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Nel 1500 Pedro Alvares Cabral
scopre il Brasile, che diventa possedimento portoghese. I tentativi
(1532-1560) di insediamento dei francesi terminano con la vittoria dei
portoghesi. Fra il 1624 e il 1654 attirati dalla ricchezza di zucchero del
paese, gli olandesi occupano le coste brasiliane prima di essere respinti in
mare. Fra il 1720 e il 1770 la ricerca dell’oro provoca la creazione del
Brasile interno, dominato dai meticci, che lasciano la costa ai bianchi. Si
sviluppano le grandi piantagioni (coltivazioni del cotone, del cacao e del
tabacco), che garantiscono il rinnovamento economico del paese. Nel 1775 la
schiavitù indiana viene abolita e si fa sempre più ricorso alla mano d’opera
nera. Nel 1808 la famiglia reale portoghese, in fuga di fronte alle armate
napoleoniche, si rifugia a Rio de Janeiro. Nel 1815 Giovanni VI innalza il
Brasile al rango di regno.
Sotto Pietro I (1822-1831) e Pietro II (1831-1889), il Brasile, impero
indipendente, conosce un notevole sviluppo demografico (immigrazione) ed
economico (caffè, ferrovie); le sue frontiere vengono ridefinite dopo la
guerra contro il Paraguay. L’abolizione della schiavitù dei neri irrita
l’aristocrazia fondiaria (1888).
Nel 1889 Pietro II viene deposto dall’esercito, che proclama una repubblica
federalista. La realtà del potere appartiene tuttavia alle oligarchie che
possiedono la terra e gli uomini. La coltivazione del caffè resta
predominante, garantendo la prosperità, ma si sviluppa anche la produzione
di frumento e caucciù. Nel 1917 il Brasile dichiara guerra alla Germania.
Nel 1930 la crisi economica porta alla caduta del regime; Getulio Vargas
sale al potere e nel 1937 diventa dittatore per sei anni. Nel 1942 la
partecipazione del Brasile alla seconda guerra mondiale a fianco degli
Alleati facilita lo sviluppo economico del paese. Nel 1945 il presidente
Vargas viene deposto dai militari, ma nel 1950 è rieletto presidente.
L’opposizione, legata agli interessi stranieri, lo costringe al suicidio
(1954).
Fra il 1956 e il 1964 si succedono vari governi riformisti, sotto
l’influenza delle società multinazionali. Nel 1960 Brasilia diventa la
capitale del Brasile. Nel 1964 a seguito di un colpo di stato militare,
salgono al potere i generali (Castello Branco, Costa e Silva, Medici, Geisel,
Figueiredo). L’economia nazionale è ampiamente subordinata al dominio
nordamericano.
Nel 1985 i civili ritornano al potere. Il presidente José Sarney (1985-1990)
e il suo successore, Fernando Collor de Mello (eletto nel dicembre 1989, per
la prima volta con suffragio universale), devono far fronte a una situazione
economica e finanziaria particolarmente difficile. Nel 1992 accusato di
corruzione, F. Collor de Mello, sospeso dalle sue funzioni, è costretto alle
dimissioni. Il vicepresidente Itamar Franco garantisce la transizione, alla
guida dello stato. Nel 1995 Fernando Henrique Cardoso diventa presidente
della repubblica. |