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scopri: Info
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La Mole Antonelliana| |
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Città capoluogo di regione e di provincia del Piemonte (comune 130 km2, 1.000.000 ab., CAP 10100, TEL. 011), posta nella pianura padana, ai piedi della collina di Torino e alla confluenza della Dora Riparia col Po. Quarta città italiana per popolazione, ha avuto due periodi di forte accrescimento, il primo nel 1951 e il secondo nel 1971 a seguito di ondate migratorie dal sud. Importante nodo di comunicazione, è fortemente industrializzata: l’industria automobilistica (FIAT), col relativo indotto, dà il contributo più rilevante; buono sviluppo hanno anche le industrie della gomma, delle materie plastiche, dell’abbigliamento, dolciarie, vetrarie e grafico editoriali. Oltre all’università (1404) sono presenti molte istituzioni, musei e gallerie. I numerosi monumenti risalgono in particolare al periodo del tardo rinascimento, dell’epoca barocca e neoclassica: la cattedrale, il palazzo Reale, il palazzo Madama, il palazzo Carignano e la mole Antonelliana. Notevole importanza hanno il duomo, con la Sacra Sindone, le chiese di San Domenico, della SS. Trinità, di Santa Teresa, del Carmine, con la porta Palatina e il castello del parco del Valentino. Sulla collina omonima sorge la basilica di Superga che ospita le tombe dei Savoia: fu eretta da Amedeo II per celebrare la vittoria del 1706 contro i francesi. La pianta a scacchiera della città rammenta e testimonia in modo evidente le origini romane. Eretta nel I sec. a. C. per volere di Augusto (Augusta Taurinorum) per la sua posizione militarmente strategica, sorse su insediamenti originari dei galli: funse da centro di transito e di comunicazione per le Gallie, finché nel 773 passò sotto la dominazione longobarda e carolingia. Si costituì come Marca di Torino nell’XI sec. sotto la dinastia degli Arduinici fino alla morte di Adelaide (1091) loro ultima erede. Divenne comune nel 1176 in seguito alla alleanza tra vescovo e nobili cittadini e assurse a grande splendore. Nel 1248 subentrarono i Savoia e la città divenne centro principale di importanza militare e amministrativa; fino al XVI sec. dovette subire numerosi tentativi di egemonia francese terminati con la liberazione del 1706 resa possibile da Eugenio di Savoia e Vittorio Amedeo II: storico il sacrificio del patriota Pietro Micca che salvò Torino dall’assedio francese, facendo saltare la galleria di accesso alla città. Annessa alla Francia nel 1798 ritornò definitivamente ai Savoia nel 1814. Capitale del regno di Sardegna fu il centro dei successivi movimenti rivoluzionari. Tra il 1861 e il 1864 fu capitale del regno d’Italia. ^top^ |
Edificio
di estrema importanza sia sotto il profilo dell'originalità strutturale
quanto sotto quello della funzionalità e della flessibilità degli spazi,
attualmente sede del nuovo Museo Nazionale del Cinema, con la sua altezza di
167 m è stata per lungo tempo la costruzione in muratura più alta d'Europa.
