande Guerra
guarnigioni di fanteria con compiti di presidio. |
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LE ISOLE PERDUTE
Molte delle isole lagunari ora disabitate rappresentarono in
passato un complesso sistema di insediamenti.
Madonna del Monte -Nel 1303 sull'isola, chiamata S. Nicola
della Cavana, fu fondato un convento femminile benedettino,
passato in seguito sotto la giurisdizione del monastero di
S:Caterina di Mazzorbo. Nel 1712 la chiesa fu riedificata e
dedicata alla Vergine del Rosario, e l'isola divenne comunemente
nota con il nome di Monte del Rosario, o Madonna del Monte.
Durante l'800 il complesso religioso venne distrutto e all'inizio
di questo secolo vi fu installata una polveriera. Ciò che rimane
dell'enorme capannone militare giace in stato di abbandono.
Buel del Lovo -Anche nota come forte San Marco, era una
delle nove postazioni artificiali costruite prima della caduta di
Venezia in difesa del territorio lagunare. Ebbe funzioni
difensive, anche sotto la dominazione napoleonica, asburgica e
sotto il Regno d' Italia:'. fino alla I Guerra Mondiale: fu
costantemente rafforzata e ingrandita fino ad assumere la
conformazione di una vera e propria isola.
Sant' Ariano -Insieme alle vicine isole di La Cura e S.
Cristina costituiva un arcipelago densamente popolato e ricco di
chiese e ville, il cui centro principale era rappresentato dalla
scomparsa isola di Costanziaca. Su Sant'Ariano si trovava un
monastero che accolse numerose nobili veneziane. Per l'insalubrità
dell'aria le monache si
trasferirono nel 1439 a Torcello, e gli edifici religiosi
lentamente decaddero. Nel 1565 una porzione dell'isola venne
recintata ed adibita ad ossario: lungo la muraglia di cinta venne
eretta una piccola cappella, la cui porta fu successivamente
murata per impedire il trafugamento delle ossa.
S. Giacomo in Paludo -Dal 1046 fu la sede di un piccolo
ospizio per i pellegrini e i viaggiatori sorpresi da tempeste. Ben
presto mutato in convento femminile cistercense, fu poi affidato a
frati minori conventuali nel corso del sec.. XV. Dismesso il
convento nel 1810, all'inizio del '900 l'isola fu adibito ad usi
militari, e vi furono costruite tre
casematte, Sulla facciata del canale tra Murano Burano resta
un'edicoletta neo-gotica, con bassorilievo raffigurante la Madonna
col Bambino.
Il Lazzaretto Nuovo -Così denominata nel 1458 per
distinguerla dal Lazzaretto Vecchio, vi si ospitavano malati e
merci sospette di contagio: pare che durante la peste del 1576
l'isola arrivasse ad ospitare 10,000 persone. Notevole il
complesso del tezon grando ultimato nel 1562 ed utilizzato come
magazzino per merci in quarantena. Le sue pareti erano costituite
da arcate, ora murate, per consentire un'adeguata aerazione alla
mercanzia. Sotto il dominio napoleonico il complesso venne
destinato a usi militari, e tale rimase a sua funzione fino alla
prima guerra mondiale.
La Certosa -Nota anche con il nome di S. Andrea di Lido,
per la presenza dal 1189 di una chiesa dedicata a S. Andrea,
l'isola prese il suo attuale nome nel 1422 all'arrivo di frati
Certosini provenienti da Firenze. La Certosa ospitava una
pregevole chiesa attribuita a Pietro Lombardo, perduta nell'800,
in cui vollero trovare ultimo riposo alcune tra le più eminenti
personalità veneziane, Le opere d'arte là contenute furono in gran
parte preda di saccheggio: L'isola è ora di proprietà comunale,
Le Vignole -Chiamata in passato Isola delle sette vigne, fu
rinomato luogo di villeggiatura per le popolazioni di Altino prima
e di Venezia poi. Della chiesetta costruita nel VII secolo resta
oggi una cappella dedicata a S. Erosia. L'isola ebbe in secoli
recenti importanti funzioni difensive: fu munita di 40 cannoniere
a pelo d'acqua e collegata con un ponte al forte S, Andrea. È oggi
una delle mete preferite per le escursioni lagunari dei
veneziani. |
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TRASPORTI
Murano - Murano e San Michele sono facilmente
raggiungibili, in pochi minuti. con le circolari cittadine e i
frequenti battelli che partono da Venezia (Fondamenta Nuove).
Burano - Collegamenti frequenti uniscono Venezia e Murano
con Burano. Da Murano i vaporetti partono dal pontile di Murano
Faro ed impiegano circa 40 minuti per raggiungere l'isola dei
merletti. Vaporetti meno frequenti uniscono Burano con Treporti o
con Sant'Erasmo Punta Vela.
Mazzorbo - La fermnata prima di Burano, venendo da Venezia,
è Mazzorbo: scendendo qui si può raggiungere Burano a piedi in
pochi minuti.
Torcello - Frequenti collegamenti uniscono Burano con
Torcello che Costituisce il capolinea delle linee da Venezia.
San Francesco del Deserto - Barconi privati svolgono
servizio di trasporto tra Burano e l'isola. Anche da Sant'Erasmo e
possibile trovare una barca che porti a San Francesco
Vignole - Sant'Erasno - Lazzaretto Nuovo - Una linea
con frequenza oraria unisce Fondamenta Nuove e Murano con le
Vignole Sant' Erasmo facendo capolinea a Treporti
(Lazzaretto Nuovo: fermata a richiesta e solo il alcune fasce
orarie)
Punta Sabbioni - Treporti - Punta Sabbioni Treporti sono
facilmente raggiungibili con le motonavi da Venezia (San Zaccaria)
e dal Lidì di Venezia. Treporti e anche il capolinea delle linee
lagunari che da Venezia Fondamenta Nuove portano a Burano e Sant'Erasmo.
Cavallino - Alcune linee urbane di autobus garantiscono
frequenti collegamenti tra Punta Sabbioni e Treporti con Cà Savio
e Cavallino.
MUSEI
Museo del merletto - Burano, piazza Galoppi, tel. 041730034
Museo Vetrario - Murano, Fondamenta Giustinian 8, tel.
041739586
Museo di Torcello - Torecilo, piazza di Santa Fosca. tel.
041730761 |
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