Home Page -->> www.viaggiemiraggi.net    
 

Friuli - Venezia - Giulia
Magico Carso

 

Per descrivere il Carso triestino è sufficiente affermare che è un territorio unico, senza uguali in Europa, un territorio di fascino e mistero, sospeso tra la fantasia e il mito. E’ sufficiente prestare ascolto alla sua atmosfera fatta di silenzi, di bisbigli e fruscii, di presenze invisibili che paiono doversi materializzare all’improvviso.
Perché su questa terra il passato e il presente sono compenetrati in un tempo che è misurato soltanto dalla nostalgia dei nostri sogni.
Il Carso della Provincia di Trieste è un altopiano calcareo esteso per 130 chilometri quadrati a ridosso della città; esso frana dai colli verso il mare, impaziente di immergersi nelle acque azzurre dell’Adriatico. Chiazzato da oltre una cinquantina di villaggi tra grandi e piccoli, solcato da un’autostrada, ferito da svincoli e strade statali, graffiato da una miriade di sentieri, pare non possa nascondere nulla. Invece basta superare le ultime case di uno dei sui abitati, imboccare un sentiero qualsiasi e percorrerlo per pochi metri, per trovarsi immersi nella Natura rigogliosa, circondati
da arbusti e alberi che nascondono la vista e tolgono ogni senso d’ orientamento. Ma dove porta il sentiero? Bisogna seguirlo perché è un invito troppo prepotente. Il Carso è un insieme di scatole cinesi: quando si apre una se ne scopre un’altra.
Un muricciolo di pietre attesta la mano dell’uomo: delimita un modesto prato che pare un respiro nella vegetazione arborea.
Ma più oltre bianche rocce si ergono come giganti venuti da lontane ere remote per raccontare la storia geologica di questa terra. Più avanti ancora un improvviso scoscendimento coperto dalle chiome degli alberi attira irresistibilmente i passi. Tra le rocce affioranti dal terreno e gli arbusti aggrovigliati si cerca una pista per scendere sul fondo. Nulla vi è di più misterioso sul Carso della dolina. Ve ne sono a centinaia, ognuna diversa dall’altra: dai declivi dolci o dirupati, profonde pochi metri o decine, a volte veri e propri baratri, sprofondati come se una forza immane avesse perforato la superficie di pietra per uscire allo scoperto.
Cosa ci sarà sul fondo? Un praticello un tempo coltivato, un caotico ammasso di pietre, una sterpaglia, un declivio coperto di fiori, pareti di roccia, un pozzo carsico che scende chissà quanto dentro la compagine calcarea o una grotta che spalanca il suo ingresso invitando il passo esitante a entrare o perlomeno ad affacciarsi su quel mondo sconosciuto.
Le cavità carsiche sinora censite ammontano a diverse migliaia e alcune superano i 300 metri di profondità, altre hanno estensioni di chilometri di gallerie e caverne, dove la goccia d’acqua, instancabile artefice, ha costruito palazzi e cattedrali di cristallo, ha rivestito di trine pietrificate le pareti o ha fatto fiorire un esteso prato di steli. Anche il più smaliziato visitatore non mancherà di restare stupito e affascinato visitando la Grotta Gigante, che per le sue enormi dimensioni è la più grande caverna turistica del mondo. E nelle viscere calcaree del Carso scorre il fiume più agognato dagli speleologi: il mitico Timavo, deificato dai Veneti, cantato da Virgilio, che dopo un lungo percorso sotterraneo rivede la luce a San Giovanni di Duino, per dare il benvenuto al visitatore.
A vederlo oggi, il Carso, così verdeggiante non ci si immagina la visione infernale che esso suggeriva un tempo ai suoi visitatori che non esitavano definirlo un orrido di pietra. La pietra lacerata, straziata dall’instancabile lavorio dell’acqua, è sempre presente, però oggi è ingentilita, a volte nascosta dalla vegetazione che a tratti si rinserra in un groviglio denso. Questa è la boscaglia carsica di specie illiriche e centroeuropee. Il Carso vanta una grande diversità e ricchezza di specie arboree e floreali, legate ai differenti ambienti. Le doline, con il loro microclima più umido e
freddo ospitano fiori e piante subalpine e continentali, le stesse che si trovano anche sulle colline dove l’altitudine, che solo in un caso tocca i 670 metri, è esasperata da un gradiente di continentalità che le trasforma in ambienti alpini.
L’aspetto alpino dell’altopiano carsico viene invece rilevato dalla presenza di estese pinete, frutto di un lungo e paziente lavoro di rimboschimento più che centenario. Un ambiente opposto è presente sopra la falesia carsica. Una passeggiata lungo il Sentiero Rilke, tra Sistiana e Duino, consente di ammirare il mare da uno strapiombo di 80 metri di altezza: è la più alta falesia d’Italia. Qui la vegetazione è quella mediterranea, persino nei suoi aspetti di
gariga presente sulle rocce che precipitano nel mare.
Se non sono sufficienti poche ore per conoscere tutti gli aspetti ambientali e naturalistici del Carso, che raccontare della sua storia?
In una cava, presso il Villaggio del Pescatore a Duino, si è portato in luce il più grande e completo dinosauro di tutto il territorio nazionale, e ve ne sono altri che attendono di essere scavati.
La loro presenza fornisce un importante tassello di 80 milioni di anni nella storia geologica dell’alto Adriatico.
