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Arte e cultura. |  Natura e parchi. |  Umbria mistica.|

 

I sette motivi per cui vale la pena visitare l’Umbria
In Umbria si impara a conoscere il significato della bellezza. È il cuore d’Italia, e non solo per la posizione geografica: il suo patrimonio di meraviglie naturali e artistiche sembra inesauribile. Avventurarsi per le sue strade è un viaggio pieno di sorprese, sospesi continuamente tra i segni di un passato custodito con cura e una vocazione al futuro tutta nuova, che ha risvegliato l’Umbria da un torpore durato secoli (dal Rinascimento in avanti, almeno) riportando alla luce una regione viva e bellissima. Oggi l’Umbria, reinventatasi mondana ma senza strafare, sa offrire al viaggiatore ogni forma di benessere e di stimoli: dallo sport alla cultura, dai musei alla gastronomia, dalle acque ai grandi eventi musicali di richiamo internazionale.
Perché l’Umbria è la terra dell’equilibrio, capace di ricomporre in un affresco unitario mille sfaccettature e mille anime diverse.
Fonde uomo e natura, spiritualità intensa e orgoglio laico. Immersi in un’atmosfera di armonia palpabile, ogni lembo di terra e ogni città hanno la loro identità inconfondibile, frutto di millenni di civiltà che hanno lasciato ovunque densi strati di memorie e di capolavori senza tempo: Umbri, Etruschi e Romani prima; la straordinaria - e sotto molti aspetti rivoluzionaria - stagione del Medioevo e del Rinascimento poi. Parallelamente, l’ingegno contadino ha cesellato pazientemente l’ambiente, bonificando, dissodando e piantando ulivi e vigneti che, oltre a dare vini e oli pregiatissimi, sono diventati il simbolo stesso di questa terra. Punteggiate di borghi medievali ed eremi silenziosi, le colline umbre hanno poco da invidiare ad altre zone magari più note.
Ma in Umbria basta percorrere pochi chilometri per scoprire anche una natura selvaggia, fatta di faggete secolari, grotte profonde, montagne popolate di antiche leggende. L’Umbria poi è ricchissima d’acqua: affiora in sorgenti e laghi montani, scorre nei fiumi scavando impressionanti gole di pietra, si allarga in paludi e invasi artificiali, che qui magicamente si trasformano in oasi naturalistiche. Il Trasimeno, il lento scorrere del Tevere e il salto della cascata delle Marmore sembrano creati apposta per ispirare i poeti e i pittori.
Alla fine del viaggio la certezza trova conferma: l’Umbria, per il bello, ha una vera vocazione.
Arte e cultura.
Viaggio tra splendori architettonici, capolavori di pittura ed eventi culturali
La bellezza dell’Umbria è seducente e spesso ha il fascino della perfezione. Il segreto sta nell’equilibrio invidiabile tra uomo e natura, nell’attaccamento che gli umbri portano da secoli alla loro terra e al loro ricchissimo passato.
Nel Medioevo e nel Rinascimento questa fu una regione pulsante, al centro delle vicende storiche, culturali e religiose italiane. Le città fiorirono in modo straordinario, accumulando un denso patrimonio di meraviglie artistiche. È naturale quindi che proprio i centri urbani richiamino turisti e viaggiatori affamati di bellezza.
Adagiata su un colle dall’andamento irregolare, Perugia è la più grande delle città d’arte umbre. I suoi gioielli sono quasi tutti racchiusi nel nucleo storico, delineato dalle mura etrusche. Piazza IV Novembre è il fulcro: in mezzo è situata la bellissima Fontana Maggiore, simbolo della città, e intorno si ergono la Cattedrale gotica e il magnifico Palazzo dei Priori, con il Collegio del Cambio affrescato dal Perugino e la Galleria Nazionale dell’Umbria piena di capolavori (le sculture di Arnolfo di Cambio e poi opere di Piero della Francesca, Duccio di Buonisegna, Beato Angelico, Pinturicchio...).