Costruzione ardita e geniale dell'architettura ottocentesca, sogno e gloria
dell'architetto Alessandro Antonelli, la Mole incomincia la sua storia nel
1862 quando la comunità ebraica di Torino, acquistato il terreno in Via
Montebello (allora contrada del Cannon d'oro) decide di fare edificare una
Sinagoga per celebrare l'emancipazione concessa da Carlo Alberto. Nel 1863
hanno inizio i lavori, sulla base di un progetto che prevede la costruzione
di una cupola alta 47 metri. L'estroso architetto di Ghemme Novarese aveva
però nel frattempo già modificato il progetto portando l'altezza della
costruzione a m.113; altezza che avrebbe fatto della Sinagoga torinese la
più grande d'Italia e la più alta d'Europa.Dopo varie vicissitudini e dubbi sulla sua stabilità (derivanti dall'arditezza del progetto e da motivi economici), nel 1869 la Comunità ebraica, accorgendosi che si andava troppo oltre il preventivo, abbandonava il finanziamento. I lavori furono sospesi con l'applicazione alla Mole di un tetto provvisorio. L'Antonelli era però deciso a terminare la sua opera e riuscì a convincere nel 1873 la città di Torino a rilevare il cantiere dedicando l'edificio al Re Vittorio Emanuele II. Dopo varie altre peripezie e proposte, l'Antonelli, sostenendo che così come era stata progettata non era degna di tale personaggio convinse il Consiglio Comunale di Torino ad approvare le modifiche per portare la costruzione prima a m.146, poi a m.153 e infine, ai 167 metri definitivi, prevedendo di fissare sulla punta della guglia un genio alato (dai torinesi sempre chiamato l'angelo) alto parecchi metri. Con queste ultime decisioni però le strutture che erano state dimensionate con grande attenzione per il primitivo progetto divennero insufficienti, dando origine a una lunga serie di guai tecnici; l'Antonelli cercava e sceglieva personalmente i materiali per garantire qualità e resistenza ma purtroppo la tecnologia edile del tempo non era all'altezza di questo sogno verticale. Si ebbero così problemi di sovraccarico delle fondazioni e deformazioni della struttura; nell'insieme però la costruzione reggeva bene grazie alle originali intuizioni nel progetto, con l'inserimento di catene di contenimento e uso di materiali particolari, ottenendo resistenze incredibili con pesi molto ridotti; basti pensare che il guscio che forma la cupola, impostata su un quadrato di circa trenta metri di lato e alto circa cinquanta, è formato da due muri distanti meno di due metri e spessi 12 cm. tenuti insieme da tiranti in ferro e da un intreccio di setti e di archi in mattoni; qui passano pure le rampe di scale a zig-zag per l'accesso di servizio alla guglia. Nel 1889 la guglia arrivò infine al termine del suo acrobatico percorso e nell'aprile del 1899 venne issato sulla punta il genio alato dorato. Tuttavia il suo completamento si protrasse ancora per parecchi anni sotto la guida del figlio dell'Antonelli, Costanzo; poi, fra il 1905 e il 1908 l'architetto Annibale Rigotti eseguì le decorazioni all'interno. Con il passare degli anni la struttura ripropose però in modo indilazionabile i suoi problemi e si dovette perciò correre ai ripari per garantirne la sicurezza. Furono interpellati i migliori professionisti del tempo, alla fine prevalse una scelta di sicurezza inserendo delle strutture in cemento armato all'interno della cupola che sicuramente avrebbero fatto inorridire l'Antonelli. Nonostante ciò, gli elementi atmosferici e sismici marcarono pesantemente la vita della Mole: il terremoto del 23 febbraio 1887 danneggiando vari fabbricati di Torino sottopose l'edificio in costruzione ad un severo collaudo e alle relative modifiche di consolidamento; il violento nubifragio dell'11 agosto 1904 abbattè il genio alato, che fu sostituito con la stella (avente diametro fra le punte di circa quattro metri); ma soprattutto un violentissimo nubifragio accompagnato da una furiosa tromba d'aria il 23 maggio 1953: fece precipitare ben 47 metri della guglia. Torino rimase sbigottita ma decise subito la ricostruzione, tanto che nel 1961 la Mole aveva riacquistato l'altezza originaria di 167 metri, conseguita però con una struttura metallica rivestita di pietra. I recenti lavori di ristrutturazione, che hanno consentito di ripristinare e restaurare molti degli elementi originari, hanno permesso di insediare dentro la struttura il nuovo Museo del Cinema, inaugurato il 20 luglio 2000. Il Museo propone, in un allestimento spettacolare, gli oggetti della ricca collezione della Fondazione Maria Adriana Prolo: lanterne magiche, scatole ottiche, fotografie, disegni, bozzetti e molti altri oggetti curiosi, a cui si aggiunge un percorso su 3.200 metri quadrati articolati su cinque livelli: l'Archeologia del Cinema, la Macchina del Cinema, la Collezione dei Manifesti, le Video installazioni e la grande Aula del Tempio. Un ascensore panoramico consente di accedere alla guglia in ogni periodo dell'anno. ^top^ |