Per trovare l’Uomo bisogna attendere sino ai 450.000 anni fa, quando prese a frequentare un riparo di roccia nei pressi di Visogliano, dove vennero scoperti gli avanzi dei suoi pasti, i suoi strumenti e anche denti e parte di una mandibola appartenuti a questi antichi cacciatori. C’è poi un altro vuoto, con glaciazioni e interglaciali, sino a poco meno di 100.000 anni fa quando agli inizi dell’ultimo periodo glaciale compaiono sul Carso gli uomini di Neanderthal che frequentano alcune grotte. Forse sono cacciatori attirati da una selvaggina abbondante con animali di grossa
taglia tra cui primeggia l’orso delle caverne, i cui resti sono stati scoperti a migliaia nelle nostre cavità. Ma perché il Carso sia frequentato da popolazioni più numerose bisogna attendere la fine della glaciazione quando si popola di cacciatori-raccoglitori mesolitici che lasciano gran numero di tracce dei loro bivacchi in una ventina di caverne. Il Carso Triestino sarà anche un importante punto di arrivo e di passaggio per le successive popolazioni di agricoltori di origine orientale, cui seguiranno i pastori eneolitici e infine i guerrieri dell’età dei metalli che costruiscono i primi villaggi sulla cima delle colline, difendendoli con bastioni e mura: i famosi castellieri.
Questo è il filo continuo che si snoda attraverso la preistoria dell’uomo sino alla venuta dei Romani le cui tracce non mancano sul Carso: basta citare due esempi per tutti. Poco distante dalla sorgenti del Timavo, in una cavernetta, è stato scoperto un mitreo quasi intatto, con stele e lapidi. E’ l’unico tempio del dio Mitra scoperto in cavità e conservatosi di tutto il mondo occidentale, essendo gli altri andati distrutti. A oriente, dove l’altopiano si spacca con una faglia profonda 300 metri, c’è una valle chiamata Rosandra dal nome del torrente che vi scorre sul fondo. E’ un
mondo alpino in miniatura, formato da bastioni strapiombanti ed estese sassaie, dove è stata fondata la prima scuola italiana di alpinismo. Anche qui si trova un importante monumento romano, unico in Regione, l’acquedotto del I secolo che convogliava l’acqua del torrente sino alla colonia di Tergeste.
E che dire poi dei suoi castelli, delle vecchie fortificazioni, delle case carsiche di pietra, delle Chiese e dei santuari antichi e recenti come il grande Tempio Mariano che dall’alto della falesia si affaccia sul golfo di Trieste con il suo messaggio di pace e di speranza.
Questo e tanto altro è il Carso della Provincia di Trieste: un modesto territorio cui sono stati dedicati centinaia di studi, pubblicazioni e libri, tanto grande è l’interesse che suscita. È un vero peccato non conoscerlo.

Dante Cannarella (testi tratti dall'opuscolo Magico carso)
DA VEDERE
1 Chiesa di San Giovanni Battista
Chiesa di San Giovanni Battista, detta San Giovanni “in Tuba”. Sorge presso il primo ramo del Fiume Timavo. All’esterno possiamo ammirare la bell’abside gotica ornata da alte finestre; le strutture interne e i frammenti lapidei che si trovano in sacrestia, ci permettono di ricostruire la sua storia. Nel suo interno sono ancora visibili i resti di una basilica paleocristiana.
La visita al sito avviene tutti i giovedì dalle ore 11.00 alle ore 13.00.
Per informazioni presso la Soprintendenza, Palazzo Economo, Piazza Libertà 7 (Trieste) tel. 040/43631 – giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 13.30. Autobus linea 43, 73 (stagionale estiva).
2 Chiesa di San Giovanni
Interno della Chiesa di San Giovanni; nell’abside, dietro l’altare, si vede la zona degli scavi dove sono venute alla luce le vestigia della basilichetta paleocristiana. A sinistra si nota il pavimento musivo del V secolo; alla destra dell’altare, la fossa dove erano custodite le reliquie dei Santi Giovanni Evangelista e Giovanni Apostolo, cui si aggiunsero poi anche quelle dei Santi Stefano, Biagio, Lorenzo e Giorgio.
3 Fiume Timavo
La prima risorgiva si trova nelle immediate vicinanze della Chiesa di San Giovanni; poco lontane la seconda e la terza risorgiva. Nello specchio d’acqua si riflette una ricca vegetazione. Il ramo del fiume si dirige verso la chiusa e il canale artificiale. Autobus linea 43, 73 (stagionale estiva).
4 Fiume Timavo
Seconda risorgiva. La vegetazione rigogliosa non consente di avere una visione completa dei tre rami del fiume.
Per informazioni sulle acque carsiche rivolgersi al Museo Civico di Storia Naturale tel. 040 6758658.
5 Fiume Timavo
Terza risorgiva. Il Timavo è il fiume più corto d’Italia; le sue acque sgorgano dalle tre risorgive, salendo dal profondo del Carso, si uniscono in un solo corso che scorre quieto tra le sponde alberate sino a raggiungere il mare distante due chilometri. Nella terza risorgiva, scavi subacquei hanno comprovato la frequenza del sito sin dal VIII - VII secolo a.C..
6 Stele “Nume Timavo”
Il Timavo è luogo sacro sin dalla preistoria. Accanto alla prima risorgiva del fiume, si trova la lapide dedicata al “Nume Timavo”. Altre lapidi o memorie di storici ricordano i culti di Diomede, Saturno ed Ercole.
Autobus linea 43, 73 (stagionale estiva).
7 Solchi della Strada Romana
Ad un centinaio di metri dalle risorgive del Fiume Timavo (sulla sinistra), si trovano i solchi dell’antica Strada Romana; il campanile della chiesa, visto sullo sfondo, dà un’idea della direzione che la strada prendeva.
Autobus linea 43, 73 (stagionale estiva).