Isolata in cima a uno sperone di tufo, Orvieto emana un fascino ineguagliabile che rapisce con la sua bellezza i milioni di turisti che ogni anno visitano la città. La sua fama è legata principalmente al Duomo, uno dei capolavori assoluti del gotico italiano. Splendida la facciata con il rosone e i rilievi opera di Lorenzo Maitani, indimenticabile il Giudizio Universale della Cappella Nuova (o di San Brizio), affrescato da Luca Signorelli. Tra gli edifici pubblici spicca il Palazzo del Popolo, riportato all’antico fasto da un accurato restauro. Molto interessante anche il Pozzo di San Patrizio.
Stretta dentro le sue mura, Assisi è un luogo magico, e il fatto che dal Medioevo ad oggi non sia cambiato praticamente nulla ne ha preservato intatto l’incanto. Non si può rinunciare ad ammirare la Basilica di San Francesco, uno dei luoghi più famosi della cristianità. È composta da due chiese sovrapposte: in quella inferiore, dove si trova la tomba del Santo, si ammirano affreschi di Simone Martini, Cimabue e Lorenzetti; in quella superiore ancora affreschi di Cimabue e soprattutto il ciclo della vita di San Francesco, ventotto riquadri opera di Giotto o da lui supervisionati. La via intitolata al Santo conduce in piazza del Comune, con il Palazzo dei Priori e il Tempio di Minerva. Da vedere anche la Basilica di Santa Chiara, il Duomo di San Rufino e la Rocca Maggiore.
Visitare Gubbio è come fare un viaggio nel tempo. La città, nobile e importante, è disposta a diverse altezze su un versante del Monte Ponte delle Torri (lungo 230 metri e alto 76) regala emozioni forti.
Todi emerge su un colle direttamente dal XIII secolo; è la città natale di Jacopone, mistico poeta delle Laudi. La Piazza del Popolo è una delle più singolari di tutta l’Umbria.
Città di Castello con il maestoso Palazzo Vitelli e Foligno con Palazzo Trinci e gli affreschi di Gentile da Fabriano.
Spello, incastrata su uno sperone del Monte Subasio, densa di vestigia romane; la cappella Baglioni nella chiesa di Santa Maria Maggiore è affrescata dal Pinturicchio. O ancora Narni, con il Duomo e il Palazzo del Podestà, l’antica Trevi appoggiata Ingino ed è percorsa da scalinate e meravigliose vie medievali. Su Piazza Grande si affacciano il Palazzo Pretorio e il bel Palazzo dei Consoli, mentre salendo nella parte più alta della città si incontrano il Duomo gotico e il Palazzo Ducale, esempio di eleganza rinascimentale.
Spoleto è un denso agglomerato di pietra grigia incastonato nel verde. La sua mole severa nasconde scorci affascinanti e molti tesori architettonici. Oltre alla zona che fu del foro romano e ad alcune chiese notevoli, non bisogna mancare il Duomo romanico (XIII secolo), posto a chiusura di una scenografica piazza: la facciata è un capolavoro. Uscendo dal centro, il trecentesco e colossale su un colle, Montefalco con il Museo Civico di San Francesco e gli affreschi di Benozzo Gozzoli, Bevagna con piazza Silvestri, mirabile spaccato di Medioevo.
Ma, al di là delle città più note, ogni comune dell’Umbria riserva splendide sorprese. Chiese, palazzi, musei, sculture, bassorilievi,
affreschi, dipinti che sono parte della storia dell’Umbria.
Un altro itinerario ricco di fascino e leggende è quello che lega idealmente i castelli e le rocche. Nate da esigenze pratiche di difesa, dato il via vai di eserciti che transitavano per l’Umbria, le fortezze si sono inserite perfettamente nel paesaggio delle città e delle campagne e costituiscono un patrimonio straordinario. Tra le più belle spicca il Castello di Alviano, il guardiano della valle del Tevere. Eretto nel tardo XV secolo dal capitano di Ventura Bartolomeo d’Alviano, ha mantenuto nei secoli la sua maestosità. La Rocca di Assisi fu distrutta nel 1198, ricostruita nel XIV secolo e poi sottoposta a modifiche, senza perdere il suo aspetto austero.