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m. s.l.m.) Cinta da uniformi palazzi porticati, costituisce lo spazio urbano
di maggior pregio storico della città, antico limite meridionale del castrum
romano. Negli ultimi anni è stato portato a termine un complesso progetto di
riqualificazione e pedonalizzazione della piazza, iniziato con il restauro
conservativo della facciata di Palazzo Reale, il risanamento della facciata
della Prefettura, la riqualificazione dell'area antistante il Palazzo del
Governo Regionale, dove sono state ripavimentate le banchine pedonali con
creazione di una fontana a scomparsa. Gli interventi si sono estesi anche al
riassetto dei portici della Via Po sino alla piazza Vittorio Veneto. Piazza Castello è il cuore della città dei monumenti, interamente contornata da portici, realizzata con le linee attuali alla fine del '500 su progetto di Ascanio Vitozzi. Essa costituisce è il punto di partenza dello sviluppo cittadino dalla Torino dei Romani alla Torino risorgimentale, ed è la testimonianza della progressiva ascesa e del prestigio acquisito nello scenario europeo dalla Casa reale dei Savoia. Ospita al suo centro Palazzo Madama, il castello medievale ricavato dalle vecchie porte romane e ristrutturato con l'aggiunta della imponente facciata settecentesca dello Juvarra. Dalla Piazza si aprono le grandi direttrici di Via Roma, di Via Pietro Micca, di Via Po (tra le più nobili strade torinesi, esempio rigoroso di sistemazione urbanistica seicentesca) e la pedonale Via Garibaldi (una delle più lunghe d'Europa). Al centro della. piazza, avanti al Castello c'è la statua dell'Alfiere dell'Esercito Sardo, di Vincenzo Vela, che i Milanesi regalarono a Torino nel 1857. Vi si affacciano, partendo da lato nord in senso orario, il Palazzo della Giunta Regionale e la Chiesa di San Lorenzo, opera di Guarino Guarini, chiesa poco appariscente perché senza facciata, ma dotata una splendida cupola e un interno ricchissimo e armonioso, che si può considerare uno dei capolavori del barocco religioso in Europa. Uscendo dalla Chiesa e proseguendo verso Palazzo Reale, si attraversa la cancellata in ghisa del 1841, opera di Pelagio Palagi, che separa piazzetta Reale da piazza Castello; le due statue che fanno la guardia all'ingresso, di Abbondio Sangiorgio, rappresentano i Dioscuri Castore e Polluce a cavallo. In alto a sinistra, al limite occidentale del palazzo si staglia la la cupola barocca della Cappella della S. Sindone, a pianta ottagonale, capolavoro dell'architetto modenese Guarino Guarini, attualmente avvolta dalle impalcature per il restauro dopo l'incendio che la distrusse nella primavera del 1997. Proseguendo lungo il perimetro dell'edificio si riattraversa la cancellata rientrando in piazza; sul frontale della galleria al primo piano, in corrispondenza della 'loggia' d'angolo dei portici si trova una grande lapide dedicata dal Comune di Torino al Re Vittorio Emanuele II nel 1878, che ricorda la proclamazione del Regno d'Italia (1861). La loggia riveste un particolare interesse storico, poiché sempre da questo luogo Re Carlo Alberto aveva concesso lo Statuto Albertino e proclamato, il 23 marzo 1848 la Prima Guerra d'Indipendenza. Gli edifici che si raccordano alla piazza senza soluzione di continuità ospitano l'Armeria reale e la Biblioteca Reale (contenente opere di Leonardo da Vinci), il Palazzo delle Segreterie di Stato (oggi sede della Prefettura), l'Archivio di Stato (in Piazzetta Mollino); e infine il Teatro Regio, dietro cui svetta la guglia della Mole Antonelliana. Sul lato ovest, si trovano alcuni tra i più importanti caffe' storici torinesi e la Galleria Subalpina. Dal 1998, in occasione dell'ostensione della S. Sindone, la piazzetta Reale e la porzione piazza antistante Palazzo Madama, Via Garibaldi