8 La Mansio
A monte delle risorgive del Timavo, c’era la Mansio d’epoca Imperiale. Di là passava la strada proveniente da Aquileia che proseguiva verso Duino e poi lungo il Carso arrivava a Trieste. Nell’edificio, situato nell’interno del parco
dell’Acquedotto G. Randaccio, sono documentate almeno tre fasi costruttive, che vanno dal I secolo a.C. al I secolo d.C. Storici e archeologi identificano in quest’edificio la mansio della Fonte Timavii, celebre stazione di posta che,
secondo la Tabula Peutingeriana, si trovava presso le risorgive.
Per la visita al sito rivolgersi presso la Segreteria Divisione ACQUA-ACEGAS Via Maestri del Lavoro 10 (Trieste) –
tel. 040/7793300. Autobus linea 43, 73 (stagionale estiva).
9 Lupi di Toscana
Il monumento bronzeo ai Lupi di Toscana ricorda il punto raggiunto dai fanti italiani nel giugno 1917 e il sacrificio dei Reggimenti di fanteria 77. e 78. della Brigata Toscana, formati in gran parte da soldati lombardi provenienti dalle
Province di Bergamo, Brescia e Milano. Nel 1938 le associazioni dei reduci posero sulla roccia sovrastante la seconda risorgiva del Timavo questo monumento bronzeo formato da due lupi, a ricordare appunto i “Lupi di Toscana”.
Autobus linea 43, 73 (stagionale estiva).
10 Stele Virgiliana
I versi di Virgilio tratti dal primo libro dell’Eneide e scolpiti sulla roccia calcarea posta sotto i Lupi di Toscana, parlano del Timavo. Essi attestano che nel periodo Romano le bocche erano nove non tre: “Onde con vasto murmure del
monte va qual dirotto mar per nove bocche e risonante allaga le campagne”.
11 Villaggio del Pescatore – Antonio
Verso la fine degli anni’80, alcuni appassionati rinvenivano al Villaggio del Pescatore, presso Duino in provincia di Trieste, alcuni resti fossili affioranti sulla superficie di una serie di calcari laminati (nella foto vediamo l’entrata dello
scavo dove furono rinvenuti i fossili). Le caratteristiche del fossile consentivano agli studiosi di determinare l’appartenenza dell’esemplare al gruppo dei dinosauri. Quest’eccezionale reperto – l’unico fossile di adrosauro (dinosauro dal becco d’anatra) intero e completo che esista al mondo - misura 4 metri di lunghezza e risale a circa 80 milioni d’anni fa.
Informazioni presso la Soprintendenza, Palazzo Economo, Piazza Libertà 7 (Trieste) – tel. 040/43631 – giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 13.30. Autobus linea 43, 73 (Stagionale estiva).
12 L’adrosauro Antonio
Ricostruzione del dinosauro a becco d’anatra, del gruppo degli adrosauri, al quale appartiene Antonio. Si tratta del fossile meglio conservato in Italia, appartenente ad un esemplare di genere e specie nuovi per la scienza (il nome sarà scelto all’atto della pubblicazione ufficiale dei primi risultati degli studi). Ormai sappiamo molte cose di lui, o meglio di lei visto che con ogni probabilità si tratta di una giovane femmina di circa sei anni. Al Museo Civico di Storia
Naturale di Trieste è visitabile una sala dove sono esposti “Antonio” ed altri fossile rinvenuti al Villaggio del Pescatore (Trieste). Orari: 8.30 – 13.30 (lunedì chiuso). Informazioni presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste –
Piazza Hortis 4 – tel. 040/6758658 (seg.)
 
1 Grotta Dio Mitra
Alle falde del Monte Hermada, teatro delle più cruente offensive tra il 1915 e il 1917, si apre una piccola grotta che i legionari Romani, fedeli del Dio Mitra trasformarono in un tempio, utilizzato dalla fine del I° secolo alla metà del V° secolo. E’ questo l’unico Mitreo in una cavità naturale conservatosi in Europa.
Per la visita al sito tutti i giovedì dalle ore 9.00 alle ore 11.00.
Per informazioni presso la Soprintendenza, Palazzo Economo, Piazza Libertà 7 (Trieste) - tel. 040/43631 – giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 13.30. Partenza dalla Stazione Forestale di Duino. Autobus linea 43 (solo feriale), 44 (feriale e festivo), 73 (stagionale estiva).
2 Grotta Dio Mitra
Nell’interno della cavità è posta questa lapide rappresentante Mitra mentre compie il sacrificio del toro; sulla trabeazione di chiusura si legge la dedica: “All’invitto dio Mitra Aulo Tullio Paumniano offre per la sua salute e per quella dei suoi fratelli Tullio Secondo e Tullio Severino”. Ai lati si trovano i banconi, vari cippi e la pietra cubica che fungeva da ara dei sacrifici.
3 Cava Romana
La cava si trova ad Aurisina, resa famosa per la qualità della pietra estratta, con la quale si costruirono edifici importanti, dall’epoca romana sino ai giorni nostri. La Cava Romana ha più di due millenni d’attività e con la sua profondità di 120 metri, è la più grande cava in Europa a cielo aperto.
Autobus linea 39/, 43 (solo feriale), 44 (feriale e festivo), 73 (stagionale estiva).
4 Casa rurale romana
È una costruzione rustica alla periferia del paese di Sistiana, nelle immediate vicinanze della torre piezometrica, appartenente al II° secolo a.C., probabilmente legata all’attività estrattiva della Cava Romana. Negli anni Settanta sono stati scoperti i resti di questo edificio con alcuni vani, per un totale di 170 metri quadrati; è la costruzione romana più antica della nostra provincia.
Sentiero CAI n. 23. Autobus linea 39/, 43 (solo feriale), 44 (feriale e festivo), 73 (stagionale estiva).