Grazie agli ultimi restauri è stata resa accessibile ai turisti e ospita eventi culturali e artistici. Il vasto complesso della Rocca Albornoziana caratterizza la città di Spoleto; intorno si distende il Parco della Rocca. Nell’area del Trasimeno si contano la monumentale Rocca del Leone che domina Castiglione del Lago, la Rocca sull’Isola Polvese e il Castello dei Cavalieri di Malta a Magione: rifatto nel Quattrocento, è un delizioso incastro di mura e torrioni, che all’interno conserva alcuni affreschi del XVI secolo. Città di Castello è protetta dal Castello Bufalini, trasformato nel Cinquecento in una raffinata dimora signorile corredata di dipinti (c’è una “Madonna” del Pinturicchio) e di raffi nati pezzi d’arredamento. A Umbertide sorge la magnifica Rocca, emblema stesso della città e oggi vivace centro di cultura; nei pressi, immersa in un bosco antico, svetta la spettacolare fortezza Civitella Ranieri. Il Castello di Petroia (IX-X secolo), nelle vicinanze di Gubbio, è un incantevole borgo medievale racchiuso da mura. Calata nel paesaggio della Valnerina, la poderosa Rocca di Narni (XIV secolo) è sopravvissuta a più di un assedio e recentemente è stata tirata a lustro dai restauri. Bellissima anche la Pieve del Vescovo di Corciano, una solida fortificazione adattata poi a residenza signorile. Ma per chi ha voglia di castelli la scelta non si esaurisce qui: l’imponente Castellina (XVI secolo) di Norcia, il Castello di Vallingegno di Gubbio, la millenaria Rocca Flea di Gualdo Tadino con l'interessantissimo museo, l’imponente Rocca d’Aries di Pietralunga...
Con un salto in avanti nel tempo si giunge nel secolo dell’arte contemporanea, quando la coesatradizione artistica locale si è ormai sfaldata, ma sa ancora esprimere individualità di tutto rispetto. Tra musei e centri polivalenti, un viaggio in Umbria può dare soddisfazioni anche agli appassionati del Novecento. A Perugia fu attivo un gruppo futurista guidato da Gerardo Dottori, principale esponente dell’aeropittura, costantemente ispirato dalla sua terra. Nel Palazzo della Penna si possono ammirare alcune sue celebri opere, come il Trittico della Velocità; è permanente anche l’esposizione di Joseph Beuys, mentre il resto del museo ospita mostre temporanee. Nel prestigioso Palazzo Lucarini di Trevi si è insediato nel 1992 il Flash Art Museum, che propone mostre temporanee spesso di caratura internazionale. Terni ha due poli di un certo interesse: la sezione contemporanea della Pinacoteca Comunale ‘Orneore Metelli', nel palazzo Gazzoli, con lavori del naïf Metelli e dell’arte cittadina, ma anche di Severini, Chagall, Mirò, Picasso, Kandinsky; e l’area dell’archeologia industriale, una vasta dotazione di fabbriche e impianti dismessi, al centro di un progetto di recupero (ad esempio, lo stabilimento di Papigno è stato convertito a studio cinematografico).
Città di Castello celebra il suo artista più illustre, Alberto Burri, con i ricchi allestimenti della Collezione Burri, suddivisa tra il quattrocentesco Palazzo Albizzini e gli spazi degli Ex Seccatoi del Tabacco Tropicale.
Nella Galleria di Arte Civica Moderna e Contemporanea di Spoleto, all’interno di Palazzo Collicola, sono esposte opere dello scultore Leoncillo, di Mario Ceroli, di Pino Pascali, di Sol Le Witt.
La vita artistica e culturale umbra, inoltre, è animata ogni anno da eventi di enorme richiamo. Su tutti il Festival dei Due Mondi di Spoleto: inaugurato nel 1958, è cresciuto negli anni fino a diventare un appuntamento imperdibile, ricco di grandi nomi del panorama internazionale. Il calendario prevede concerti, opere liriche, prosa, mostre d’arte visiva e danza.
Umbria Jazz
dal 1973 porta a Perugia in estate i migliori interpreti di questo genere, tanto da conquistarsi un posto tra i più importanti festival jazz del mondo. La musica di Jazz Winter, nei giorni a cavallo di Capodanno, riempie le strade di Orvieto ed entra nel Duomo, nel Teatro Mancinelli e nei palazzi storici, trasformando la città in un palcoscenico unico al mondo. Il Todiarte Festival, rassegna di musica, poesia e teatro con ospiti stranieri, ravviva il centro storico di Todi. A Gubbio in estate si svolgono un festival di musica classica e una rassegna di prosa, che può contare sull’atmosfera del teatro romano. Il Festival delle Nazioni di Città di Castello esiste dal 1968: ogni anno ospita una nazione straniera, che presenta al pubblico la propria produzione musicale. Il lago Trasimeno, invece, fa da sfondo alle note del Trasimeno Blues.