e la Prefettura sono divenute completamente pedonali. Un cenno infine ai portici che si diramano dalla piazza: Torino è la grande città dei portici; che si estendono per oltre 16 Km. Da quelli grandi e bellissimi del centro, lastricati in pietra grigia (Via Po) o in marmo (Via Roma), per giungere a quelli più modesti e prettamente funzionali dei quartieri periferici, essi sono una caratteristica architettonica urbana unica per estensione e sviluppo su vie, corsi e piazze, che riparando da pioggia e sole, si prestano al comodo passeggio ed alla sosta nei numerosi caffe' storici, e costituiscono quindi utili e piacevoli punti di agglomerazione sociale. ^top^ |
Grandioso
edificio sorto sull'area dell'antico Palazzo del Vescovo, vittozziano, su
disegno di Carlo di Castellamonte (1658) per ordine di Madama Reale Cristina
di Francia, abbracciato su un lato dall'Armeria Reale e dalla Biblioteca,
facenti parte del grande complesso della zona comando, e sull'altro lato
dallo storico Palazzo del Chiablese. Dal medesimo lato il Palazzo si
congiunge con il Duomo di San Giovanni, affacciato sulla piazza omonima, ed
con la cappella della S. Sindone.Fu sede del governo e della corte reale fino al 1865, data del trasferimento della capitale a Firenze. Dietro la sua lineare facciata (lunga 107 metri), si apre un cortile quadrato da cui si ha una prospettiva della cupola della Cappella della Sindone, seguito da un bellissimo e vasto parco, i Giardini Reali, oggi aperti al pubblico. Per due secoli il Palazzo ebbe migliorie, principalmente per opera degli architetti Amedeo Cognengo di Castellamonte, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, mentre la sistemazione dei giardini fu attuata prima dal Monnet e poi, nel 1697, da La Nòtre; nei giardini la Fontana del Tritone e delle Nereidi è dovuta a Simone Martinez (1750). Gli interni del Palazzo, ove sono rappresentati gli stili barocco, rococò e neoclassico, sono considerati fra i più belli e sontuosi d'Europa; molti ed eccellenti artisti contribuirono a dare splendore alle sale con pregiate statue, marmi, dipinti, affreschi, arazzi, intarsi, bellissimi pavimenti, soffitti, stucchi, tappezzerie, suppellettili varie e collezioni di vasi cinesi. Attraverso lo scalone monumentale ottocentesco si accede al primo piano, al grandioso salone delle Guardie Svizzere e poi ai lussuosi saloni di rappresentanza, alla ricchissima Sala del Trono, alla suggestiva Galleria del Daniel, all'imponente e fastosa sala da ballo, alle camere private dei reali e all'interessante "gabinetto cinese", piccolo ambiente di stile orientale. Notevole, per la sua eleganza architettonica, la "scala a tenaglia", realizzata da Filippo Juvarra (1720), generalmente detta "delle forbici" perché queste sono riprodotte nei candidi stucchi; una curiosità: si crede che l'architetto reale abbia voluto in questo modo rispondere alle critiche malevoli che "tagliandogli i panni addosso" lo consideravano incapace di realizzare in uno spazio così ristretto (metri 10,30 di larghezza) un'opera tanto degna di ammirazione. Interessanti, ma non sempre visitabili, sono degli appartamenti, al piano terreno, di Maria Felicita. Ritornando sui propri passi si riattraversa il cortile e, uscendo dal Palazzo, si vede a sinistra un edificio severo, continuazione del Palazzo Reale. Al piano terreno vi ha sede la Biblioteca Reale, ricchissima di volumi preziosi, a cui mise mano tra gli altri Pelagio Palagi su committenza di Re Carlo Alberto: la sala di lettura rettangolare presenta una volta a botte affrescata a monocromo nel 1841 dai pittori Angelo Moja e Marco Antonio Trefogli con i soggetti delle Scienze, delle Lettere e delle Arti. Importanti le collezioni di manoscritti, codici miniati, incisioni ed oltre 2000 disegni, e soprattutto il fondo, acquistato da Carlo Alberto, che comprende i disegni di Leonardo da Vinci: tra questi, l'Autoritratto e il volto dell'Angelo, preparatorio per la Vergine delle rocce, ora al Louvre; completano la sezione leonardesca, oltre i disegni degli allievi, il codice sul volo degli uccelli. La recente realizzazione di una nuova sala espositiva presso il piano interrato della Biblioteca Reale ha consentito anche l'esposizione al pubblico di questi capolavori. Al piano superiore è l'Armeria Reale, la seconda in Europa, con armi e armature di grande valore, vere opere d'arte. L'armeria