5 Scivolo romano
Questo scivolo si trova all’incirca sotto la torre piezometrica e si può vedere a monte della strada Costiera triestina. È d’epoca romana, ed è stato scavato nella roccia per far scivolare i blocchi di pietra estratti dalla cava sino al punto d’imbarco. Sul mare, si notano i resti di un molo di probabile costruzione romana
6 Paese di Ceroglie
Nel paese di Ceroglie, dietro la Chiesetta dedicata ai santi Cirillo e Metodio, si trova la vecchia carrareccia che, aggirando il Monte Ermada, portava al paese di Medeazza e poi al Vallone Goriziano; dopo aver percorso un centinaio di metri, sulla sinistra, inizia il Sentiero 8 per la salita alla vetta, che si raggiungerà dopo circa 1500 metri.
Sentiero CAI n 8. Autobus linea 43.
7 Monte Ermada
La cima del Monte Ermada dov’è posta una baracca militare, è l’unico punto brullo di questo monte. Da quassù, pur essendo in una posizione elevata, si gode solo parzialmente il panorama a causa della fitta vegetazione che nasconde il paesaggio.
8 Grotta del Monte Ermada
Dalla cima del Monte Ermada, si prende un piccolo sentierino marcato con dei segni gialli, che parte dal fianco della baracca: percorrerlo sino ad arrivare in un campo solcato, svoltare a destra e dopo circa un centinaio di metri, in discesa, sempre sulla destra, ritrova l’entrata della galleria artificiale, scavata dai soldati austro-ungarici durante
la Prima Guerra Mondiale, per accedere con sicurezza all’interno della grotta naturale.
9 Grotta del Monte Ermada
Interno della Grotta del Monte Ermada. La scala in cemento porta da un rialzato artificiale sul quale erano sistemate le brandine dei soldati austroungarici. Si notano ancora testimonianze dell’uso della cavità.
10 Sentiero Rilke
L’imbocco del Sentiero Rilke si trova sul margine destro della piazzola che accoglie la sede dell’AIAT di Sistiana. Un cartello lo annuncia e ne illustra il percorso che porta fino al Castello di Duino.
Autobus line 43 (solo feriale), 44 (feriale e festivo), 73 (stagionale estiva).
11 Sentiero Rilke
Il sentiero si sviluppa lungo la sommità della più alta falesia italiana che con i suoi 80 metri strapiomba sul mare. Qui la flora continentale spinge quella mediterranea abbarbicata tenacemente sulle rocce.
12 Breccia ossifera di Visogliano
Una parete rocciosa, alla periferia del paese di Visogliano (Sistiana), offrì protezione a gruppi nomadi di Homo erectus che lo frequentarono durante il Pleistocene Medio. Qui furono trovati i loro rozzi strumenti, gli ossi degli animali di cui si erano cibati e anche i resti dei loro morti (una mandibola e dei denti molari).
Dalla Stazione di Visogliano (direzione Sistiana – prima strada a sinistra). Autobus linea 43 (solo feriale), 44 (feriale e festivo), 73 (stagionale estiva).
 
1 Giardino Botanico Carsiana
Il giardino Botanico Carsiana, è una delle mete preferite dai gitanti e da quanti amano la natura. È sorto nel 1964 su iniziativa d’alcuni appassionati di botanica, che lo creò sull’esempio di Juliana, raccogliendovi le specie vegetali più significative degli ambienti carsici. Sviluppato su una superficie di mezzo ettaro, esso ospita attualmente oltre 1000 specie di piante presenti sul Carso.
Il Giardino è aperto tutti i giorni (lunedì solo su prenotazione per comitive) dal 25 aprile al 15 ottobre dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.00. Sabato, domenica e festivi dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Telefono 040/229573 – fax 02/700433912 – www.carsiana.it - www.triesteincontra.it/carsiana -
Informazioni presso l’ Associazione Guide Naturalistiche “Curiosi di Natura” tel. 040/775253. Autobus linea 46.
2 Castelliere di Slivia
In lontananza si scorgono tra la vegetazione, le macerie di pietre che circondano una bassa collina. Sono i resti del vallo del castelliere di Slivia,. uno dei più poderosi tra i villaggi protostorici del Carso triestino, con un deposito archeologico tra i più ricchi di quei tempi. Questo castelliere fu eretto nella media età del bronzo, intorno al 1400 a.C., ed è stato abitato per quasi tutta l’età del ferro, sino alle soglie della storia.
Sentiero CAI n 47 – (300 metri dal paese di Slivia). Autobus linea 43 (solo feriale).
3 Grotta Pocala
La Grotta Pocala si trova ad un centinaio di metri dalla Strada Statale 202 dopo il cavalcavia ferroviario di Aurisina. Si apre a 134 metri sul livello del mare con una profondità di 34 metri e una lunghezza di 137 metri. Qui vennero alla
luce le tracce dell’uomo di Neanderthal, che vi si rifugiava durante le fasi fredde dell’ultimo periodo glaciale. Oggi l’ingresso è stato chiuso per evitare danni.
Informazioni presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, Piazza Hortis n° 4 - tel.040/6758658 (segreteria).
Sentiero CAI n 47 – (500 metri dal paese di Aurisina centro). Autobus linea 39/, linea 44 e 46.
4 Grotta Pocala
Nel potente deposito d’argilla formatosi sul fondo della Grotta Pocala, furono scoperti migliaia di resti appartenenti all’orso delle caverne, il caratteristico abitatore dell’altopiano durante l’ultima glaciazione e il più gran predatore
di quel periodo.
Per la visita guidata della grotta rivolgersi: ereremote@hotmail.com  3477650191.
Sentiero CAI n 47 – (500 metri dal paese di Aurisina centro). Autobus linea 39/, 44 e 46.