Per chi preferisce qualcosa di più tradizionale, ovunque ci sono sagre e rievocazioni storiche che uniscono i piaceri del palato alla memoria delle usanze e del folclore locale.
Meritano di essere ricordati almeno il Palio dei Terzieri di Città della Pieve, con il corteo in costume e gli spettacoli assortiti; l’Infiorata di Spello, che il giorno del Corpus Domini, dopo una notte febbrile di preparativi, decora le strade della città con variopinte composizione floreali; la Corsa all’Anello di Narni, erede della tradizione di un’antica giostra equestre. Spettacolare la sentitissima Corsa dei Ceri di Gubbio: migliaia di persone gremiscono le vie per assistere alla gara fra i tre enormi ceri (400 chili l’uno) trasportati a braccia fino alla Basilica di Sant’Ubaldo. Ad Assisi si svolgono la Festa di San Francesco, celebrata in occasione del giorno della morte del Santo, e la Festa del Calendimaggio, tre giorni di gare e sfide tra i due quartieri della città, la ‘Parte de Sopra’ e la ‘Parte de Sotto’. Il celebre Giostra della Quintana di Foligno, nato nel 1946, riprende una gara a cavallo che ebbe luogo nel Seicento.
Natura e parchi.
Vita e sport nelle aree protette
L’Umbria è solitamente definita ‘il cuore verde d’Italia’, una descrizione semplice e perfetta di cui non si può fare a meno. L’equilibrio straordinario tra natura e attività umane, una buona abitudine tramandata nei secoli e ancora rispettata, ha creato paesaggi di grande suggestione, senza dubbio tra i più belli d’Italia.
Attraversato dagli Appennini, gran parte del territorio è montuoso o collinare. I rilievi hanno composizione calcarea e quindi si prestano alle coreografi e dell’erosione: doline, polle naturali, fiumi, torrenti e laghi impreziosiscono le distese dei boschi, dei pascoli e delle terre coltivate ad arte. Il patrimonio ambientale fortunatamente viene trattato con riguardo. L’Umbria conta diverse aree protette: in ordine “gerarchico”, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, i parchi regionali (di Colfiorito, del Monte Cucco, del Monte Subasio, fluviale del Tevere, del Trasimeno, fluviale del Nera), lo STINA e altre aree più circoscritte, come i Parchi dei Sette Frati e di Villalba, il lago di Alviano (Oasi del WWF) e La Valle (Oasi di Legambiente).
Istituito nel 1993, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini (17.790 ettari a cavallo tra Umbria e Marche) ricopre l’area montuosa dove, secondo la leggenda, si trovava la grotta della Sibilla. È un territorio dal fascino magico, impregnato di leggende e impreziosito da paesi fortificati, torri, chiese e abbazie incastonate nel verde. Qui nasce il Nera, che scava una delle valli più belle di tutti gli Appennini, e qui si trovano le cime più alte della regione, tra cui domina il Vettore (2.476 m). Sul versante occidentale dell’Appennino si apre una spettacolare depressione carsica, i Piani di Castelluccio, formati dal Pian Perduto, dal Pian Grande e dal Pian Piccolo; nei pressi di quest’ultimo si trova la Macchia Cavaliere, una faggeta di enorme valore naturalistico.
La flora del Parco è particolarmente ricca: vasti boschi e 1.800 specie di fiori censite, tra cui la stella alpina dell’Appennino, l’anemone alpino e varie orchidee. Abbonda anche la fauna, che annovera il lupo, l’istrice, il gatto selvatico e rapaci maestosi come l’aquila e il gufo reali. Tra gli animali più rappresentativi si segnalano la vipera dell’Orsini, una specie protetta, e il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo rosso unico al mondo che popola il lago di Pilato. Attraversato da numerosi sentieri, il Parco si presta naturalmente al trekking; stupendo l’itinerario del Grande Anello, 120 chilometri da percorrere in nove giorni lungo tutto il massiccio dei Sibillini. E’ possibile praticare anche altri sport: sci alpinismo, equitazione, mountain bike, deltaplano, parapendio e arrampicate.
