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MESSICO

STORIA

Le origini della civiltà maya si possono far risalire al 1000 a. C., mentre quella degli olmechi risale al 1500-300 a. C. Solo verso il 250 d. C. e fino al 950 si ha il vero periodo di fioritura della civiltà (periodo classico, civiltà di Teotihuacan, degli Zapotechi con capitale Monte Alban, poi Mitla). Ai maya seguono i toltechi con la loro capitale Tula, distrutta dai Chichimechi nel 1168. Si susseguono le egemonie dei mixtechi, dei totonachi e degli huaxtechi. Nel XIV sec. si ha l’ultima ondata di invasori chichimechi da cui derivano gli aztechi, che fondano (1325 o 1345) Tenochtitlan.
Nel 1519 Cortés distrugge l’impero azteco e diventa governatore della Nuova Spagna (1522). Gli indiani sono decimati dalle epidemie e dai lavori forzati. La dominazione spagnola è accompagnata da una conversione massiccia al cattolicesimo e nei secc. XVII e XVIII il Messico si arricchisce con lo sfruttamento delle miniere di argento e contemporaneamente si sviluppano l’agricoltura e l’allevamento.
Il 16 settembre 1810 dalla regione di Guanayauto partì la rivolta degli indios guidata dal sacerdote Miguel Hidalgo y Castilla. La rivoluzione si estese al paese e gli insorti riuscirono a installare un governo provvisorio a Guadalajara, dove Hidalgo rivendicò l’indipendenza del Messico, oltre all’abolizione della schiavitù. La lotta per l’indipendenza subì un brusco arresto quando la rivolta perse il suo capo, fucilato nell’agosto del 1811, ma riprese nelle regioni meridionali del paese, sotto la guida di José Maria Morelos. L’indipendenza del Messico fu nuovamente proclamata a Chilancingo nel novembre del 1813, assieme alla ratifica della costituzione repubblicana. Gli spagnoli domarono la rivolta solo alla fine del 1815, quando riuscirono a catturare e fucilare Morelos. Rimanevano solo delle frange di guerriglieri irriducibili, capeggiati da Vicente Guerriero. In seguito la lotta per l’indipendenza fu condotta dall’aristocrazia creola, e il 25 febbraio 1821 fu concluso un accordo tra il generale Iturbide e Vicente Guerriero (piano Iguala). Nell’agosto dello stesso anno, l’ultimo viceré della Spagna, Juan O’Donoju riconobbe l’indipendenza del Messico.
Augustin de Iturbide diventa imperatore (1822). Nel 1823 dopo l’abdicazione di quest’ultimo, il generale Santa Ana instaura la repubblica (costituzione del 1824). Padrone effettivo del paese, Santa Ana è l’arbitro della lotta tra conservatori centralisti e liberali federalisti. Nel 1836 il Texas si stacca dal paese e diventa una repubblica indipendente e dopo la guerra con gli Stati Uniti (1846-1848) il Messico perde la California, il Nuovo Messico e l’Arizona.
Nel 1861 il liberale Benito Juárez diventa presidente della Repubblica, ma la Francia interviene in Messico e crea un impero cattolico a favore di Massimiliano d’Austria (1864). Abbandonato dalle truppe francesi, Massimiliano è fucilato per ordine di Juárez e viene ripristinata la repubblica. Il paese entra in un periodo di instabilità politica costante, sino a quando nel 1876 il generale Porfirio Diaz s’impadronisce del potere e governa in modo autoritario fino al 1911. Egli pacifica il paese e modernizza l’economia facendo appello ai capitali stranieri.
Nel 1911 Diaz è rovesciato da Francisco Madero, assassinato nel 1913. Il tentativo controrivoluzionario del generale Victoriano Huerta provoca l’intervento militare degli Stati Uniti. Fra il 1914 e il 1917 la guerra civile devasta il paese. I costituzionalisti, guidati da Venustiano Carranza e Alvaro Obregon, la vincono, sostenuti da Pancho Villa (1915), mentre al sud si estende la rivoluzione agraria di Emiliano Zapata. Nel 1917 Carranza impone una costituzione socialista e centralizzatrice. Nel 1920 viene assassinato da Obregon, che gli succede alla presidenza. I vari presidenti (Lazario Cardenas, Avila Camacho, Miguel Aleman, Ruiz Cortines, Lopez Mateos, Diaz Ordaz) che si susseguono devono fare i conti con un’economia spesso in crisi e gravemente arretrata.
Nel 1970 Luis Echeverria sceglie una linea politica democratica e la scoperta di immense riserve petrolifere consente una breve ripresa. Nel 1982 Miguel De la Madrid è eletto presidente della repubblica e Carlos Salinas de Gortari (1988) prosegue la politica di modernizzazione portata avanti dai suoi predecessori. Nel 1994 mentre viene instaurata la zona di libero scambio, creata con gli Stati Uniti e il Canada nel 1992, scoppia una rivolta dei paesi indiani nello stato del Chiapas. Ernesto Zedillo è eletto alla presidenza della repubblica. Dal momento della sua nomina, deve far fronte a una grave crisi finanziaria.