5 Grotta dell’Orso
A Gabrovizza si apre la Grotta dell’Orso, resa famosa perché fu la prima ad essere scavata dagli archeologi. Una mandibola di Orso Speleo le valse il nome.
Sentiero CAI n 19 – (dopo la linea ferroviaria prendere il sentiero di destra). Autobus linea 46.
6 Grotta dell’Orso
Nel suo interno, un muro di contenimento di epoca protostorica è la più antica opera muraria dell’uomo in questo territorio.
7 Grotta Azzurra
Nella periferia del paese di Samatorza, si trova la Grotta Azzurra, resa famosa negli anni sessanta perché è stata la seconda stazione mesolitica scoperta in Italia, e tra le più studiate. Durante la Prima Guerra Mondiale, fu usata come ricovero di truppe austro-ungariche, e come riserva d’acqua potabile, mediante la costruzione di una vasca e di canalizzazioni per la raccolta. Sentiero CAI n 10. Autobus linea 46.
8 Cimitero militare austro-ungarico della Prima Guerra Mondiale
Altre presenze ad Aurisina, testimoniano periodi più recenti ma anche tragici. Il cimitero austroungarico, uno dei tanti del nostro Carso, contiene le spoglie di 1984 soldati caduti nella difesa del Monte Hermada, durante le offensive
italiane del 1917. Sentiero CAI n 47 (da Aurisina), n 32 (dopo il cavalcavia strasale). Autobus linea 39/, 44 e 46.
9 Vedetta S. Slataper
Anche gli eroi italiani sono ricordati sul Carso. A Scipio Slataper è intitolata questa vedetta costruita sulla sommità del Monte San Primo, a Santa Croce, da dove si domina in tutta la sua vastità, il golfo di Trieste. Sentiero CAI n 6.
Autobus linea 39/, 44.
10 Monte San Leonardo “ruderi della chiesetta”
Sul culmine esistono ancora i ruderi di un’antica cappella, dedicata a Leonardo, il vescovo franco, un tempo ritenuto il più miracoloso e quindi molto invocato dai contadini e dalla povera gente cui era chiesto di venire in soccorso. Sentiero CAI n 10 (partenza dal monumento ai caduti). Autobus linea 46.
11 Monte San Leonardo “resti della vedetta”
Sul Monte San Leonardo, una delle più belle cime del Carso triestino, si gode un panorama aperto a 360°, dalle Alpi Giulie al Golfo di Trieste. Ci sono le opere murarie di una vedetta che, per ragioni militari, non è stata mai portata
a termine. Sentiero CAI n 10 (partenza dal monumento ai caduti). Autobus linea 46.
12 Giardino Botanico Carsiana
Sulla strada per Sgonico, si trova la Carsiana, un giardino botanico che ospita molte specie di piante del Carso, qui si può osservare la diversità degli ambienti e dei biotipi vegetali, che rendono unico quest’altipiano dal punto di vista paesaggistico e vegetazionale.
 
1 Casa carsica di Rupingrande
A Rupingrande, un’antica casa carsico-friulana, del XVIII° secolo, è stata trasformata in Museo Etnografico delle arti e tradizioni delle genti carsiche. Qui vediamo il caratteristico focolaio aperto su una piattaforma sovrastato da una
grande cappa, sotto la quale sedevano i membri della famiglia intorno al fuoco per consumare i pasti e riposare. Aperto tutte le domeniche e i giorni festivi dalle ore 11.00 alle ore 12.20, dalle ore 15.00 alle ore 17.00. Autobus linea 42.
2 Casa carsica di Rupingrande
Un particolare della camera nella casa carsica di Rupingrande. Accanto al letto matrimoniale c’è la culla e una cassapanca di fattura artigianale, dove la sposa conservava il suo corredo. Arredi, mobili e suppellettili parlano della vita semplice condotta dai Carsolini sino pochi decenni fa.
3 Zolla di Monrupino “la Jazera”
Nell’economia carsica dei decenni passati, avevano la loro importanza le ghiacciaie. Qui vediamo quella di Zolla di Monrupino, chiamata localmente “Jazera” (ghiacciaia). Ha la forma di una cisterna cilindrica rivestita da una camicia di pietre squadrate dove si ponevano i blocchi di ghiaccio prelevati da un piccolo e poco profondo stagno, per essere conservati a lungo. Autobus linea 42.
4 Zolla di Monrupino “lo stagno”
Accanto alla cisterna, si trova lo stagno artificiale. Anch’esso protetto da opere in muratura e con un fondo reso impermeabile con l’argilla. L’acqua piovana ivi raccolta, durante l’inverno ghiacciava. Il ghiaccio veniva tagliato a blocchi, che erano accatastati nella “Jazera”, poi in estate portati a vendere in città.
5 Stagno di Contovello
Sotto il colle d’arenaria, a contatto con il calcare, si apre come un ridente occhio, il piccolo Laghetto di Contovello. È lo stagno più grande del Carso triestino, e sino ai nostri giorni è stato una preziosa riserva d’acqua per gli abitanti
dei villaggi vicini. Per informazioni sulle acque carsiche rivolgersi al Museo Civico di Storia Naturale tel. 040 6758658.
Autobus linea 42 e 44.
6 Campi solcati di Borgo Grotta Gigante “il fungo”
Borgo Grotta Gigante è famoso per i suoi campi solcati, dove si possono ammirare i migliori esempi del carsismo di superficie. Questo blocco di roccia calcarea chiamato “il fungo”, si è trasformato in seguito alla corrosione dello strato sottostante. Il terreno è di proprietà privata, perciò è preferibile chiedere l’autorizzazione al sig. Franco Reggente tel. 040/225974. Dalla piazzetta di Borgo Grotta Gigante, dopo il cavalcavia ferroviario, prendere il primo sentiero a destra. Autobus linea 42.