Il Parco di Colfiorito (nato nel 1995, 338 ettari) è un vasto altopiano carsico formato da sette conche di laghi prosciugati, cinte di colline dal profile dolce. All’interno di questa estensione si trova la palude omonima, un’area umida di rilevanza internazionale dove prolifera una ricca flora acquatica. È un luogo fantastico per gli amanti del birdwatching grazie all’abbondanza di avifauna. Sulle alture intorno alla piana anticamente sorgevano i castellieri, insediamenti abitativi preistorici tipici dei secoli precedenti l’arrivo dei Romani. Nel Parco è compresa la cima del Monte Orve,
da cui si ammira un paesaggio mozzafiato. Sempre nell’area del Parco si trovano anche i resti della città romana di Plestia.
Il Parco del Monte Cucco (1995) è il paradiso degli sportivi. Si estende per 10480 ettari intorno al Monte (1556 m.), nella zona nord-est dell’Umbria. È caratterizzato da grandiosi fenomeni carsici: grotte sotterranee, valli profonde solcate da fiumi purissimi, fonti sorgive.
Conserva faggete pressoché intatte e ospita l’aquila reale e il lupo, mentre nei corsi d’acqua vive il gambero.
Tra i luoghi di maggior interesse naturalistico ci sono la Forra di Rio Freddo, l’Orrido del Balzo dell’Aquila, l’imponente Corno di Catria, il canyon noto come Valle delle Prigioni e il piano carsico delle Macinare, una meraviglia di prati e faggete. Nelle viscere del massiccio si dipanano per decine di chilometri le Cave Sotterranee di Valdorbia, scavate dall’uomo, mentre la Grotta del Monte Cucco penetra in profondità (fino a oltre 990 metri) per 30 chilometri: è uno dei sistemi carsici più estesi d’Italia. In questa cornice naturale si inseriscono tre borghi, Fossato di Vico, Sigillo e Costacciaro, che con la loro dotazione di mura e torrioni arricchiscono la vista. Il richiamo per gli escursionisti, che possono contare su 120 chilometri di ottimi sentieri, è irresistibile così come per gli appassionati di equitazione, mountain bike, parapendio e deltaplano, torrentismo e sci di fondo (sul Pian delle Macinare). Nella Grotta del Monte Cucco si pratica anche la speleologia; in un ex monastero di Costacciaro ha sede il Centro Escursionistico Naturale Speleologico.
Il Parco del Monte Subasio (1995, 7.442 ettari) è il parco della spiritualità: nel suo territorio sorge Assisi, epicentro mistico dell’Umbria.
La città di Francesco e il monte, il “Monte de Assisio” per antonomasia, hanno allacciato nei secoli un rapporto strettissimo di dipendenza: Assisi ne usava la pietra rosa, i boschi e i pascoli, ridisegnando la fisionomia stessa della natura. La cima (1290 m.) svetta sulla Valle Umbra e fa da cornice anche a Spello e Nocera Umbra. Prevalentemente piatta e solcata da doline, fenditoie e fosse carsiche, è caratterizzata da una grande varietà di ambienti.
I versanti del Subasio sono ricoperti da una fitta vegetazione, come la lecceta in cui è immerso l’Eremo delle Carceri, con il suo impressionante strapiombo, le grotte degli eremiti e il secolare leccio di San Francesco.
Il Parco Fluviale del Tevere (1995, 7.925 ettari) si snoda lungo 50 chilometri di fiume, dal colle di Todi fino all’oasi di Alviano passando attraverso la gola del Forello, le alture di Prodo e Titignano (a breve distanza da Orvieto) e il lago artificiale di Corbara, che ha mutato il paesaggio senza però impoverirne il fascino. Le rive e tutto il territorio adiacente sono disseminati di ruderi e reperti dell’epoca degli Umbri, degli Etruschi e dei Romani, per i quali il Tevere ha rappresentato un’arteria di comunicazione vitale. Il Parco è un vero scavo archeologico a cielo aperto. Nei punti più selvaggi, come ad esempio la gola del Forello, le sponde sono ricoperte di vegetazione rigogliosa e forniscono l’habitat alla poiana, al nibbio reale e allo sparviero. Le acque del lago di Corbara (creato per scopi idroelettrici) pullulano di carpe, anguille e cavedani, che attirano tanto gli uccelli lacustri quanto i pescatori. Lo sbarramento del Tevere nel 1963 ha prodotto, oltre al bacino di Corbara, una conseguenza inaspettata ma felice: 500 ettari di zona umida, palude e acquitrini che sono stati scelti come luogo ideale di riproduzione e di sosta da 150 specie di uccelli acquatici e migratori, con specie rare come le gru e il falco pescatore. È l’Oasi di Alviano gestita dal WWF, che ha allestito due sentieri di visita attrezzati di capanni, passerelle e torri per gli amanti del birdwatching. Il Parco del Tevere si presta a diversi sport: oltre al trekking, all’equitazione e al cicloturismo è possibile praticare canoa, canottaggio e speleologia.