è stata aperta al pubblico nel 1837, a seguito di quanto era già stato realizzato nella Galleria del Beaumont dal colonnello Vittorio Seyssel d'Aix, su incarico di Carlo Alberto, per il riordino e la sistemazione delle armi appartenenti ai Savoia. Parte delle armi erano precedentemente in deposito presso gli arsenali di Torino e di Genova, ed altre erano state acquistate nel 1883 dal collezionista e scenografo Alessandro Sanquirico. In seguito si ampliò il percorso museale con la Sala della Rotonda, per ospitare le armi provenienti dall'acquisto della raccolta bresciana dei Martinengo della Fabbrica. Le sale che si presentano oggi al visitatore sono il risultato di due importanti interventi di riordino del 1961 e del 1977, che hanno esteso l'allestimento delle collezioni anche nell'ex Medagliere, progettato da Pelagio Palagi. Nella zona di comando della capitale sei-settecentesca, oltre al Palazzo delle Segreterie - ora sede della Prefettura - inserito nel piano architettonico ideato da Amedeo di Castellamonte, emerge nell'attuale piazzetta Mollino, il progetto di Filippo Juvarra per la luminosa facciata degli ex Archivi di corte - ora Archivio di Stato - voluto nel 1731 dalla cultura archivistica di Vittorio Amedeo II, ove su 70 chilometri di scaffali sono ordinatamente riposti i documenti della storia dei Savoia e dell'Italia. ^top^ |
Questo
Palazzo che troneggia al centro di piazza Castello, a cui indirettamente da
il nome essendo parte integrante dell'antico 'castello' medievale, è
un'antologia di storia e di stili architettonici di epoche diverse. Il
Castello, ampliato nel 1400, costituiva il vecchio nucleo difensivo della
città, ed era a sua volta stato edificato inglobando le due torri
dell'antica porta romana (Porta Decumana, o Praetoria); dietro la
settecentesca facciata barocca passavano infatti le mura che circondavano la
colonia di Augusta Taurinorum per un perimetro di circa 3000 metri.Il fronte verso Via Po conserva ancora l'aspetto medioevale con le sue merlature (ora poco evidenti), mentre la grandiosa facciata ed il corpo verso Via Garibaldi sono dotati di un ricco frontale, opera di Filippo Juvarra (1721), capolavoro di architettura barocca. Molti grandi artisti hanno lavorato a questo edificio i cui interni furono trasformati, già nel 1600, in lussuoso palazzo, soprattutto durante la reggenza (1638-1660) di Maria Cristina d'Orléans, figlia di Enrico IV re di Francia e Maria de' Medici, rimasta vedova giovanissima di Vittorio Amedeo I di Savoia. Il nome di "Madama" attribuito al palazzo risale a quest'epoca, poiché esso era destinato alla madama ('signora' in dialetto torinese). Maria Cristina; per lei Carlo di Castellamonte costruì il Salone degli Svizzeri e le bellissime sale degli appartamenti di gala. Sempre per un altra 'Madama' reale, Giovanna Battista di Savoia Nemours, Filippo Juvarra costruì successivamente la facciata e lo scenografico scalone monumentale, a due rampe simmetriche contrapposte, che danno oggi all'ambiente aspetto maestoso e regale, luminosissimo come tutte le costruzioni juvarriane. Da residenza principesca, nel corso degli anni, il Palazzo divenne poi sede degli organismi istituzionali sabaudi, fino ad ospitare il Senato del Regno di Sardegna dal 1848 al '61 e del Regno d'Italia dal '61 al 1864. Nella sala centrale, Vittorio Emanuele II, il 10 Gennaio 1859, all'apertura del Parlamento Subalpino, pronunciò la famosa frase: "mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi", che suscitò, particolarmente tra gli esuli italiani in Piemonte, un febbrile e commosso entusiasmo. Il Palazzo è sede (attualmente chiusa per ristrutturazione) del Museo Civico di Arte Antica, sorto nel 1863, uno dei più belli ed importanti d'Italia, che si sviluppa in 37 sale con opere di grandi artisti in ricche collezioni di dipinti, sculture, arazzi, arredi d'epoca, vetri e ori antichi, maioliche e porcellane. ^top^ |
Da
Torino centro (10 Km da piazza Castello), costeggiando il fiume Po e poi
inerpicandosi a destra su una strada collinare panoramica, o meglio ancora
servendosi della caratteristica tramvia a cremagliera che dalla Borgata
Sassi si inerpica sulle pendici della collina superando un dislivello di
oltre 400 metri, si arriva al colle di Superga (m. 670, secondo colle per
altezza della collina torinese dopo quello del Faro della Maddalena alt. m.