7 Campi solcati di Borgo Grotta Gigante “le scannellature”
Sulle rocce, l’acqua piovana, ha scavato dei solchi, le “scannellature”, lungo le quali l’acqua fluisce sino alla base, dove spesso è assorbita da una fessura in cui continua l’azione d’approfondimento della corrosione nello strato calcareo. Il terreno è di proprietà privata, perciò è preferibile chiedere l’autorizzazione al sig.
Franco Reggente tel. 040/225974. Autobus linea 42.
8 Campi solcati di Borgo Grotta Gigante “le vaschette”
Uno dei fenomeni di superficie più caratteristici, sono le vaschette di corrosione, in cui ristagna l’acqua piovana. Queste di Borgo Grotta Gigante, sono le più grandi tra quelle conosciute, perché superano anche i quattro metri di lunghezza e il metro di larghezza. Il terreno è di proprietà privata, perciò è preferibile chiedere l’autorizzazione al sig. Franco Reggente tel. 040/225974. Autobus linea 42.
9 Grotta Gigante
La Grotta Gigante, di cui vediamo l’ingresso, è una delle maggiori attrattive del Carso triestino.
Con i suoi 125 metri di profondità ed un’ampiezza tale da contenere tutta la Basilica di San Pietro, è la più grande cavità turistica del mondo. Famose sono le sue stalagmiti e stalattiti, valorizzate da un’illuminazione di grande effetto visivo. Orari di visita: invernale da novembre a febbraio, marzo e ottobre dalle ore 10.00 alle ore 16.00,
estivo da aprile a settembre dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Per informazioni tel. 040/327312. Autobus linea 42.
10 Castelliere di Rupinpiccolo
A Rupinpiccolo, su una bassa collina, gli scavi hanno riportato in luce i resti delle strutture murarie e le porte di un castelliere della prima età del ferro. Questo è l’unico monumento esistente tra la trentina dei castellieri che sorgevano sul Carso triestino, durante il periodo dei metalli. Qui è ritratto il corridoio che proteggeva la porta principale. Sentiero CAI n 40a. Autobus linea 46.
11 Monte Lanaro
Allo slargo della provinciale, che collega Rupingrande a Rupinpiccolo, al bivio per Sagrado, si trova una stele, di fronte parte un sentiero in salita che conduce alla vetta del Monte Lanaro, dove si trova il cippo del punto trigonometrico e dove, una volta, sorgeva una baracca militare. Sentiero CAI n 5a.
12 Monte Orsario
Dalla strada che da Monrupino porta a Fernetti, dopo circa 1 chilometro, sulla sinistra, inizia il sentiero che conduce alla vetta del Monte Orsario. Tra le cime che chiudono a settentrione il nostro altopiano, questa è certamente una
delle più belle. Sulla vetta troviamo i ruderi dei depositi militari costruiti sopra un tumulo preistorico e il cippo confinario con la Slovenia. Sentiero CAI n 43.
 
1 Dolina di Percedol
La dolina di Percedol, è una delle più frequentate dai gitanti, anche perché ospita sul fondo uno dei maggiori stagni con una ricca fauna acquatica. La sua presenza unita a quella di un’interessante vegetazione, ha convinto le autorità a dare alla Dolina di Percedol la qualifica di Riserva Naturale protetta. Per informazioni sulle acque carsiche rivolgersi al Museo Civico di Storia Naturale tel. 040 6758658. Autobus linea 42.
2 Cisterna di Ovçjak
La mancanza d’acqua di superficie ha indotto la popolazione carsica, a creare cisterne artificiali, ora in disuso. Questa è la cisterna della Conca Romana d’Opicina (vicino alla centrale elettrica), fatta nel 1836: con un diametro di 12 metri è la più grande del genere. È frequentata da molti anfibi (rane, rospi e tritoni). Autobus linea 42.
3 Monte Grisa il “Tempio Mariano”
Sopra la Napoleonica, sul ciglione del Monte Grisa, incombe la bianca mole del Tempio Mariano. Consacrato nel 1966, è il tempio di tutte le diocesi italiane cui accorrono migliaia di pellegrini per pregare davanti alla statua della Madonna di Fatima cui la chiesa è dedicata. Autobus linea 42. (foto: archivio Edizioni Fenice)
4 La Strada Napoleonica
Nel 1821 erano avviati i lavori per aprire una strada che collegasse Prosecco ad Opicina, ma le difficoltà e le ingenti spese, fecero sospendere l’opera. Rimase un largo taglio nella roccia, mentre il percorso proseguì con un sentiero
chiamato “Strada Napoleonica”, passeggiata preferita dai triestini. Autobus linea 42.
5 Torrioni di Monrupino
Sulla sella di Monrupino, si ergono dei torrioni, alti 7 – 8 metri. Sono i testimoni di Paleosuoli, uno dei più interessanti fenomeni del carsismo di superficie, diventati monumenti naturali, quindi tutelati dalla Legge Regionale.
Autobus linea 42.
6 Grotta di Trebiciano
È una delle più importanti grotte del Carso triestino. Si trova ad un paio di chilometri dal paese di Trebiciano. L’accesso alla cavità è chiusa da una botola di ferro.
Informazioni per la visita alla grotta presso la Società Adriatica d i Speleologia – www.sastrieste.it -
Alla fine del paese di Trebiciano prendere la strada che conduce alla vecchia discarica. Autobus linea 39 e 39/.
7 Grotta di Trebiciano
Uno speleologo sta scendendo una delle scale fisse che armano i pozzi interni della grotta.