In prossimità del Parco, sulle falde del monte Peglia, si trova l’area protetta dei Sette Frati, 25 ettari di boschi pregevoli da attraversare passeggiando, e da cui si gode una vista fantastica. La Foresta Fossile di Dunarobba, nelle vicinanze di Avigliano è uno dei siti paleontologici tra i più interessanti del mondo e conserva tronchi fossili di oltre due milioni d’anni. Il fenomeno che si può osservare in questo sito si discosta da quello di tutte le altre foreste pietrificate: i tronchi fossili infatti mantengono la loro sostanza originale e conservano la loro posizione eretta.
L’istituzione del Parco del Trasimeno (1995) è di fondamentale importanza per preservare un ambiente naturale delicatissimo, messo a dura prova specialmente dalla pressione del turismo balneare. È stato fatto un buon lavoro: acqua e spiagge sono pulite e molte aree, come le isole e le valli, hanno conservato i loro pregi naturalistici. A colpo d’occhio, il paesaggio è semplicemente incantevole. Il Parco (13.200 ettari) ricopre l’intera superficie del lago di Perugia, il più vasto d’Italia tolti i laghi alpini, e ingloba anche i borghi sulle rive. Nello specchio d’acqua (alto al massimo sette metri) emergono tre isole: la Polvese adattata a parco scientifico, la Maggiore, abitata tutto l’anno, e la Minore. Oltre che per la fauna ittica, gioia della cucina locale, il Trasimeno è importante come luogo di transito degli uccelli migratori, tra cui l’airone, la cicogna e la garzetta.
A San Savino di Magione si trova l’Oasi la Valle, istituita nel 1996 e gestita da Legambiente: si tratta di una vasta zona umida di grande rilevanza, 500 ettari di canneto preziosi per l’avifauna e in particolare per gli uccelli migratori. La struttura organizza visite guidate, anche a bordo di un battello elettrico.
Solcato dai corsi del Nera e del Velino, che affluisce nel primo precipitando nella spettacolare Cascata delle Marmore, il Parco Fluviale del Nera (1995, 2.120 ettari) si merita l’appellativo di “parco delle acque”. La Valnerina offre un paesaggio di enorme fascino: il fiume si incunea tra pareti scoscese, in una gola a tratti verdissima. Gli animali più caratteristici sono il codirossone, il rondone, il merlo acquaiolo, il gatto selvatico, la trota e i gamberi nei torrenti. La Cascata delle Marmore è di antica origine artificiale: furono i Romani a deviare il corso del Velino verso il salto alto 165 metri, creando quella che oggi è un’attrazione turistica di prim’ordine.
Tutta la zona è battuta dal turismo sportivo e in particolare da quello “acquatico”: gli appassionati di kajak, canoa, hydrospeed e rafting, così come quelli dell’arrampicata libera, possono contare su varie strutture dedicate appositamente a loro. Esterno al Parco, a breve distanza dalle Marmore si incontra il Lago di Piediluco, il secondo naturale dell’Umbria per estensione, un piacevole specchio d’acqua contorniato di montagne e casette colorate. Vi si svolgono gare di canottaggio d’importanza mondiale.
