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IMOLA (BO):
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Cos’è un oratorio Nella seconda metà del XVI secolo furono numerose le confraternite che decisero la costruzione di un oratorio, un luogo dove i membri potessero riunirsi, dialogare e decidere le opere di carità o di assistenza da svolgere, oltre che naturalmente pregare. L’accesso era consentito ai soli confratelli che avevano posti riservati in stalli lignei posti lungo le pareti del locale, consoni alla preghiera ma anche al dialogo. Nell’oratorio vi era solitamente anche un altare che consentiva al cappellano della confraternita di celebrare funzioni religiose. Anche la confraternita nata come Confraternita della B.V. del Soccorso, già fondatrice della sottostante chiesa di Valverde, decise di costruire un oratorio dedicandolo al santo assunto dal 1589 come titolare della confraternita, il protettore dalla peste san Rocco.
La struttura è di per sé molto semplice: un’aula rettangolare coperta da una volta ribassata le cui pareti poggiano direttamente sulle pareti della chiesa. La policromia e l’ornamentazione in stucco caratterizzano le quattro pareti: lesene ritmano le superfici entro cui si collocano cornici in stucco. Per scongiurare la monotonia, le cornici, disponendosi comunque in maniera simmetrica, presentano forme diverse: alcune sono rettangolari, altre ovali, altre ancora mistilinee. Tutte sono decorate da palmette e da cartigli. La successione di cornici e lesene è unita dagli stalli lignei sottostanti che corrono lungo tre pareti. La finta architettura degli schienali corrisponde all’architettura reale dell’aula: le lesene delle pareti sono richiamate dalle piccole lesene lignee, mentre alle cornici in stucco corrispondono altrettante cornici mistilinee. Si ritrova il finto marmo anche nella decorazione del grande altare in stucco che domina la parete d’ingresso, posto di fronte agli stalli e in corrispondenza dell’altare maggiore della chiesa sottostante. Tele, incisioni, decorazioni in stucco, arredi, dimostrano l’attenzione della Confraternita di S. Rocco verso questo ambiente. La quadreria
1) La concezione di
Maria Gian Andrea Fornioni I danni del tempo e i
lavori di ripristino e restauro Nel 1944 il tetto fu squarciato dall’esplosione di una granata e la sala rimase scoperta fino agli anni ’70. Nel 1983 furono posti tiranti d’acciaio per eliminare i movimenti dei muri perimetrali e furono rifatte le finestre; nel 1992 finalmente si rifece completamente il tetto e la volta venne ricostruita, grazie ad alcune voci autorevoli che si levarono per restaurare l’oratorio e ottenere primi finanziamenti: Andrea Emiliani e Grazie Agostini della Soprintendenza tra tutti. Ma ancora molti lavori restavano da fare, tutto era stato compromesso dal trascorrere del tempo e dalle infiltrazioni d’acqua piovana. I quadri erano provvisoriamente depositati nel Museo Diocesano, dopo essere stati restaurati dalla Diocesi ed esposti nel 1985 nella mostra "Il museo come programma". I lunghi lavori svolti in questi ultimi anni sono stati possibili grazie anche ai contributi erogati da enti pubblici e privati; la parrocchia di Valverde, grazie alla costanza e alla caparbietà del parroco don Antonio Cavina, ha aggiunto quanto mancava per portarli a termine. I lavori, diretti fin dall’inizio dall’architetto Franco Labanti, hanno portato al recupero della struttura e messo in sicurezza e a norma i locali con la realizzazione ex novo della seconda scala, aperta sulla finta porta che già esisteva solo per omaggio evidente al principio della simmetria. Dopo quasi tre secoli dalla sua realizzazione, dopo il disastroso bombardamento e la successiva incuria, i lavori rendono fruibile alla cittadinanza questo superbo esempio dell’arte settecentesca imolese. scheda di Laura Berti Ceroni |