8 Grotta di Trebiciano
La grotta con i suoi 329 metri di profondità era considerata sino ad un decennio fa, la più profonda del Carso triestino. Alla fine dei pozzi interni, nella grande caverna, raggiunta nel 1841, c’era un fiume che scorreva. Si era così
aperta la prima finestra sul misterioso corso sotterraneo del Timavo.
9 Castelliere di Monrupino
La porta del castelliere di Monrupino messa in luce con gli scavi degli anni sessanta, era chiusa da un bastione, come in altri castellieri. Autobus linea 42.
10 Santuario di Monrupino
Il castelliere di Monrupino, con circa 1500 metri di cinta, è il più vasto del Carso triestino, ed uno dei più muniti. Il vallo esterno abbraccia una collina che culmina a 421 metri di quota, sulla quale ora sorge l’antico Santuario della
Madonna: una chiesa fortificata che risale ad epoca medievale. Autobus linea 42.
11 Casa carsica-mediterranea di Monrupino
La chiesa e gli altri edifici sulla cima, sono rinserrati dai muri del “Tabor”, una rozza fortezza,  costruita dopo il 1470 per la difesa contro le bande Mussulmane. La casa parrocchiale e la scuola, risalgono al XVI. secolo e le loro mura esterne poggiano direttamente su quelle del Tabor.
12 Resti del Tabor di Monrupino
Questa casa carsica-mediterranea, monocellulare, a piano rialzato e tetto di lastre di calcare, è una delle più antiche del Carso triestino. Il muro settentrionale poggia su un fortilizio di cui si vedono l’angolo e il tratto della torre del Tabor.
 
1 Parco “Globojner” (Monte Spaccato)
Gli ultimo brandelli dei boschi a pino nero che appartengono alle grandi opere di rimboschimento iniziate sul Carso triestino dal 1870. L’autostrada e gli svincoli stradali, hanno notevolmente assottigliato le pinete. In questa zona c’è anche l’Area di Ricerca.
2 Colonna della “Chiusa” di Cattinara
Alla Chiusa di Cattinara, che segnava il confine tra il Comune di Trieste e quello di San Giuseppe, si trova questo cippo confinario eretto nel 1816. Esso è costituito da una colonna completata da una lapide che porta scolpita la fuga della Sacra Famiglia. Autobus linea 22, 23, 25 (feriale), 37, 48 e 49/.
3 Particella Sperimentale del Bosco Bazzoni
Nel cuore del Bosco Bazzoni (Basovizza), si trova una Particella Sperimentale, con una grande varietà d’essenze arboree ed arbustive, che da diversi anni il Gruppo Speleologico San Giusto di Trieste, cura a scopo didattico. Qui si vede l’ingresso.
Informazioni per visite guidate alla Particella: Gruppo Speleologico San Giusto, Via Udine 34 (Trieste) – telefono e fax 040/422106. Autobus linea 39 (fermata di Basovizza) – percorso a piedi da Basovizza verso la Foiba.
4 Particella Sperimentale del Bosco Bazzoni
Nell’interno della Particella, si trova anche una caverna, la Grotta Nera, che ha avuto diverse vicende, da lebbrosario (Grotta dei Lebbrosi), a cavità d’interesse archeologico (Grotta delle Selci), infine a deposito di munizioni (Grotta
Nera). Oggi è diventata un centro didattico.
5 Foiba di Basovizza
Nella landa di Basovizza, si apre l’orifizio di una miniera, aperta nel 1904, per cercare carbone fossile. Profonda 256 metri, alla fine del Secondo Conflitto Mondiale, fu utilizzata oltre che per gettare residui bellici anche i corpi
di elementi politici e militari, in massima parte Italiani. La Foiba di Basovizza, è stata chiusa e, nel 1992, dichiarata Monumento Nazionale. Autobus linea 39 (fermata di Basovizza).
6 Centro Didattico di Basovizza
Nel paese di Basovizza, l’antico vivaio del Corpo Forestale è stato recentemente trasformato in un Centro Didattico Naturalistico, dove le scolaresche hanno la possibilità di conoscere gli alberi del Carso e il loro aspetto economico.
Nelle immediate vicinanze del Centro Didattico è in fase di preparazione un sentiero naturalistico per non vedenti.
Informazioni per la visita al Centro presso l’Ispettorato Dipartimentale delle Foreste di Trieste, Via Monte San Gabriele 35 (Trieste) – tel. 040/51245 – 040/55096 – fax 040/568480. Autobus linea 39 (fermata di Basovizza).
7 Vedetta di San Lorenzo
Sulla dorsale del Monte Stena, si trova la Vedetta di San Lorenzo (paese di San Lorenzo), che domina tutta la Val Rosandra e la Piana di San Dorligo della Valle (Dolina), sino al Golfo di Muggia, con uno degli squarci panoramici più
belli che si possono godere dall’altopiano carsico.
8 Chiesetta di San Lorenzo
San Lorenzo è una modesta frazione di poche case. Questa chiesetta, con campanile a vela, al cui interno il santo è riprodotto su un paliotto di legno dipinto, di fattura antica, compare in documenti del Quattrocento.
9 Stagno di Gropada
A Gropada si trova questo piccolo ma importante stagno, uno dei pochi ancora rimasti quale abbeveratoio per le mucche. Pur ricoperto dal ninfee, ospita una ricca fauna d’anfibi (rane, rospi, tritoni) e qualche biscia d’acqua (natrice dal collare). Autobus linea 39.
10 Stagno di Draga Santa Elia
Accanto alla Ghiacciaia (Jazera) c’è un grande stagno alimentato dalle acque che scendono dai due versanti della valle. Sullo sfondo si scorge la lunga e brulla dorsale calcarea del Monte Stena.