Nel lembo centro-occidentale della regione si trova il Parco S.T.I.N.A. (Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale) del monte Peglia-Selva di Meana, di istituzione recente (1999) e gestito dalla Comunità Montana locale. La notevole varietà della flora conta più di mille specie, con perle rare come l’ipocisto rosso (Cytinus ruber). Nella vasta estensione (44.270 ettari) dello STINA sono comprese tre Aree Naturali Protette: la Selva di Meana-Allerona (3.255 ettari di boschi, popolati da tassi e martore), il Bosco della Melonta (1.154 ettari caratterizzati dalle leccete e dal gufo reale) e San Venanzo (126 ettari). Ci sono anche zone di interesse paleontologico: il giacimento preistorico del Monte Peglia, risalente a 700.000 anni fa, e i giacimenti di Fabro e Ficulle, ricchi di fossili. Esterno al Parco, sul confine con la Riserva Naturale del Monte Rufeno in Lazio, c’è l’area protetta di Villalba (25 ettari), fitta di boschi e di fiori preziosi.
Splendide, infine, le Fonti del Clitunno, che si trovano sulla via Flaminia tra Spoleto e Foligno. Dalle fenditure della pietra sgorgano acque cristalline, che si raccolgono formando un piccolo lago e poi si incanalano nel fiume. Le fonti erano sacre ai Romani, che venivano qui ad ascoltare i responsi degli oracoli del dio Clitunno. Furono cantate da Virgilio, Properzio e Plinio il Giovane, e secoli dopo ispirarono Byron, Carducci e Corot. Ancora oggi la visita alle fonti regala le stesse emozioni.
Umbria mistica.
Peregrinando tra i luoghi della fede
Il Medioevo portò con sé un fervore mistico che si propaga ancora oggi, a distanza di centinaia d’anni, ma l’Umbria era già prima pervasa di un profondo spirito religioso.
In epoca romana il dio del fiume Clitunno parlava al suo oracolo, la Sibilla profetizzava nella celebre grotta, Giove poteva godere delle leccete del Monteluco a lui consacrate e Marte era venerato nell’antica Todi. Con l’avvento del cristianesimo, poi, l’Umbria divenne terra di santi, chiese, monasteri e conventi, che fiorirono ovunque e furono fondamentali anche per la vita economica e culturale: la devozione andava di pari passo con l’arte, in una simbiosi che ha trovato nella storia pochi esempi così esaltanti. Si pensi all’Assisi del XIII secolo, uno straordinario laboratorio di fede, architettura e pittura.
Nei secoli precedenti la vita di Francesco, comunque, altri grandi santi avevano sparso i loro semi in queste terre. Su tutti San Benedetto, il ‘patrono dell’Occidente’ nato a Norcia nel 480, che con la sua Regola diede un impulso formidabile alla diffusione del monachesimo. Molto famoso è anche San Valentino, patrono di Terni dove nacque nel 175 e dove il suo corpo martirizzato fu ricondotto dopo la morte. In un’era di intolleranza celebrò il matrimonio tra un legionario pagano e una ragazza cristiana, diventando così il patrono degli innamorati, festeggiato il 14 di febbraio di ogni anno quando nella basilica cittadina si sposano centinaia di coppie. Numerosa anche la schiera delle beate, da Santa Chiara di Assisi a Santa Rita da Cascia, ancora oggi veneratissima.
I luoghi della fede sono pieni di interesse: impossibile raccontarli tutti, ma alcuni bastano per delineare la portata del fenomeno (e ispirare qualche escursione). L’Abbazia di Santa Maria di Sitria è immersa nel parco del Monte Cucco e comprende una bella chiesa romanica. In Valnerina sorge l’Abbazia di Sant’Eutizio, creata nel V secolo dai monaci Siriani che furono i padri spirituali di San Benedetto.
Nei dintorni ci sono le Grotte degli Eremiti da cui parte un sentiero incantevole che conduce fino a Norcia. Nell’Abbazia di San Pietro in Valle (VIII secolo) si ammirano vasti cicli di affreschi romanici, tra i più significativi d’Italia. Circondata da un’antica lecceta, l’Abbazia di Sassovivo (XI secolo) è calata in un paesaggio da favola; oggi ospita la Comunità Jesus Caritas ispirata a Charles de Foucauld. Meritano una citazione l’Eremo camaldolese di Santa Illuminata (XI secolo), che attira i pellegrini grazie alla Grotta di San Francesco, e il trecentesco Monastero fortificato di San Giacomo, che mostra preziosi affreschi del XV secolo. In Umbria esiste anche una fitta rete di santuari mariani, tutti successivi al Medioevo.