715), ove si trova l'omonima Basilica.Dal piazzale antistante il tempio si ammira nelle giornate terse un eccezionale panorama su Torino e sulla cerchia delle Alpi, testimoniato nel tempo da personaggi famosi come J.J. Rousseau, Napoleone, Stendhal, Le Corbusier. Dietro la Basilica il panorama si apre verso le colline del Monferrato. La Basilica ha pianta circolare, avanza anteriormente con un solenne pronao sorretto da otto colonne corinzie, cui si accede da una imponente scalinata. La sua edificazione ha una origine singolare: i principi Vittorio Amedeo II ed Eugenio di Savoia, saliti il 2 settembre 1706 sull'alto colle per osservare la posizione dell'esercito franco-spagnolo che da quattro mesi assediava la città, fecero da questo luogo voto alla Madonna delle Grazie per la liberazione di Torino. Tale voto, consistente nell'impegno di far costruire sullo stesso colle un grandioso tempio in caso di vittoria sui francesi, avvenne di fronte alla statua lignea della Madonna, ora conservata nella relativa cappella riproducente esattamente quella demolita per l'erezione della Basilica. Dopo un lavoro di sbancamento immane per quei tempi, finalizzato all'abbassamento della punta del colle di circa 40 metri onde avere così un'ampia spianata per consentire l'impianto del tempio a quota di circa 670 metri, il 20 luglio 1717 veniva iniziata, su progetto del grande architetto Filippo Juvarra, la costruzione della fabbrica della Basilica destinata ad essere inaugurata, ancora incompleta, da Carlo Emanuele III il 5 novembre 1731. L'altezza della Basilica dal suolo alla punta della croce è di 75 metri, la lunghezza interna di 51 i mentre la larghezza è di 34; l'interno conserva ricche cappelle con stucchi, marmi, pregevoli sculture e quadri. L'alta cupola domina il paesaggio circostante tra i due campanili (alti 60 metri) ispirati dal Borromini. Tra le particolarità vi è il fatto che la fabbrica del complesso della Basilica venne orientata sull'asse dello stradone di Francia (ora Corso Francia). Lungo il chiostro interno si incontra la Sala dei Papi con i quadri raffiguranti tutti i pontefici; I sotterranei custodiscono un grandioso mausoleo nel quale sono raccolte le tombe dei sovrani Sabaudi da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto (tranne Carlo Felice sepolto nell'Abbazia di Altacomba) e altri 50 fra principi e principesse, cioè tutti quelli deceduti dopo il 1732. Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, invece fu sepolto nel Pantheon romano. Sul piazzale antistante la Basilica, a destra, sorge il monumento eretto a ricordo del Re Umberto I, assassinato nel 1900 a Monza, opera di Tancredi Pozzi (1902); sulla colonna monolita l'aquila ferita rappresenta la morte del Sovrano. Superga è stata tragica testimone di una grande tragedia moderna: il 4 maggio 1949, l'aereo che riportava in patria la squadra di calcio del Grande Torino, da cinque campionati consecutivi campione d'Italia, di ritorno da una partita a Lisbona, a causa delle avverse condizioni atmosferiche si schiantò contro la base del muraglione posteriore del complesso della Basilica. Morirono nella sciagura 31 persone: tutta la grande squadra granata (titolari e riserve), i sei accompagnatori e l'equipaggio. Una grande lapide ivi collocata ricorda la tragedia. ^top^ |