Per informazioni sulle acque carsiche rivolgersi al Museo Civico di Storia Naturale tel. 040 6758658.
Partenza dal paese di Draga Santa Elia. Autobus linea 51 (solo giorni feriale).
11 “Jazera” di Draga Santa Elia
Nella zona di San Lorenzo – Draga Santa Elia, ci sono numerose ghiacciaie (Jazere), favorite dagli stagni naturali formatisi in una valle in parte coperta da “Flysch”, il quale consente il ristagno dell’acqua. Questa ghiacciaia è una
delle più grandi tra quelle rimaste in questa zona.
12 Vedetta Alice
La Vedetta Alice. Posta in vetta al Parco “Globojner” (Monte Spaccato), domina Trieste e il suo Golfo da circa 450 metri di quota, e offre uno dei più suggestivi panorami anche verso l’interno del territorio carsico. Sentiero n 18.
 
1 La cascata
La Val Rosandra si chiude a contatto dell’arenaria con una faglia calcarea traversa, che ha favorito il formarsi di una cascata alta una trentina di metri. Essa è una delle attrattive della Valle stessa. Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso il paese di Botazzo).
2 Grotta delle Gallerie
Sopra il paese di Botazzo, sotto un’alta parete rocciosa, si apre la Grotta delle Gallerie, interessante dal punto di vista speleologica e archeologica. È la più famosa e indagata caverna del Carso triestino, con un deposito ricco di manufatti dal Neolitico al Bronzo, purtroppo devastato da troppi scavi da parte di ricercatori abusivi, incompetenti e privi di scrupoli. Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso il paese di Botazzo).
3 Antro di Bagnoli
Ai piedi del Monte Carso (paese di Bagnoli della Rosandra), si apre, con una fessura, l’Antro di Bagnoli, dal quale sgorga una sorgente le cui acque alimentano il Torrente Rosandra; esse provengono da un complesso d’inghiottitoi che si trovano sul soprastante altopiano calcareo (Altopiano Becca Occisla – Beka Ocizla Slovenia). Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli).
4 Antro di Bagnoli
Interno dell’Antro di Bagnoli. Si notano le pareti levigate dall’azione dell’acqua e la forma triangolare dell’entrata chiusa dal muro.
5 Acquedotto Romano della Val Rosandra
Sul fondo della Valle, sono ancora visibili i resti dell’acquedotto Romano che prelevava l’acqua del Torrente Rosandra e con una condotta di oltre 12 chilometri, la trasportava alla Tergeste romana del I. secolo. È una delle più importanti
testimonianze archeologiche della nostra Regione. Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli,
a piedi verso Botazzo).
6 Torrente Rosandra
Il Torrente Rosandra è l’unica acqua di superficie del Carso triestino. Si considera l’incrocio tra il Rio Griza e il Rio Botazzo il suo inizio posto sotto il ponte presso Botazzo. Scorre sul fondo della sinclinale dove ha scavato e inciso forre prima di arrivare alla piana alluvionale di Bagnoli, attraverso la quale raggiunge il mare nel Golfo di Trieste. Per informazioni sulle acque carsiche rivolgersi al Museo Civico di Storia Naturale tel. 040/6758658.
Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso Botazzo).
7 Chiesetta di Santa Maria in Siaris
Sotto il Crinale, ma alta sulla Valle, si trova la piccola chiesetta di Santa Maria in Siaris, una rustica costruzione che ha subito molti restauri e che è menzionata in documenti del XIII. secolo. Secondo una leggenda, questa chiesa, è stata costruita per ordine di Carlo Magno, ed è comunque una delle più antiche di tutto il territorio. Vi si celebrano particolari ricorrenze. Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso Botazzo).
8 Cippo “Emilio Comici”
Sulla sommità del Crinale, è stato eretto un cippo per onorare la memoria del grande alpinista triestino Emilio Comici e con lui tutti gli alpinisti caduti in montagna. Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso Botazzo).
9 Rifugio “Mario Premuda”
All’imbocco della Val Rosandra (Bagnoli superiore), si trova il Rifugio “Premuda” a 80 metri d’altitudine, nacque la prima scuola di roccia del C.A.I., che ebbe tra i suoi istruttori, Emilio Comici. Ancora oggi, gli alpinisti triestini, vengono in Valle per allenarsi sulle brevi ma impegnative pareti di roccia. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso Botazzo).
10 Il paese di Botazzo
Sul fondo della Valle, sui primi terreni arenacei, si trova una piccola frazione di poche case: Botazzo, citata in un documento del XV. secolo. Troviamo ancora i ruderi di uno dei grandi mulini situati lungo il corso del Rosandra. Sentiero CAI n 13. Autobus linea 40, 41 e 49/ (fermata di Bagnoli, a piedi verso Botazzo).
11 Vedetta di Moccò
Sotto i ruderi del Castello di Moccò, si trova questa Vedetta, che offre una bella visione sulla parte meridionale del solco della Val Rosandra e sui versanti pietrosi del Monte Carso. Autobus linea 41 e 49/.
12 Ruderi del Castello di Moccò
All’imbocco della Val Rosandra, sull’altura di Moccò, nel corso del XII. secolo, fu eretto un fortilizio trasformato nel corso dei secoli nel più importante e strategico castello di tutta questa Regione. Nel 1511 si verificò un terribile
terremoto che fece crollare alcune torri cittadine e probabilmente indebolì anche le strutture del castello di Moccò, tenuto dai Veneziani. Questo spiega la facilità con cui il 3 ottobre 1511 l’esercito imperiale, guidato da Nicolò Rauber
e dal vescovo Pietro Bonomo, lo espugnò. Pochi giorni dopo, su consiglio del vescovo, i Triestini lo rasero al suolo.
Autobus linea 41 e 49/.